Il Riesame di Perugia nega misure alternative all’18enne coinvolto negli scontri costati la vita a Hekuran Cumani. Pesa la violazione del divieto di dimora e il quadro dell’inchiesta ancora aperta
Resta in carcere Mohamed Abid, l’18enne coinvolto nella rissa avvenuta il 18 ottobre scorso nel parcheggio dell’università di Perugia, durante la quale ha perso la vita Hekuran Cumani.
Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca della custodia cautelare o di applicazione di una misura meno afflittiva avanzata dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Gasparri.
Abid è indagato per minacce aggravate e porto di oggetti atti ad offendere nell’ambito dell’inchiesta sui fatti avvenuti quella notte. La detenzione in carcere è però legata alla violazione del divieto di dimora nel territorio comunale di Perugia, imposto in precedenza a seguito di un’altra rissa scoppiata fuori da un locale.
Secondo la difesa, tuttavia, il peso dell’indagine attualmente in corso potrebbe aver influito sulla decisione dei giudici di non concedere la libertà al giovane.
Pur non essendo indagato per l’omicidio di Cumani, Abid è ritenuto dagli inquirenti uno dei soggetti che avrebbero innescato lo scontro tra il gruppo di giovani perugini e quello proveniente da Fabriano.
Sul coltello in suo possesso, che secondo la Procura non sarebbe l’arma utilizzata da Yassin Amri per colpire mortalmente la vittima, è stato rinvenuto uno schizzo di sangue riconducibile a Cumani.
Nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Gemma Miliani assumono rilievo anche alcune intercettazioni tra Abid e la fidanzata, nelle quali i due discutono della responsabilità di Amri. Proseguono intanto gli accertamenti sulla posizione di quest’ultimo, in particolare sul telefono recuperato dal greto del Tevere e sul coltello trovato nel fiume, ritenuto la probabile arma del delitto.





