L’analisi Coldiretti al Vinitaly 2026: meno vincoli e più innovazione per sostenere export, qualità ed enoturismo. Focus anche sull’Umbria
Liberare il vino italiano da burocrazia, dazi e narrazioni penalizzanti potrebbe generare un valore aggiunto di 1,6 miliardi di euro per le aziende vitivinicole. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti presentata al Vinitaly 2026, uno degli appuntamenti più importanti per il settore, dove l’organizzazione agricola ha ribadito la necessità di interventi concreti per sostenere un comparto strategico dell’economia nazionale.
Secondo Coldiretti, il peso degli adempimenti burocratici, delle barriere commerciali e delle etichette considerate “allarmistiche” limita fortemente lo sviluppo del settore. Risorse che potrebbero essere reinvestite in qualità, innovazione, promozione internazionale ed enoturismo restano invece bloccate da questi ostacoli.
Il simbolo scelto per l’edizione 2026 del Vinitaly – una grande bottiglia avvolta da catene spezzate – rappresenta proprio questa condizione: un comparto che punta a liberarsi da vincoli che ne rallentano la competitività sui mercati globali.

Il ruolo strategico del comparto vitivinicolo umbro
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla realtà regionale. Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria, ha sottolineato come il settore stia attraversando una fase complessa, segnata da incertezze geopolitiche e pressioni economiche.
Il comparto vitivinicolo umbro può contare su circa 13.000 ettari vitati e un export che supera i 30 milioni di euro, rappresentando un esempio di filiera capace di coniugare tradizione e innovazione. Un modello che punta sempre più su sostenibilità ambientale e fiducia del consumatore.
Qualità, territorio ed enoturismo: le leve della crescita
A ribadire la centralità del legame tra vino e territorio è stata Dominga Cotarella, presidente nazionale della Fondazione Campagna Amica e presidente Coldiretti Terni. Secondo Cotarella, il vino italiano è un asset che unisce economia, cultura e turismo, e deve essere valorizzato puntando su identità e distintività.
L’enoturismo rappresenta infatti una leva sempre più rilevante: cantine e vigneti diventano destinazioni per appassionati e turisti, contribuendo alla crescita economica delle aree rurali e alla promozione del made in Italy.
Innovazione e agricoltura 5.0: cresce l’interesse delle imprese
Il settore guarda anche al futuro. Secondo il primo censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo Agricoltura Digitale di Coldiretti Next:
- il 31% delle imprese vitivinicole ha già investito in tecnologie come robotica, intelligenza artificiale, blockchain e 5G
- un ulteriore 55% è interessato ad adottare soluzioni di Agricoltura 5.0
Un segnale chiaro di un comparto dinamico, pronto a innovare per migliorare efficienza e sostenibilità.
Giovani e viticoltura: un settore che attrae nuove generazioni
Il vino si conferma anche un ambito attrattivo per le nuove generazioni. Oggi sono oltre 5.000 i giovani agricoltori italiani impegnati nella viticoltura, con un’attenzione crescente verso qualità, sostenibilità e mercati esteri.
Secondo il Centro Studi Divulga, il comparto vitivinicolo è tra i principali settori imprenditoriali scelti dagli under 35, a dimostrazione di un rinnovato interesse per un’attività che unisce tradizione e innovazione.
Una sfida economica per il futuro del made in Italy
La richiesta di Coldiretti è chiara: ridurre i vincoli e sostenere il settore per liberare risorse fondamentali alla crescita. In un contesto globale sempre più competitivo, il vino italiano resta uno dei pilastri del made in Italy, ma necessita di politiche capaci di valorizzarne appieno il potenziale economico.




















