Il Gup di Perugia non accoglie la proposta di due anni e mezzo con lavori di pubblica utilità per il 18enne romano accusato di istigazione al suicidio di Andrea Prospero
Il giudice per l’udienza preliminare di Perugia, Simona Di Maria, ha rigettato la richiesta di patteggiamento avanzata da Emiliano Volpe, il diciottenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, il ventenne di Lanciano trovato senza vita il 29 gennaio scorso in un monolocale del centro storico del capoluogo umbro.
La proposta, formulata dalla difesa e condivisa dalla Procura, prevedeva una pena di due anni e mezzo, sostituita con lavori di pubblica utilità. Il giudice ha però ritenuto la pena non congrua rispetto alla gravità dei fatti e ha deciso di non ratificare l’accordo, accogliendo di fatto le osservazioni dei legali della famiglia Prospero.
In aula erano presenti l’imputato, accompagnato dai propri avvocati, e i familiari di Andrea. Durante l’udienza Volpe ha chiesto scusa ai genitori del giovane, ma il padre, Michele Prospero, ha definito le sue parole “da schifo”. «L’imputato ha detto di aver perso un amico. Perdere un amico a queste condizioni? Non credo che sia un amico», ha commentato a margine.
La famiglia si è detta soddisfatta della decisione del giudice. «Il Gup ha valutato le opposizioni dei nostri avvocati, che sono molto sensate – ha dichiarato Michele Prospero – e ha rimandato al 6 novembre per ritoccare la pena. Arrivare a una giustizia concreta per Andrea significa elevarla, perché la proposta di oggi era ridicola e non accettabile».





