La nave scuola è simbolo dei valori di pace, cooperazione e perseveranza
È stata presentata giovedì pomeriggio, 6 novembre, nella prestigiosa Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, la nuova edizione dell’accensione dell’albero di Natale di GubbioLa conferenza stampa, moderata dal direttore del Corriere dell’Umbria, Sergio Casagrande, ha illustrato il programma dell’evento che, anche quest’anno, porterà la città dei Ceri sotto i riflettori nazionali.

Alla presentazione sono intervenuti il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, il capo della segreteria tecnica del Ministero della Cultura Emanuele Merlino e il segretario particolare del ministro, Elena Proietti Trotti, in rappresentanza di Alessandro Giuli.
Per Gubbio erano presenti il sindaco Vittorio Fiorucci, l’assessore alla Cultura e al Turismo Paola Salciarini, don Mirko Orsini, vicario generale della diocesi, e Simone Pierotti, presidente del Comitato dell’Albero di Natale più grande del mondo. In collegamento video ha partecipato anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti.
Quest’anno sarà la nave scuola Amerigo Vespucci, simbolo dei valori di pace, cooperazione e perseveranza,il testimonial della accensione dell’albero più grande del mondo: un’imponente installazione luminosa composta da oltre 300 sorgenti di luce di diversi colori, collegate da circa 8.500 metri di cavi elettrici.
A premere il pulsante dell’accensione sarà il comandante della nave, capitano di vascello Nicasio Falica. L’appuntamento è fissato per sabato 7 dicembre, alle ore 17.30, in piazza 40 Martiri.
In un messaggio inviato per l’occasione, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato come l’accensione dell’albero rappresenti “una consapevolezza arcaica e vitale: la luce non si estingue ma si rigenera, come si rigenera la vita delle comunità che sanno custodire le proprie origini e trasformarle in forza per il futuro”. Il ministro ha poi ricordato l’impegno del Ministero nel valorizzare “l’Italia delle comunità, custodi della nostra identità profonda”, con particolare attenzione all’Umbria, “terra ferita dal terremoto ma sempre pronta a rinascere”.





