Close Menu
  • Home
  • Attualità
  • Cronaca
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
    • Musica
    • Arte
    • Teatro
    • Libri
  • Opinioni
  • Salute
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube
  • Perugia
    • Corciano
  • Terni
    • Amelia
      • Lugnano in Teverina
    • Narni
    • Acquasparta
  • Foligno
    • Spello
    • Trevi
    • Montefalco
    • Bevagna
    • Nocera Umbra
  • Assisi
    • Bastia Umbra
    • Cannara
  • Città di Castello
    • San Giustino
    • Umbertide
    • Montone
  • Gubbio
    • Gualdo Tadino
  • Orvieto
  • Spoleto
  • Valnerina
    • Norcia
    • Cascia
  • Todi
    • Marsciano
    • Deruta
    • Collazzone
    • Massa Martana
  • Trasimeno
    • Castiglione del Lago
    • Città della Pieve
    • Magione
    • Panicale
    • Passignano sul Trasimeno
    • Piegaro
    • Tuoro sul Trasimeno
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube
Quotidiano Dell'UmbriaQuotidiano Dell'Umbria
Login
  • Home
  • Attualità
  • Cronaca

    Tentativo di rapina in centro storico a Perugia: cresce la preoccupazione dei commercianti

    Dicembre 5, 2025

    Corciano, furto con destrezza nel parcheggio di un supermercato: tre giovani rintracciati e denunciati

    Dicembre 5, 2025

    Bambino di 11 anni investito a Spoleto: è ricoverato in terapia intensiva, indagini sulla dinamica

    Dicembre 5, 2025

    Perugia, donna aggredita in via Settevalli: arrestato un 24enne per violenza sessuale e lesioni

    Dicembre 5, 2025

    Perugia, denunciato un 25enne per ricettazione

    Dicembre 4, 2025
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
    • Musica
    • Arte
    • Teatro
    • Libri
  • Opinioni
  • Salute
Facebook X (Twitter) Instagram YouTube
Quotidiano Dell'UmbriaQuotidiano Dell'Umbria
Home » Quei “9 mila giorni” nel ricordo di Alberto Provantini
Opinioni

Quei “9 mila giorni” nel ricordo di Alberto Provantini

admin06 Mins Read
 
 
 

Una straordinaria intervista che si “affaccia” sulla storia dell’Umbria

di Adriano Marinensi

Incontrai, come altre volte, Alberto Provantini lungo Corso Tacito, a Terni. Era malato da tempo di tumore, ma l’aspetto non tradiva affatto la grave minaccia alla salute. Nel salutarmi, con la solita facezia, mi disse: “Non ti avvicinare troppo, perché sono radioattivo. Mi stanno curando al massimo, ma io so come andrà a finire”. Andò a finire il 24 gennaio 2014. Furono queste ultime parole a darmi il segno del coraggio e della grande capacità dell’Amico Alberto, di interpretare le vicende della vita; pure quelle personali e tragiche. Lui che le tante vissute dalla gente dell’Umbria le aveva attraversate, pure nella temperie, da protagonista. Deputato, Assessore regionale, Presidente dell’Amministrazione provinciale di Terni e ottimo collega giornalista.

Certo, la mia biblioteca personale che, in casa, riempie più di uno scaffale, andrebbe riordinata. Così non potrà più accadere di ritrovare, soltanto casualmente, libri di notevole interesse come quello dal titolo Quei 9 mila giorni, contenente, tra l’altro, una interessante e complessa intervista proprio a Provantini, curata da Sauro Mazzilli, per le Edizioni Thyrus. Avverte Mazzilli che non si tratta di un libro di storia, quanto invece di “una riflessione sul passato per affrontare meglio i problemi aperti e le questioni future”. La cronistoria del Provantini politico fa quasi parte della cronaca, tanto è recente. Ma lui, nell’argomentare, parte dal tratto di esistenza, sbiadita ormai nella memoria degli umbri. Allora, la miseria e le angosce del tempo di guerra, le macerie dei bombardamenti, che rimasero a lungo per le strade, e io vidi con gli occhi meno fanciulli dei suoi.

