Trasferimenti da altre regioni e aumento delle aggressioni al personale. Allarme per i cellulari introdotti illegalmente
Meno ingressi di detenuti arrestati in Umbria, ma più persone dietro le sbarre. È questa la fotografia che emerge dall’incontro tra il Procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, e il Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Umbria–Marche, Liberato Gerardo Guerriero, da poco insediato alla guida del nuovo Provveditorato con sede nel capoluogo umbro.
Dai dati raccolti risulta che, dal 2021 a oggi, i detenuti arrestati in Umbria sono passati da 648 a 510, segnando un calo costante. Un dato che però non si traduce in un alleggerimento delle strutture: i reclusi presenti nei quattro istituti penitenziari umbri – Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto – sono infatti aumentati da 1.334 a 1.675, con un sovraffollamento del 25% rispetto alla capienza regolamentare, fissata a 1.339 posti.
Le situazioni più critiche si registrano nelle Case circondariali di Perugia e Terni, dove il sovraffollamento supera il 35%, mentre anche a Spoleto la sezione di media sicurezza è oltre i limiti. Un incremento dovuto in gran parte ai trasferimenti di detenuti da altre regioni per motivi di ordine e sicurezza, che stanno mettendo sotto pressione il sistema penitenziario umbro.
Stranieri un terzo della popolazione carceraria
Sono 573 i detenuti stranieri presenti nelle carceri umbre, pari a oltre il 34% del totale, con un picco a Perugia (249 su 490, più del 50%).
Le nazionalità più rappresentate sono Marocco (109), Tunisia (105), Albania (79), Nigeria (58) e Romania (57), che insieme coprono il 61% dei detenuti stranieri.
Aggressioni e reati dentro le mura
Non si ferma il fenomeno delle aggressioni al personale di Polizia penitenziaria: nel 2025 si contano 84 episodi, praticamente in linea con gli 82 del 2024. In molti casi gli agenti hanno dovuto ricorrere a cure mediche.
Tra gli altri reati interni spiccano 21 episodi di introduzione di droga e 24 casi di ritrovamento di armi rudimentali, segno di un clima di tensione diffuso.
Allarme cellulari: +42% in un anno
Preoccupa infine l’aumento dei telefoni cellulari introdotti illegalmente: 104 dispositivi sequestrati nel 2025, contro i 73 dell’anno precedente.
Un fenomeno che, come ha ricordato la Procura generale, riguarda soprattutto detenuti italiani del circuito di alta sicurezza. Gli apparecchi vengono spesso nascosti in spazi comuni o lanciati dall’esterno nei cortili.
Dal 2020, l’uso illecito di strumenti di comunicazione da parte dei detenuti è reato penale, e non più semplice infrazione disciplinare. La polizia penitenziaria ha intensificato controlli e indagini, anche grazie a nuove tecnologie e personale specializzato, per contrastare un problema che mina la sicurezza interna e può consentire di mantenere contatti criminali con l’esterno.
“Le carceri devono restare luoghi di recupero, non di perpetuazione dei reati – ha sottolineato il Procuratore Sottani –. Per questo il fenomeno dei cellulari e delle violenze interne resta sotto costante monitoraggio**”.





