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Home » Meno negozi nei centri storici: l’allarme di Confcommercio sulla desertificazione commerciale
Economia

Meno negozi nei centri storici: l’allarme di Confcommercio sulla desertificazione commerciale

admin_editore04 Mins ReadMarzo 12, 2026
 
 

Il rapporto dell’Ufficio Studi analizza i dati dal 2012 al 2025: a Perugia e Terni calano le attività commerciali tradizionali mentre crescono bar, ristoranti e servizi legati al turismo

La trasformazione del tessuto economico dei centri storici è ormai evidente anche in Umbria. Il fenomeno della desertificazione commerciale, cioè la progressiva scomparsa dei negozi tradizionali, emerge con chiarezza dall’ultimo rapporto “Città e demografia d’impresa” pubblicato dall’Ufficio Studi Confcommercio, che prende in esame 122 Comuni italiani tra cui Perugia e Terni.

Secondo Confcommercio Umbria il tema non è più soltanto fotografare il fenomeno, ma individuare strumenti e politiche capaci di governare il cambiamento in atto.

 
 
 
 
 
 
 
 

“I centri storici stanno cambiando rapidamente – osserva il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni –. Diminuiscono le attività commerciali rivolte ai residenti mentre aumentano servizi e attività legate soprattutto al turismo. Senza interventi mirati rischiamo città sempre più sbilanciate, con meno servizi per chi ci vive e con un equilibrio urbano più fragile anche dal punto di vista dell’attrattività”.

Strumenti e politiche per governare il cambiamento

Per l’associazione di categoria il momento è particolarmente importante perché sono in fase di definizione alcuni strumenti destinati a incidere sul futuro del commercio urbano.

Tra questi il nuovo Testo Unico del commercio, su cui la Regione Umbria sta lavorando insieme alle organizzazioni di categoria nei tavoli tecnici. L’obiettivo è fornire ai Comuni strumenti più efficaci per pianificare lo sviluppo commerciale e orientare le attività economiche in modo coerente con le esigenze dei territori.

I Distretti del commercio come leva di rigenerazione

Accanto alla normativa, un ruolo strategico potrebbe essere svolto dai Distretti del commercio, modelli di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e imprese pensati per rafforzare l’economia locale e favorire la rigenerazione urbana.

Secondo Confcommercio questi strumenti possono contribuire a riportare vitalità nei centri storici, sostenere il commercio di vicinato e migliorare la qualità degli spazi urbani attraverso progetti condivisi tra istituzioni, imprese e cittadini.

In questa direzione si inserisce il progetto promosso da Confcommercio Umbria “Distretti del commercio: il futuro delle nostre città”, collegato all’iniziativa nazionale Confcommercio Cities. All’interno del progetto è stata attivata anche la piattaforma Cities Mobility Analytics, uno strumento che consente di analizzare i flussi di visitatori nelle città per supportare amministrazioni e imprese nella pianificazione delle politiche urbane.

I dati più recenti nelle due principali città umbre

I numeri più recenti mostrano segnali contrastanti. Negli ultimi due anni il processo di desertificazione commerciale sembra aver rallentato, anche se la trasformazione del tessuto economico urbano continua.

A Perugia, tra il 2024 e il 2025, il numero di negozi nel centro storico è leggermente aumentato passando da 227 a 230 attività (+1,3%). Nelle altre aree della città, invece, si registra un calo più evidente: da 1.035 a 996 esercizi (-3,8%).

Situazione diversa a Terni, dove il commercio al dettaglio diminuisce sia nel centro storico – da 303 a 291 attività (-4%) – sia nelle zone esterne, passate da 765 a 742 esercizi (-3%).

Parallelamente cresce il settore della ristorazione e dell’ospitalità. Nel 2025 a Perugia le attività di alberghi, bar e ristoranti salgono a 249 nel centro storico (+5,1%) e a 551 nel resto della città (+3,8%).

Anche a Terni il comparto è in aumento: nel centro storico le attività passano da 137 a 144 (+5,1%), mentre nelle aree non centrali crescono da 319 a 324 (+1,6%).

Giorgio Mencaroni

Il trend di lungo periodo

L’analisi dei dati dal 2012 al 2025 evidenzia con ancora maggiore chiarezza la trasformazione in corso.

A Perugia il numero di negozi nel centro storico è passato da 349 a 230, con una riduzione del 34%. Anche nelle altre zone della città si registra un calo significativo, da 1.252 a 996 attività (-20%).

A Terni la diminuzione è stata del 25% nel centro storico (da 388 a 291 esercizi) e del 21,5% nelle aree non centrali (da 945 a 742).

Di segno diverso l’andamento di alberghi, bar e ristoranti: a Perugia nel centro storico le attività sono passate da 217 nel 2012 a 249 nel 2025 (+15%), mentre nelle altre zone della città il settore è rimasto sostanzialmente stabile. A Terni l’evoluzione è più contenuta ma nel complesso il comparto mantiene una certa stabilità nel lungo periodo.

Per Confcommercio questi dati indicano chiaramente una riconfigurazione delle funzioni urbane, con una progressiva riduzione delle attività commerciali tradizionali e una crescita dei servizi legati al turismo, alla ristorazione e al tempo libero.

“La trasformazione delle città è già in atto – conclude Giorgio Mencaroni –. Per questo è necessario dotarsi degli strumenti giusti per governarla e programmare il futuro dei centri urbani”.

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