I sacrifici della ricostruzione di Terni, fatti, quasi con eroismo civile, dalle “risorte” Istituzioni locali, ad opera dei principali partiti popolari e dal senso di appartenenza di migliaia di cittadini. Lo spirito unitario spezzato dai licenziamenti della lunga notte del ’53, il dramma della disperazione quando 2700 lavoratori persero il posto e si attivarono, in questa parte dell’Umbria, processi di disgregazione economica e sociale.

Ricorda Provantini le povertà della sua infanzia, quando si mangiavano spesso li frascarelli, “mischiando acqua, farina e qualche goccio d’olio”. Si parla dunque e si fa il ritratto fedele di “masse di uomini, passati per epoche diverse, che hanno vissuto le ansie della Liberazione, che sono state l’avanguardia del confronto decisivo per affermare i grandi valori della pace, della giustizia, del diritto al lavoro e alla vita.”

Il tram che passava dinnanzi a casa sua, in Viale Brin, carico di lavoratori. E molti altri “sulle biciclette con le gomme piene, senza camera d’aria”. Poi, la prima festa del 1° Maggio e del Cantamaggio al Palazzone, ch’era pieno zeppo di famiglie proletarie. L’inizio e la crudezza delle lotte operaie, animate da passione politica e spirito di servizio. “Fu allora – aggiunge – che cominciai a tenere per Coppi, il Torino e il P.C.I.: erano per me i simboli del riscatto”.

E l’episodio traumatico del dopoguerra. I licenziamenti – sostiene Provantini – “rappresentarono il costo che la fabbrica e la città pagarono per la riconversione da industria di guerra a industria di pace”. Furono ugualmente un dramma. Parla anche dell’accordo sindacale, costretto a privilegiare l’aspetto sociale di fronte alle dimensioni dissestanti del provvedimento. Che prevedeva “la maggiorazione sulle liquidazioni di 220 mila lire, l’aggiunta di 200 lire al giorno per i corsi di riqualificazione e l’indennità di licenziamento stabilita in 40 mila lire.” Quindi l’osservazione: “Sorprende come, non nel verbale di accordo, ma in una dichiarazione allegata (di sole 20 righe) si parli della parte relativa agli aspetti produttivi dell’Acciaieria.” Evidentemente, il problema delle tante famiglie che avevano di fronte lo spettro disgraziato della miseria, fece da bussola. Scusate questa mia citazione personale. Sentii parlare di un portalettere che consegnava le “raccomandate” ai licenziati e piangendo diceva: “Non è colpa mia!”

La questione occupazionale veniva da lontano e Provantini la sintetizza in numeri parlanti: “Nel 1942, la Soc.Terni impiegava 26.544 lavoratori e, nel 1953, dopo quel taglio, la forza lavoro s’era ridotta a 10.718 unità,” E il processo di caduta non si fermò li, perché “si scese ai 6.000 del 1964.” La vicenda traumatica di inizio anni ’50, a suo giudizio, ebbe pure l’effetto indotto di rinsaldare da un lato le solidarietà tra la classe operaia e dall’altro, “pose fine al grande sforzo unitario che aveva caratterizzato il periodo della ricostruzione.”

C’è notizia, nell’intervista, di un Convegno, precedente al ’53, organizzato dal Consiglio di gestione dell’Acciaieria dove venne fatta “l’analisi della situazione siderurgica da parte del sindacato” e sul Piano Sinigaglia (che pesò come un macigno sulla Soc. Terni, n.d.a.). Il giudizio: “La fabbricazione dell’acciaio con il ciclo integrale, rappresenta indubbiamente un notevole progresso tecnico. Tuttavia – per la sua impostazione politica, per i presupposti di carattere economico – presenta prospettive gravissime per l’economia locale.” Fu preveggente il sindacato in quanto la politica nuova in campo siderurgico stravolse Terni e i territori limitrofi. E la Soc. Terni – sottolinea Provantini – “non avvierà la riconversione, ma licenzierà, con la drammatica ferita del ’53.”

