Nel processo d’appello bis a Perugia l’ex dirigente della Provincia di Pescara respinge le accuse. I familiari delle vittime contestano: “Non si riducano le responsabilità”
Nel processo d’appello bis a Perugia per la tragedia dell’Hotel Rigopiano, costata 29 vite nel 2017, la difesa dell’unico imputato, Paolo D’Incecco, ex responsabile della viabilità provinciale di Pescara, ha chiesto l’assoluzione sostenendo che la valanga e l’isolamento della strada non erano prevedibili.
Il procuratore generale ha confermato la richiesta di condanna a tre anni e quattro mesi per omicidio colposo plurimo.
I legali contestano anche il calcolo della prescrizione, ritenuto errato, e ricordano che “una tragedia non implica necessariamente colpe penali”.
Le parole della difesa hanno suscitato forte tensione in aula tra i familiari delle vittime.
Le parti civili, che rappresentano le famiglie delle vittime – tra cui quella di Gabriele D’Angelo e di altri ospiti dell’hotel travolto dalla valanga – hanno espresso preoccupazione che la linea difensiva possa ridurre il perimetro delle responsabilità già individuato nei precedenti gradi di giudizio.
L’udienza è proseguita nel pomeriggio con gli interventi delle parti civili.
Durante la discussione è stato ricostruito il ruolo di D’Incecco nella gestione della viabilità e delle emergenze meteo in quei giorni segnati da condizioni eccezionali. Le parti civili, che rappresentano le famiglie delle vittime – tra cui quella di Gabriele D’Angelo e di altri ospiti dell’hotel travolto dalla valanga – hanno espresso preoccupazione che la linea difensiva possa ridurre il perimetro delle responsabilità già individuato nei precedenti gradi di giudizio.
L’udienza proseguirà nel pomeriggio. Nel corso della giornata sono previste anche le interviste a Gianfranco Iadecola, avvocato difensore di D’Incecco, e a Giovanni Ranalli, legale della famiglia Riccetti, parte civile nel processo.






