La vegetazione arborea preserva la nostra salute e il territorio
di Adriano Marinensi
Un sistema economico e sociale (pure una Amministrazione comunale) che abbia visioni lungimiranti, deve inserire, tra le priorità d’azione, il rapporto fraterno con la natura. La cultura ambientale in posizione di preminenza. Tra le categorie che meritano questa vicinanza affettiva ci sono le foreste, i boschi, gli alberi, il verde. Un patrimonio che va tutelato e incrementato perché è prezioso per l’incarico affidatogli all’atto della Creazione. In primis, il contrasto al cambiamento climatico e all’inquinamento atmosferico.
Di recente, da un pulpito molto alto, è venuta la predica: Il Segretario Generale dell’O.N.U. ha detto che sono rimasti due anni per risanare l’ambiente sul nostro Pianeta. Dopo sarà troppo tardi. Molti i problemi da risolvere, altrettanti gli strumenti per operare. Per esempio, fare una alleanza strategica con gli alberi. E prima ancora dell’alleanza, sottoscrivere il trattato di pace per porre fine alla guerra che, da molte parti, è stata loro dichiarata dai “profeti” del cemento armato.
In questo settore, risulta fondamentale la salvaguardia dell’esistente e l’ampliamento delle superfici alberate e boschive. Non vi è più tempo per le attese e ancor meno per i ritardi. La scienza ammonisce: Senza le foreste, i boschi, gli alberi non si potrebbe vivere sulla Terra. La loro funzione di ricambio e fotosintesi aiuta a combattere il riscaldamento mondiale, favorisce l’assorbimento dell’anidride carbonica, bonifica l’aria che respiriamo.
C’è una data che occorre evidenziare sul calendario: è il 21 novembre, la festa degli alberi, i più importanti “esseri viventi” cresciuti sulla Terra. Festa grande, perché senza questo amico dell’uomo (l’albero, appunto), non potremmo resistere manco un giorno. La vegetazione arborea preserva il nostro benessere soprattutto in città, dove l’atmosfera, per molteplici cause, è diventata pesante ed ha urgente bisogno d’essere bonificata.
Gli alberi forniscono ossigeno e rappresentano un anello importante nella catena alimentare, fornendoci notevoli quantità di frutta.Con le radici, favoriscono il contrasto al dissesto idrogeologico, oggi purtroppo una calamità causata dagli sbarramenti di edilizia intensiva. La vegetazione d’alto fusto arricchisce l’aspetto estetico urbano se usata come elemento di arredo.
In generale, si può scrivere che gli alberi regalano all’uomo una pluralità di servizi primari, compresa la schermatura antirumore e l’ausilio alla depurazione idrica. Difendono la biodiversità dando rifugio alla fauna selvatica, attenuano l’azione del sole facendo da “ombrello”, con rami e foglie, contrastano l’essiccamento del terreno. Il bosco litoraneo vieta al mare l’erosione delle coste. La vegetazione secondaria aiuta le api, tornate utilmente all’attenzione, per la loro attività nel settore della riproduzione e della bioeconomia.
Un ruolo di rilievo lo svolgono le megaforeste. Gli ecologisti ne hanno indicate cinque, cioè: 1) L’Amazzonia, che occupa quasi l’intero Brasile, con propaggini in Colombia e Perù; 2) la Taiga, enorme riserva vegetale tra la Russia e la Scandinavia; 3) il Nord America, tra il Canada e l’Alaska; 4) il Bacino del fiume Congo, nell’Africa centrale; 5) la Foresta pluviale in Nuova Guinea, con il suo enorme patrimonio di flora e fauna.
Una rilevanza particolare spetta al Rio delle Amazzoni, il principale corso d’acqua del mondo che attraversa l’omonima foresta e, all’interno di essa, svolge una azione di equilibrio ecologico. Nasce sulle Ande e sfocia nell’Atlantico, dopo un percorso di quasi 7.000 km che tocca sette Stati dell’America del Sud. Vanta il primato mondiale della portata idrica e del bacino sul quale incide.
Queste straordinarie entità naturali (foreste, boschi) meritano un riguardo speciale che ne garantisca la massima salvaguardia. Sono polmoni ecologici che esercitano influenze positive sulle condizioni ambientali. Qualsiasi intervento di deforestazione rappresenta attentato alla salute ed alla sopravvivenza di tutti gli esseri viventi. E’ la cosiddetta natura incontaminata: non conosce asfalto, binari ferroviari, linee elettriche, fabbriche pesanti, insediamenti urbani-
Dunque l’albero è quasi, quasi creatura sociale, in qualunque condizione esso si trovi sulla Terra. Il beneficio è addirittura di sostegno alla nostra salute (non soltanto fisica) ed eleva la qualità della vita nei territori urbanizzati. Che hanno necessità primaria di polmoni verdi che respirino e depurino. Per quanto qui esposto succintamente, prende forma l’obbligo politico sovranazionale e il dovere amministrativo locale di incrementare la presenza della vegetazione d’alto fusto. Così dovrebbe essere tranne che a Terni (l’ho già scritto più volte e continuerò a scriverlo) dove, nell’ultimo decennio, è stato realizzato un programma di interventi alla boscaiola che ha raso al suolo centinaia di pini giganti, in maniera indiscriminata, a viali interi. Vilipendio vandalico al territorio, al creato e al Creatore!
Pensiero intorno ad una “tranvata” elettorale
Le elezioni dell’8 e 9 giugno pare abbiano dato un risultato deludente al signor Sindaco di Terni. Pur considerando la differente dimensione politica e geografica tra consultazioni europee e comunali, il calo dei consensi è stato vistoso. Quasi al limite della “tranvata”. Il voto popolare, in qualunque modo espresso, rappresenta sempre un giudizio e le “bocciature” sollecitano doverose riflessioni. I ternani forse hanno ritenuto che errare humanum est e, ad un anno data, sono rinsaviti. Facendo naufragare il passaggio rapido del loro Primo cittadino da Palazzo Spada a Palazzo Donini, a Palazzo Chigi. Quell’1,84% conseguito a livello regionale, esprime il rovescio di una narrazione. Totò lo avrebbe definito una “fetecchia”. Nel gioco dei Palazzi (Spada, Donini e Chigi) come in quello dell’oca, (zoppa) siamo tornati indietro di molte caselle. E, a proposito dell’intervista delle parolacce (la Repubblica), l’Italia non ha alcun bisogno di un nuovo duce.
P. S. Il generale Roberto Vannacci ha conquistato, nella nostra regione, una barca di preferenze. L’Umbria che menava vanto per essere terra di Santi e Santuari, adesso è diventata anche patria di frenastenici elettorali.










