Solo il 67,6% delle imprese investe in innovazione (-5,8% sull’Italia). Il vero ritardo è nell’integrazione tra tecnologia, organizzazione e business: gap al -9,7%
Nel 2025 l’Umbria torna a crescere sul fronte dell’innovazione digitale dopo la frenata del 2024, ma non basta per colmare la distanza con il resto del Paese. Secondo i dati del Sistema informativo Excelsior – promosso da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – il 67,6% delle imprese umbre attive (52.577 su 77.777) ha investito nel digitale, contro una media nazionale del 71,8%.
Il divario è del 5,8%: per allinearsi all’Italia mancano circa 3.500 imprese umbre che scelgano di innovare.

Non solo quanti investono, ma come
Il dato quantitativo, però, racconta solo una parte della realtà. Il vero nodo riguarda l’intensità e la qualità degli investimenti: quanto le imprese riescano a integrare tecnologie, organizzazione interna e modelli di business.
È su questo terreno che il ritardo si amplia fino al -9,7% rispetto alla media nazionale. In altre parole, le aziende umbre tendono ad attivare meno leve contemporaneamente e a integrare meno gli interventi tra processi produttivi, organizzazione del lavoro e strategie di mercato.
L’indicatore considera 13 ambiti di innovazione (5 tecnologici, 4 organizzativi e 3 legati ai modelli di business) e misura quanto questi vengano adottati in modo coordinato. Il risultato evidenzia che la trasformazione digitale, per essere davvero competitiva, non può limitarsi all’acquisto di strumenti tecnologici, ma deve incidere in profondità sull’impresa.
Dove il distacco è più evidente
Il gap si distribuisce su tutti e tre gli ambiti. Alcuni esempi:
- Realtà aumentata e virtuale nei processi produttivi: 15% delle imprese umbre contro il 21% nazionale.
- Strumenti di lavoro agile: 22% in Umbria, 27% in Italia.
- Big data per l’analisi dei mercati: 17% contro 20%.
In nessuna delle voci analizzate l’Umbria supera la media italiana.
Dal crollo del 2024 al recupero del 2025
Nel triennio 2023-2025 la dinamica è chiara. Nel 2023 Umbria e Italia erano quasi allineate (66% contro 66,2%). Nel 2024 la regione ha subito una brusca flessione, scendendo al 61,7%, mentre a livello nazionale si è registrato solo un rallentamento.
Il 2025 segna un recupero al 67,6%, ma nel frattempo l’Italia è salita al 71,8%, ampliando la distanza.
La posizione della Camera di Commercio

«L’Umbria non è ferma, ma deve fare un salto di qualità», afferma Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. «Non basta aumentare il numero delle imprese che investono nel digitale: occorre rendere questi investimenti più profondi e integrati, capaci di incidere sull’organizzazione e sul modo di stare sul mercato. È qui che si gioca la competitività dei prossimi anni».
Il 2025, dunque, rappresenta un segnale positivo ma non ancora risolutivo. La sfida per il sistema produttivo umbro è trasformare il recupero in un percorso strutturale di modernizzazione, capace di coniugare innovazione digitale e transizione ecologica in una strategia di crescita coerente e duratura.




