Per la Soc. Terni – la domanda di Mazzilli che chiude il capitolo – “c’era una proposta, una indicazione, una linea?” Risposta: “C’erano delle intuizioni, quella della unitarietà del Gruppo e dello sviluppo delle seconde lavorazioni. Cominciava allora ad essere avviato un processo che, negli anni ’60, avrebbe portato ad una serie di operazioni: Dalla nazionalizzazione del settore elettrico, alla costituzione, con gli americani della United Steel, della Terninoss e, via, via, agli investimenti in settori nuovi come l’inossidabile.”

Ho limitato l’attenzione sulla parte di storia centrata sui licenziamenti del 1952 – 53, perché la trattazione di Provantini abbraccia una serie di eventi narrati con dovizia di dati e osservazioni puntuali, non riassumibili in un articolo. Vi emerge comunque un tratto personale rilevante della sua vita pubblica, non di rado prevalente su quella privata.

Si coglie molta parte del suo pensiero politico strettamente coordinato con l’azione. In maniera sempre coerente e, se necessario, con l’impeto verace della ternanità. D’altro canto, nelle mie intenzioni, c’era il desiderio di esprimere un ricordo dell’Amico e del Personaggio positivo, presente, per lungo tempo, sulla scena dello sviluppo democratico dell’Umbria e del Paese.

Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
Previous ArticleFabrizio Falcioni, 58 anni, muore in incidente stradale
Next Article Sicurezza, l’assessore Merli: daremo il Taser alla Polizia Municipale
  • Articoli recenti
  • I più letti
10.0

A Perugia nasce “L’arte che cura”: i ceramisti di Deruta al servizio del Chianelli

Dicembre 5, 2025
10.0

Tentativo di rapina in centro storico a Perugia: cresce la preoccupazione dei commercianti

Dicembre 5, 2025
10.0

Grifo Latte taglia il prezzo alle stalle: cresce il malcontento tra gli allevatori umbri

Dicembre 5, 2025

Narni, su il sipario sul Festival delle Arti del Medioevo

Agosto 30, 2022

L’Associazione MCL di Castiglione dona pannolini alla Pediatria di Perugia

Agosto 30, 2022

Al Bosco di San Francesco la IX edizione della Giornata del Panorama FAI

Agosto 30, 2022
  • Opinioni
NaN

Assolto dopo 16 anni per errore d’identità: fine di un incubo giudiziario a Perugia

Ottobre 16, 2025
10.0

Le parole strane e il loro significato incerto

Agosto 13, 2025
10.0

Le atomiche sganciate sul Giappone non hanno insegnato nulla all’umanità

Agosto 7, 2025

Il suicidio imposto al Feldmaresciallo Rommel, la “Volpe del deserto”

Giugno 25, 2025
In primo piano

Perugia e Terni in piazza per Gaza: studenti, lavoratori e sindacati chiedono il cessate il fuoco

Cronaca Settembre 22, 2025

Dall’Umbria un segnale di pace: accordo per accogliere famiglie provenienti da Gaza

Perugia Settembre 10, 2025

Dall’orrore di Gaza alle cure in Umbria: a Perugia accolto un bambino palestinese ferito

Perugia Agosto 14, 2025
Archivio mensile
RSS Film e serie TV
  • Timothée Chalamet, chi sono per lui i tre più grandi attori? Azzarda una classifica, ma non dimentica l'amico DiCaprio
    Messo alle strette in un "gioco pericoloso", Timothée Chalamet accetta di dire chi siano per lui tre miti assoluti della recitazione. Anche non inserendo però Leonardo DiCaprio, lo cita comunque per un'altra ragione. E iniziò a recitare per via di Heath Ledger nel Cavaliere Oscuro, dopotutto.
  • Cime tempestose, la regista vuole che questo film sia "il Titanic di questa generazione"
    Margot Robbie ha rivelato le speranze della regista in merito al prossimo adattamento di Cime Tempestose.
About
About

SMARTMAG

Facebook X (Twitter) Instagram YouTube
Galleria immagini
Privacy Policy
Privacy Policy
Cookie Policy
Cookie Policy
© 2025 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.
  • Home
  • Contatti

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

Sign In or Register

Welcome Back!

Login to your account below.

Lost password?