Il mio trascorso, le (dimesse) speranze future e l’ultima stazione
di Adriano Marinensi
Quando l’età vetusta ti cattura il pensiero, eccolo il film della vita vissuta scorrere d’innanzi nel barlume dei ricordi. Talvolta vaga il pensiero lontano: oltre una moglie, due figli e due nipoti orsono. Un figlio divenuto anziano ultrasessantenne, un nipote giovanotto ultratrentenne. E la “ghirba” quotidiana s’è fatta come prestabilita. Corre sul binario a senso unico, gli anni veloci quanto i vagoni del treno, di seguito, tutti uniti e uguali. Poi, i mesi, i giorni (il progresso dell’uguale) e il treno che si ferma all’ultima stazione e non riparte più.
Io, speriamo che me la cavo ancora per un po’. Oppure, come dice Paola Cortellesi nel recente film, ci sia ancora (per me) domani, dopodomani e domani l’altro. Allora ti viene l’uzzolo di prendere carta e penna per fissare la memoria. Facile per me, molto meno per chi dovrà leggerla. Se questo incomodo qualcuno mostrerà di sopportare, lo ringrazio in anticipo.
Dal principio, dunque. Eccomi, nella tenera età, a Serra Brunamonti, dalle parti di Gubbio, per fare compagnia alla zia maestra, mandata lassù, in aperta campagna, a rivelare l’abbecedario ai figli dei mezzadri. L’aula didattica dentro casa, sopra l’aia del bifolco. I mezzadri, così chiamati perché facevano “ai mezzi” del raccolto (la fatica no) con il padrone della terra. Insegnamento unico ai campagnoli, molti dei quali, in periodi di pioggia, arrivavano alla soglia del sapere, con le scarpe in mano per salvarle dalle zacchere. Tutte braccia rubate all’agricoltura.
Un anno scolastico a Serra e cinque a Penna in Teverina – la Penna, come la chiamavano i suoi abitanti – pochi chilometri oltre Amelia, dove frequentai le elementari. Ancora sconosciuto, lungo le strade solcate dalle ruote dei carri agricoli, il tormento del motore a scoppio, tranne quello della corriera, due volte la settimana. Intanto, ero diventato balilla moschettiere. Le “medie” a Terni. Anzi, la prima classe, perché s’era fatto già il tempo di guerra e le scuole chiuse nel timore dei bombardamenti. Che arrivarono appena dopo e me li presi tutti, dormendo spesso nel rifugio antiaereo scavato sotto la casa dei nonni miei. Ebbi a che fare con i tedeschi invasori e invadenti e con gli Alleati liberatori, i viveri razionati, il coprifuoco, l’oscuramento e pure un po’ di fame.
Terni e i primi disastrosi anni ’50. Con la città devastata, le fabbriche scomposte, i licenziamenti di massa. Cinque anni di liceo, sempre insieme agli stessi compagni di scuola, quasi tutti poi all’Università di Roma, sovente partendo alla buon’ora sul treno corredato di scabrosi sedili di legno. Nei giorni di lezione mattino – pomeriggio, il pranzo veloce alla mensa dell’Ateneo oppure, maggiormente, panino e mortadella o “tre banane cento lire”. Per i goliardi ternani vigeva la sana tradizione della Festa della matricola e la diffusione dei giornali studenteschi. Per esempio. l’Archibugio, dove scrissi il primo articolo. Si impose pure il dovere di trovare occupazione. Partecipai a 4 concorsi nel settore pubblico. Ne vinsi tre. Il primo impiego, nove mesi, al Comune di Terni; il secondo, a Camerino, nelle Marche, Ministero delle Finanze, Ufficio del Registro; il terzo e definitivo, alle dipendenze dello stesso Ministero, Ispettore delle Dogane, sino a Direttore sostituto della Dogana di Terni.
A proposito dell’attività giornalistica, era giovane, giovane l’Ordine della stampa quando, nel 1972, ricevetti la prima tessera di iscrizione con sopra vergato “Ordine Nazionale dei Giornalisti”. Il battesimo lo avevo avuto nella redazione ternana del Giornale del Mattino. Quindi, via, via, altre redazioni locali (La Nazione, Il Tempo, Telesera, La Voce), la direzione, in tandem con il fraterno Amico Sandro Boccini, della rivista Quaderni Umbri e del periodico Agenzia regionale dell’Umbria, nell’ambito delle attività di promozione culturale dei Centri studi “Vanoni” e “Mattei”.
Ancora in gioventù – episodio per me rilevante – fui inviato speciale del settimanale Ciclismo, organo ufficiale della F.C.I., allo storico Congresso di Perugia, dove Angelo Farina detronizzò il quasi inviolabile Adriano Rodoni. Numerosi, più avanti, gli interventi nella pagina regionale de Il Messaggero, molti altri su Umbriasettegiorni e, da parecchi anni, su questo Quotidiano. L’Ordine della stampa, di recente, mi ha assegnato una targa per il cinquantenario dell’iscrizione. Grazie.
Tanta passione per lo scrivere ed un’altra pressappoco tal quale, per il ciclismo. Nata forse frequentando gli amici al bar, divisi nel tifo focoso tra sostenitori di Bartali e di Coppi e uniti nel sostegno alla “Ternana calcio” ed al campione Libero Liberati. Nacque in quel bar l’idea del Gruppo sportivo Campomicciolo, al quale appartennero pedalatori di buon nome. Mi nominarono Segretario del sodalizio e presi parte alla organizzazione delle edizioni del G. P. Baratta Pasquino, gara per dilettanti nazionali, una volta vinta da Aldo Moser, fratello maggiore di Francesco.
La bicicletta da corsa me la ritrovai tra le gambe che mi ero avvicinato alla quarantina. E la “due ruote silenziosa” mi misi a cavalcare lungo diversi itinerari: Il giro della Forca d’Arrone (30 km), fino a Scheggino sulla Valnerina (60 km), da Terni a Rieti, lungo la salita delle Marmore (70 km). Un paio di volte arrivai a Penna in Teverina (80 km). Circa 2.000 km a stagione. La fatica premiata dalla soddisfazione e, d’estate, bagnata dai temporali incontrati strada facendo. E il militare? Ho consumato invano 18 mesi appresso alla naia, quasi tutta da “amanuense”, in ufficio: Aiutante furiere. A Chieti scalo, in Abruzzo. Dove, se – per salire in città – sbagliavi autobus, te lo ricordavano cantilenando così: “Questo è per i civili, per i militari passa dopo”. Feci una “brillante” carriera: caporale, caporal maggiore, congedato col grado di sergente.
C’è una vicenda lunga assai che mi vincolò seriamente: I 15 anni di Consigliere comunale, eletto tre volte dai cittadini di Terni (per qualche tempo pure Capogruppo della D. C. Eravamo in 11). Insieme alla Vice Presidenza della Associazione dei Comuni della Conca ternana. Oltre alla gestione del Consorzio Agrario Interprovinciale di Terni e Rieti. Ero al mare e telefonai a Boccini. Mi disse: “Ti hanno nominato Commissario governativo del Consorzio ecc. ecc”. Aggiunse: “Il Decreto, firmato dal Ministro dell’Agricoltura Marcora, è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale”.
Fui collocato a riposo dalle Dogane, per anzianità. Ora spero che il riposo possa durare ancora e in discreta salute. Ho raccontato qui, per sommi capi, il tragitto, forse non sempre virtuoso, della mia esistenza. E’ vero, ho scritto un pesante “mattone”. A chi lo leggerà sino in fondo, rinnovo il deferente inchino di somma riconoscenza.











