Si è spento all’età di 88 anni all’Ospedale Cavalieri di Malta a Roma, dove era ricoverato per la rottura del femore. Il cordoglio della Giunta regionale dell’Umbria
Si è spento oggi, venerdì 11 luglio 2025, all’età di 88 anni, Goffredo Fofi, nato a Gubbio (Perugia) il 15 aprile 1937. Figura centrale della vita culturale italiana, ha incarnato per generazioni la passione critica e l’impegno civile fuori dal coro.
Il decesso è avvenuto all’Ospedale Cavalieri di Malta a Roma, dove Fofi era ricoverato dopo essersi rotto il femore lo scorso 25 giugno, operazione dopo cui le sue condizioni si sono aggravate.
Il legame profondo con l’Umbria e Gubbio
Eugubino doc, Goffredo Fofi ha sempre mantenuto un forte legame con la sua terra. A dimostrarlo, nel 2023 ha donato alla Biblioteca Sperelliana di Gubbio oltre 10.000 volumi, un gesto di profondo attaccamento e generosità verso la sua comunità. Nato e cresciuto lì in una famiglia modesta ma culturalmente vivace, fin da giovane ha scelto di porre «dal centro non si vede nulla» come motto dell’impegno critico e civile.
Un percorso intellettuale fuori dagli schemi
Fofi è stato saggista, critico cinematografico, letterario e teatrale, editore e animatore culturale: ha animato riviste fondamentali come Quaderni Piacentini, Ombre Rosse, Linea d’Ombra, La terra vista dalla Luna, Lo Straniero e Gli Asini. Con una voce sempre radicale, si è imposto per la sua indipendenza dagli apparati accademici e politici, difendendo la cultura come strumento di emancipazione sociale .
Il suo contributo critico alla rivalutazione di Totò — snobbato dal canone ufficiale in vita — è considerato decisivo. Grazie al saggio Totò. L’uomo e la maschera, pubblicato nel 1968 in collaborazione con Franca Faldini e poi più volte aggiornato, Fofi ha restituito all’attore napoletano la dignità di grande interprete artistico della cultura italiana.
L’eredità di un uomo indipendente e coraggioso
Tra le sue esperienze più significative, l’impegno giovanile in Sicilia accanto a Danilo Dolci, promotore degli “scioperi al rovescio” contro povertà e mafia, che segnarono l’inizio della sua visione culturale radicata nella realtà sociale.
Negli anni ’60 e ’70, la sua attività di animatore delle riviste di cultura di opposizione si è affermata come punto di riferimento per una sinistra eterodossa, capace di guardare ai movimenti sociali emergenti e alle voci marginali della società.
Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo gentile ma intransigente, generoso ma implacabile con ogni forma di conformismo e di omologazione culturale.
La morte di Goffredo Fofi segna la scomparsa di uno degli intellettuali più originali, liberi e radicali della cultura italiana del secondo Novecento. E per l’Umbria e Gubbio, rappresenta la perdita di un figlio illustre che ha portato nel cuore della sua attività i valori della cultura, dell’impegno e dell’indipendenza. La sua voce continuerà a vivere nelle pagine delle riviste che ha fondato, nei libri che ha scritto, e nelle giovani generazioni che ha ispirato.
Il ricordo della Regione Umbria
“Con la scomparsa di Goffredo Fofi – si legge in una nota della Giunta regionale – l’Italia perde una delle coscienze più lucide e appassionate della sua cultura. Intellettuale libero, critico militante, instancabile promotore di giustizia sociale, Fofi ha attraversato il nostro tempo con uno sguardo vigile e profondamente umano, capace di interrogare la realtà senza mai smettere di cercare risposte all’altezza dell’impegno civile e della responsabilità collettiva. L’Umbria – terra a cui era sempre rimasto profondamente legato e che ha saputo accogliere e ispirare molte delle sue riflessioni – ne custodisce con gratitudine il pensiero e l’opera. La sua voce, il suo stile, la sua capacità di dare parola agli ultimi e di illuminare le periferie geografiche e umane hanno segnato il dibattito culturale regionale e nazionale. La Giunta regionale dell’Umbria esprime il più sentito cordoglio per la sua scomparsa e si stringe con affetto ai familiari, agli amici, ai tanti che nel suo lavoro hanno trovato una guida etica e intellettuale. Il suo lascito continuerà a vivere nel patrimonio di idee, analisi e visioni che ci ha consegnato, e che rappresentano un riferimento imprescindibile per chiunque creda nel valore della cultura come strumento di libertà e giustizia”.






















