In aula i genitori della vittima giunti da Terni. Sapienza e associazioni chiedono di costituirsi parte civile
È iniziato davanti alla Corte d’Assise di Roma il processo a Mark Antony Samson, 24 anni, reo confesso dell’omicidio della ex fidanzata Ilaria Sula, la studentessa ternana uccisa a marzo nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano, e ritrovata in una valigia abbandonata in un dirupo a Capranica Prenestina.
Samson risponde di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla relazione affettiva e di occultamento di cadavere. Per quest’ultimo reato è indagata anche la madre, la cui posizione è stata stralciata: su di lei pende una richiesta di patteggiamento a due anni. I pm hanno ottenuto il giudizio immediato.
In aula, a pochi metri dall’imputato, i genitori di Ilaria, arrivati da Terni, indossano magliette bianche con il volto della figlia e la scritta “Giustizia per Ilaria”. Nelle prime file siedono anche studentesse e studenti della Sapienza, colleghi della vittima. Samson ascolta l’udienza con la testa bassa, senza voltarsi verso la famiglia Sula.
Nel suo telefono gli inquirenti hanno trovato messaggi dal contenuto minaccioso, tra cui la frase “O torna con me o la uccido”, ritenuti indicativi di un proposito omicida maturato nel tempo. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip ha sottolineato il controllo mostrato dall’indagato dopo il delitto, nonostante le dichiarazioni di non poter vivere senza Ilaria.
Secondo la ricostruzione, la giovane si era recata a via Homs per restituirsi alcuni oggetti. Dopo aver trascorso lì la notte, sarebbe stata aggredita e uccisa con tre coltellate al collo. Il corpo, chiuso in una valigia coperta da sacchi neri, è stato poi abbandonato nel dirupo. Sullo sfondo del conflitto di coppia, anche la scoperta che Samson avrebbe finto di aver sostenuto alcuni esami universitari.
Al termine dell’udienza i genitori di Ilaria ribadiscono di volere solo giustizia per la figlia. Il loro legale richiama la compostezza con cui stanno affrontando il processo.
Nel procedimento ha chiesto di costituirsi parte civile l’università La Sapienza, rappresentata dall’avvocato Roberto Borgogno, oltre alle associazioni Penelope Lazio, Associazione italiana vittime vulnerabili e “Insieme a Marianna”, attive nel sostegno ai familiari delle vittime e nel contrasto alla violenza sulle donne.
La Corte scioglierà la riserva sulle costituzioni di parte civile nella prossima udienza, fissata per il 9 dicembre, quando saranno ascoltati anche gli investigatori.






