Dal 2019 al 2025 –28,3% di prestiti reali. Le costruzioni crollano del 62%. Mencaroni (Camera di Commercio): “Serve ricostruire fiducia, senza credito l’economia si ferma”
Il credito bancario alle imprese umbre continua a ritirarsi, segnando un trend negativo che si protrae ormai da anni. Dal secondo trimestre 2019 al secondo trimestre 2025, i prestiti reali alle imprese della regione sono scesi del 28,3%, una contrazione che – rispetto al 2018 – raggiunge il 36,6%.
In termini assoluti, sono evaporati quasi 3,5 miliardi di euro di finanziamenti tra 2019 e 2025, che diventano oltre 5,1 miliardi nel confronto con il 2018. E la tendenza non si arresta: tra 2024 e 2025 il credito è calato ancora del 5,5%, contro una media nazionale del -1%.

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, lancia l’allarme:
“Il credito alle imprese umbre si è ridotto anno dopo anno e oggi il conto è evidente. Quando mancano risorse finanziarie, mancano anche investimenti e prospettive di crescita. Il problema non riguarda solo banche o imprese, ma l’intero sistema economico regionale. Serve ricostruire fiducia: senza fiducia il credito non riparte. Occorre rimettere in moto il dialogo tra imprese e sistema bancario e creare condizioni che rendano conveniente tornare a investire in Umbria. È una sfida decisiva per il futuro della regione”.
Un calo strutturale, non un episodio
L’analisi della Camera di Commercio dell’Umbria sui dati della Banca d’Italia mostra che la flessione non è episodica, ma strutturale. È iniziata prima della pandemia e si è consolidata nel tempo, attraversando fasi diverse: la temporanea espansione post-Covid, l’irrigidimento dovuto al rialzo dei tassi dal 2022 e, più di recente, una stabilità dei tassi che però non ha generato una ripresa del credito.
I dati sono espressi in termini reali, al netto dell’inflazione, per misurare l’effettiva capacità di finanziamento del sistema produttivo.
Settori più penalizzati: costruzioni giù del 62%
La stretta creditizia non ha colpito tutti allo stesso modo.
Il settore più penalizzato è quello delle costruzioni, con una riduzione del 62% (–63,2% a Perugia, –58,9% a Terni). Seguono i servizi (–36,8%) e la manifattura (–26,1%), con un calo più forte nel Ternano (–37,1%).
Banche piccole in ritirata, prestito medio in calo
Le banche di minori dimensioni sono quelle che hanno tagliato di più: –29,6% tra il 2019 e il 2025. Le grandi banche hanno limitato la flessione al 17,4%.
Nel 2025 un’impresa umbra dispone in media di 114 mila euro di credito, contro una media nazionale di 133 mila euro. Nel 2019 erano 155 mila euro.
Nel confronto regionale, il Lazio registra 154 mila euro, la Toscana 129 mila, mentre le Marche restano sostanzialmente allineate all’Umbria.
Un freno agli investimenti e alla crescita
Secondo la Banca d’Italia, il calo del credito è dovuto sia a una domanda debole di finanziamenti – legata a minori investimenti e a un clima di fiducia ancora fragile – sia a criteri più selettivi da parte delle banche, che tendono a limitare l’esposizione verso micro e piccole imprese.
La conseguenza è una progressiva perdita di capacità competitiva: meno credito significa meno investimenti privati, un’edilizia rallentata dopo la fine dei bonus fiscali e una crescita regionale trainata soprattutto dagli investimenti pubblici e dal PNRR, che però non compensano la debolezza del settore privato.
Una sfida per il futuro dell’Umbria
La “ritirata del credito” rappresenta oggi uno dei principali nodi strutturali dell’economia umbra.
Rimettere in moto il circuito credito–investimenti–crescita è la condizione essenziale per rilanciare il tessuto produttivo e restituire fiducia a un sistema economico che rischia di rimanere intrappolato nella bassa crescita.





