Confcooperative Umbria: possibili rese inferiori del 5-10% in alcune aree a causa dello stress idrico. Sepiacci e Mariani chiedono una regia regionale stabile e rilanciano il progetto di un Consorzio di tutela dell’IGT Umbria
La vendemmia 2026 entra nel vivo in Umbria, dove le alte temperature e la prolungata scarsità di precipitazioni hanno determinato un anticipo della raccolta. Le prime indicazioni provenienti dai vigneti regionali descrivono una situazione promettente sul fronte della qualità delle uve, mentre per quanto riguarda le quantità sarà necessario attendere l’evoluzione delle prossime settimane.
A tracciare il quadro è Confcooperative-Fedagripesca Umbria, che dalla nuova campagna vitivinicola parte per rilanciare la richiesta di una strategia regionale condivisa per il futuro del comparto.
Vendemmia anticipata e possibili rese in calo
Le prime a entrare nella fase della raccolta sono le varietà più precoci e quelle destinate alle basi spumante. Bisognerà invece aspettare ancora per i vitigni maggiormente rappresentativi dell’identità enologica dell’Umbria.
Le valutazioni delle ultime settimane indicano un anticipo della maturazione e la possibilità di rese inferiori alla media, con una riduzione che in alcune zone potrebbe attestarsi tra il 5 e il 10%, soprattutto a causa dello stress idrico.
Una minore quantità di uva che potrebbe però essere accompagnata da risultati particolarmente interessanti sul piano qualitativo, a condizione che l’andamento climatico delle prossime settimane sia favorevole.

«Il fenomeno riguarda naturalmente l’intero vigneto italiano – dichiara il presidente regionale di Confcooperative-Agroalimentare, Massimo Sepiacci – dove la crescente imprevedibilità climatica ha indotto quest’anno Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini a non formulare la tradizionale previsione quantitativa nazionale prima della raccolta, scegliendo di presentare i dati consuntivi soltanto alla conclusione della campagna».
Una scelta che, secondo Sepiacci, dimostra quanto sia diventato difficile prevedere con largo anticipo l’esito di una vendemmia.
Sepiacci: «Il cambiamento climatico è ormai strutturale»
Le prime sensazioni provenienti dai territori umbri restano comunque positive.
«Le sensazioni che arrivano dai nostri territori sono positive sul fronte della qualità, ma dobbiamo evitare previsioni affrettate – prosegue Sepiacci –. Le prossime settimane saranno decisive».
Per Confcooperative, però, un elemento è ormai evidente: il cambiamento climatico non può più essere considerato un fenomeno eccezionale.
«È ormai un elemento strutturale con il quale la viticoltura deve confrontarsi. Acqua, tecniche agronomiche, rinnovo degli impianti, innovazione e capacità di programmazione saranno sempre più determinanti».
La questione, secondo il presidente regionale di Confcooperative-Agroalimentare, non può essere ridotta al numero di ettolitri prodotti.
«In questa fase non abbiamo bisogno di inseguire la quantità. Abbiamo bisogno di produrre valore. Il primo obiettivo deve essere garantire qualità e adeguata remunerazione al viticoltore».
Una sfida particolarmente importante per il sistema cooperativo, dietro al quale operano centinaia di aziende agricole, famiglie e territori. Difendere il reddito dei produttori, sottolinea Sepiacci, significa anche mantenere coltivati i vigneti, tutelare il paesaggio e garantire un futuro alla viticoltura umbra.
Vino, oltre 53 milioni di ettolitri nelle giacenze italiane
Sul comparto pesano anche le condizioni del mercato. Secondo i dati dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini, a maggio le giacenze nazionali di vini e mosti avevano superato i 53 milioni di ettolitri, con una crescita del 7,3% rispetto all’anno precedente.
Nei primi quattro mesi del 2026, parallelamente, l’export italiano ha registrato una contrazione del 6,8% in valore e del 3,7% nei volumi.
Numeri che, per Confcooperative, rendono necessario affrontare la vendemmia all’interno di una riflessione più ampia sull’equilibrio economico e sulle prospettive dell’intera filiera.
Tavolo regionale del vino, Confcooperative: «Bene l’attivazione»
In questo scenario Confcooperative-Fedagripesca Umbria accoglie positivamente l’attivazione del Tavolo vitivinicolo regionale da parte dell’assessora regionale Simona Meloni, uno strumento che l’associazione aveva più volte richiesto.

«L’avvio della vendemmia 2026 conferma esattamente le ragioni per le quali avevamo chiesto l’attivazione di un Tavolo di settore», sottolinea il direttore regionale di Confcooperative-Agroalimentare, Lorenzo Mariani.
L’auspicio è che il Tavolo non diventi soltanto un organismo convocato durante le emergenze, ma una sede stabile di concertazione e programmazione nella quale possano confrontarsi Regione, organizzazioni agricole, cooperazione, consorzi di tutela, produttori, mondo della ricerca e operatori della filiera.
La richiesta avanzata da Confcooperative-Fedagripesca durante l’Assemblea dello scorso maggio comprendeva diversi temi: cambiamento climatico e disponibilità idrica, innovazione, investimenti nei vigneti, promozione, internazionalizzazione, andamento dei mercati, enoturismo, comunicazione sul consumo consapevole e opportunità della programmazione agricola europea.
La proposta di un Consorzio regionale per l’IGT Umbria
Tra gli obiettivi indicati dall’associazione c’è anche l’apertura di un confronto unitario per arrivare alla costituzione di un Consorzio regionale di tutela dell’IGT Umbria.
Secondo Confcooperative-Fedagripesca si tratterebbe di uno strumento strategico per rafforzare una denominazione in grado di rappresentare trasversalmente il territorio regionale, aumentare la capacità di promozione collettiva, garantire maggiore tutela a produttori e consumatori e costruire un’identità più riconoscibile del vino umbro sui mercati italiani e internazionali.
«L’Umbria ha un vantaggio che deve imparare a utilizzare meglio: le sue dimensioni dovrebbero consentire di fare sistema con maggiore facilità», afferma Mariani.
La regione, prosegue, dispone di produzioni identitarie, denominazioni riconosciute, imprese di qualità, cantine cooperative, consorzi e competenze. A mancare sarebbe invece «una regia sufficientemente continuativa».
Per questo Confcooperative ritiene necessario rendere pienamente operativo il Tavolo regionale del vino, soprattutto davanti a trasformazioni che non riguardano soltanto il clima, ma anche l’evoluzione dei consumi, le tensioni sui mercati internazionali, l’aumento dei costi e il posizionamento delle produzioni umbre.
«Non difendere il vino guardando al passato, ma costruirne il futuro»
La vendemmia 2026 diventa quindi per Confcooperative anche un punto di partenza per interrogarsi sul futuro del settore vitivinicolo regionale.
«Non dobbiamo difendere il vino guardando al passato – conclude Massimo Sepiacci – ma costruirne il futuro. Questo significa qualità, sostenibilità, innovazione, promozione, ricerca di nuovi mercati e capacità di raccontare il valore culturale, economico e territoriale delle nostre produzioni».
Secondo Sepiacci, il vino umbro può trovare proprio nella propria distintività un elemento decisivo per competere, a condizione di costruire una strategia condivisa e una maggiore capacità di presentarsi sui mercati come sistema.
Dalla quantità al valore, dall’emergenza alla programmazione e dalla frammentazione alla capacità di fare sistema: è su queste direttrici che Confcooperative-Fedagripesca Umbria chiede alla Regione di costruire una nuova fase della politica vitivinicola umbra.















