Smentita la difesa sull’inattendibilità della vittima. I giudici: racconto credibile e riscontri oggettivi negli atti e nel referto medico
Secondo quanto ricostruito in giudizio, l’uomo avrebbe aggredito la donna al rientro a casa, colpendola con un pugno al volto perché, a suo dire, aveva impiegato troppo tempo ad aprire la porta. Poco dopo, di fronte al rifiuto della moglie di avere rapporti sessuali, avrebbe tentato di colpirla con un bicchiere di vetro. L’aggressione si è interrotta solo perché la donna è riuscita a rifugiarsi sul balcone e a chiedere aiuto.
In appello la difesa ha contestato l’attendibilità della vittima, ma i giudici hanno ritenuto il suo racconto credibile e riscontrato dalle dichiarazioni degli agenti intervenuti e dal referto medico. Esclusa anche l’ipotesi di desistenza volontaria: l’uomo avrebbe interrotto l’azione solo per l’intervento della vittima. Confermata quindi la responsabilità penale e la pena inflitta in primo grado.




















