La testimonianza davanti alla Corte d’Assise di Roma: “Ho visto il corpo a terra e sangue sul pavimento”. La donna ha patteggiato due anni per aver aiutato il figlio a ripulire la stanza dopo il delitto
Nuovi dettagli emergono dal processo per l’omicidio di Ilaria Sula, la studentessa ternana di 22 anni uccisa a Roma il 26 marzo 2025. In aula è stata ascoltata Nors Manlapaz, madre di Mark Antony Samson, il giovane reo confesso del femminicidio.
La donna, che ha patteggiato una condanna a due anni con pena sospesa per concorso nell’occultamento di cadavere, ha ricostruito le ore del delitto avvenuto nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano. Secondo la sua testimonianza, quella mattina il figlio uscì dalla stanza piangendo e tremando. Quando la porta si aprì, la donna racconta di aver visto il corpo della giovane a terra, a faccia in giù, con molto sangue sul pavimento.
Poco prima, intorno alle nove, Samson era entrato in cucina per preparare due tazzine di caffè, spiegando che Ilaria era con lui. Subito dopo la madre avrebbe sentito i due discutere animatamente nella stanza. Preoccupata, bussò alla porta e sentì la ragazza gridare: «Adesso cosa vuoi fare?».
Dopo l’aggressione, sempre secondo il racconto in aula, il giovane avrebbe chiesto alla madre una valigia grande e del detersivo. La donna ha ammesso di averlo aiutato a pulire parte del sangue nella stanza. Il corpo della studentessa venne poi inserito in un trolley e trasportato fuori città: lo stesso Samson, dopo la confessione, indicò agli investigatori il luogo in cui lo aveva abbandonato, in un dirupo a Capranica Prenestina.
La testimonianza è stata segnata da momenti di forte emozione. In aula era presente anche la madre della vittima, costretta a uscire dopo un malore durante il racconto. Il processo prosegue davanti alla Corte d’Assise di Roma.








