Il decoro smarrito nel pasticciaccio brutto di Corso del Popolo
di AMAR
Mi sia consentito di aggiungere qualche altra considerazione al già scritto sul fatto del giorno, a Terni. Quasi, quasi notizia di cronaca nera. In qualità di antico cittadino ternano e altrettanto antico eletto dal popolo nel Consiglio comunale, sono rimasto intensamente colpito da quanto accaduto nella sede onorevole della massima Istituzione locale. Dove si dovrebbe lavorare per dare le migliori soluzioni ai problemi della città. Che purtroppo sono molti e pesano sul disagio.
Ho trattato, giorni addietro, la questione degradante dei rumori molesti. L’atmosfera ternana ne è piena e le cacofonie di rilevante sonorità. C’è un altro rumore che invece non s’ode più da tempo remoto: il rumore della politica, del fare politica in modo responsabile e produttivo, il rumore del confronto nobilitato dalla cultura. E’ cessato persino il rumore del contestare che è naturale nel mondo giovanile e il rumore della partecipazione popolare. Alle armi della democrazia qualcuno vuole porre il silenziatore. Terni sembra diventata muta, una comunità ridotta all’anonimato. I partiti, soggetti essenziali dello sviluppo dialettico, sono fuori scena. Quanto accaduto l’altro giorno meritava la promozione di un pubblico dibattito. Ed una riprovazione popolare. Invece, nell’agorà, Silenzio! Che genera mostri.

Abbiamo fatto pena
Perciò, accade di dover assistere a sceneggiate sbalorditive nell’Aula consiliare alla quale abbiamo affidato il governo della collettività. Immagini che hanno fatto il giro d’Italia. Altra volta, noi ternani fummo famosi. Quando il Presidente della ”Ternanas calcio” invitò i tifosi a mangiare gratis allo stadio. Allora facemmo ridere, questa volta abbiamo fatto pena. Quanto accaduto a Palazzo Spada proibisce di riavvicinare i cittadini alla collaborazione nel definire gli atti amministrativi. E confina nell’ostracismo le componenti produttive che svolgono lo strategico compito di elevare i livelli economici e l’occupazione-
L’attrazione irrefrenabile al protagonismo
Gli episodi di bassa lega, visti e criticamente stigmatizzati, fanno perdere all’Ente locale autorevolezza e fiducia. Occorre offrire messaggi seri e comportamenti equilibrati, altrimenti la deriva ci travolgerà. Terni, nella sua storia recente, ha scritto pagine di operoso sacrificio nelle grandi fabbriche. Sacrificio che non può subire squalifiche per colpa di esibizionisti per vocazione. Sembra prevalere, in qualcuno che conta, una attrazione al protagonismo a tutti i costi. Pure al costo di porre il nome di Terni alla berlina. In Municipio, durante il trascorso quinquennio – dal punto di vista della mediocrità – c’era una padella con olio infuocato e noi ci stavamo dentro. Adesso siamo caduti nella brace rovente.
Il D’Annunzio senza poesia
Massimo Gramellini, affabulatore di fine intelletto, l’ha presa così: “Con il Sindaco di Terni Stefano Bandecchi, si è entrati in una nuova era. Avanza una specie inedita di statista che minaccia un oppositore in Consiglio comunale di fargli volare via i denti dalla bocca e subito dopo si avventa contro un altro. La notizia eversiva del Bandecchi è che, dopo averci dormito sopra, lui si rifiuta di chiedere scusa e che rifarebbe tutto daccapo. Nella prosa perentoria di questo D’Annunzio senza poesia, ogni residua forma di pudore è bandita per sempre.”
La testimonianza di sicura incompatibilità
Dai giorni successivi alle ultime elezioni, si sta valutando, a norma di legge, la compatibilità all’incarico del Primo cittadino. Sono stati sollevati alcuni aspetti ostativi individuati nella proprietà della squadra rosso verde e di una Università privata. Entrambi gli ostacoli poi apparentemente rimossi. Ora, è intervenuta una testimonianza nuova: il pasticciaccio brutto e rozzo di Palazzo Spada. Quanto accaduto costituisce fattore decisivo di sicura incompatibilità per il Signor Sindaco. Altro che affitto dello stadio o gestione anomala di privato Ateneo! Non si tratta soltanto di una caduta di stile. Qui si tratta sicuramente di antidemocrazia.





