Il report Dataview evidenzia un sistema in ripresa ma ancora poco incisivo sul piano economico. Ricettività debole e scarsa occupazione AirBnb frenano la performance regionale
L’Umbria torna ad attrarre turisti, ma fatica a tradurre questa crescita in un vantaggio economico concreto. È la fotografia scattata dal rapporto Dataview – Il barometro dell’economia territoriale, realizzato da Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne in collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria, che confronta le 107 province italiane su sei indicatori chiave legati al turismo.
Perugia si muove, Terni resta indietro
Tra le due province umbre, Perugia si distingue per dinamismo, posizionandosi al 23° posto in Italia per l’incremento delle presenze turistiche rispetto al 2019 (+15,15%). Terni invece si colloca più in basso (33° posto, +11,50%), e resta sotto la media in quasi tutti i parametri considerati. Il gap tra i due territori è netto e conferma un andamento a due velocità.
Turismo sostenibile, ma ancora marginale
Analizzando il numero di presenze turistiche per chilometro quadrato di superficie urbanizzata, un indice che misura l’efficacia della destinazione turistica rispetto al suolo occupato, Perugia si posiziona 41ª con 16.819 presenze/kmq, mentre Terni è 63ª con 9.350. C’è quindi margine di crescita senza il rischio di overtourism, ma serve una spinta in più.
Meno stagionalità, ma il turismo pesa poco sul PIL
Entrambe le province presentano buoni risultati sul fronte della destagionalizzazione: l’indice di concentrazione mensile delle presenze è inferiore alla media nazionale (Perugia 0,259, Terni 0,253), segno di un flusso turistico distribuito lungo tutto l’anno. Tuttavia, l’incidenza economica resta modesta: il valore aggiunto di alloggio e ristorazione rappresenta solo il 3,93% del totale per Perugia e il 3,39% per Terni.
AirBnb, un’opportunità mancata
Il settore extralberghiero rappresenta il punto più debole del sistema. Le strutture AirBnb disponibili per kmq sono poche (Perugia 2,02 – Terni 1,48), ma soprattutto poco utilizzate: i tassi di occupazione annua sono tra i più bassi in Italia, con Perugia al 65° posto (22,21%) e Terni al 77° (20,74%). Un dato che evidenzia la scarsa competitività dell’offerta locale nei circuiti del turismo breve e digitale.
Mencaroni: “Non basta crescere, bisogna competere”
Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, il quadro è chiaro: “Il turismo può diventare un pilastro dell’economia regionale, ma solo se puntiamo su qualità, promozione, accoglienza e infrastrutture. I numeri del 2024 e l’avvio del 2025 – anche grazie al Giubileo – sono incoraggianti, ma ora serve un cambio di passo. L’Umbria ha tutte le carte in regola per diventare una destinazione solida e sostenibile, in Italia e all’estero”.
Conclusione:
Il turismo umbro mostra segnali positivi ma non ancora risolutivi. La domanda c’è, la tenuta c’è, ma l’effetto leva sull’economia resta limitato. Serve una strategia chiara per trasformare la ripresa in crescita strutturale. E stavolta, senza accontentarsi del “meglio di prima”.













