Tra il 2019 e il 2025 calano le imprese guidate da donne (-4,3%), ma aumentano addetti, dimensione media e presenza nei servizi avanzati
Tra il 2019 e il 2025 l’imprenditoria femminile in Umbria cambia volto. Le imprese attive scendono da 20.568 a 19.687 unità (-4,3%), un calo più marcato rispetto alla media nazionale (-1,7%). Ma il dato quantitativo non racconta da solo la trasformazione: nello stesso periodo gli addetti aumentano di 185 unità (+0,4%) e cresce la dimensione media delle aziende, passata da 2,6 a 2,7 addetti (+4,8%).
L’analisi della Camera di Commercio dell’Umbria, realizzata in vista dell’8 marzo insieme alle elaborazioni di Unioncamere, evidenzia un sistema imprenditoriale meno esteso ma mediamente più solido.

Un segnale chiaro arriva dalla composizione del lavoro: aumentano i dipendenti non familiari, che passano da 33.362 a 35.637 (+6,8%), mentre diminuiscono gli addetti familiari (da 19.344 a 17.254, -10,8%). Ciò indica il passaggio da modelli più domestici a imprese con una struttura organizzativa più definita. Anche il numero medio di dipendenti per azienda sale da 1,62 a 1,81 (+10,4%).
Interessante anche la distribuzione dimensionale: la fascia tra 2 e 5 addetti rappresenta il 24,2% delle imprese femminili, una quota superiore a quella delle imprese non femminili (22,4%). Allo stesso tempo diminuisce il peso delle microimprese e cresce, seppur lentamente, quello delle realtà di dimensioni maggiori e delle società di capitali.

Sul piano settoriale resta forte il radicamento nei comparti tradizionali. L’agricoltura guida con 4.895 imprese femminili, seguita dal commercio (2.892), dai servizi alla persona (2.373) e dalle attività di alloggio e ristorazione (2.260). Parallelamente si registra un progressivo ingresso nei servizi avanzati: 593 imprese nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, 834 nei servizi amministrativi e di supporto e 350 nel campo delle telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica.
«I dati mostrano un’evoluzione verso imprese mediamente più strutturate e solide», osserva Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, sottolineando anche il ruolo del Comitato Imprenditoria Femminile nel promuovere orientamento, crescita e nuove iniziative imprenditoriali.
Il quadro che emerge è quindi quello di una trasformazione: meno imprese, ma più organizzate e con maggiore capacità di stare sul mercato. Un processo di selezione e consolidamento che, se accompagnato, può rafforzare l’intero sistema economico regionale.








