La Regione accelera sulle prestazioni diagnostiche e punta a nuove strategie, ma Franco Zaffini accusa: “Dati incompleti, molti pazienti fuori dalle statistiche”
In Umbria le liste d’attesa sanitarie mostrano segnali di miglioramento: secondo i dati regionali e le analisi di Agenas, i tempi si sono ridotti complessivamente del 25% tra il 2025 e il 2026. Un risultato che colloca la regione tra le più virtuose d’Italia, come sottolineato anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci.
I progressi riguardano soprattutto le prestazioni diagnostiche ad alta complessità: le risonanze magnetiche all’addome sono passate dal 58% all’85,8% di esami effettuati nei tempi previsti, mentre quelle a encefalo e colonna salgono fino all’82,1%. Migliorano anche diverse visite specialistiche, tra cui neurologia, otorinolaringoiatria e oculistica.
Particolarmente evidenti i risultati nelle aziende sanitarie: nella Usl Umbria 2 raddoppiano i tempi rispettati per le visite pneumologiche e crescono quelle cardiologiche; all’ospedale di Terni quasi azzerate le attese per mammografie ed ecografie mammarie; Perugia registra un forte incremento nelle prestazioni di screening.
Nonostante i passi avanti, restano criticità importanti. Peggiorano i tempi per medicina riabilitativa e urologia, mentre gli esami vascolari accumulano ritardi diffusi. Soprattutto, le colonscopie continuano a rappresentare uno dei principali punti deboli del sistema.

Per affrontare queste difficoltà, la giunta guidata da Stefania Proietti ha avviato un piano articolato: task-force diagnostiche per smaltire l’arretrato, riorganizzazione delle agende, diffusione delle migliori pratiche e maggiore controllo sull’appropriatezza delle prescrizioni.
Sul fronte nazionale, il progetto si inserisce anche nella nuova piattaforma digitale per il monitoraggio delle liste d’attesa, finanziata dal Ministero con oltre 27 milioni di euro.

Ma non mancano le polemiche. Il senatore Franco Zaffini contesta la lettura dei dati: secondo lui, molte prestazioni non risultano nelle statistiche perché inserite in agenda solo quando si libera un posto, lasciando numerosi pazienti in una sorta di “limbo invisibile”.
Il quadro che emerge è quindi a doppia velocità: da un lato risultati concreti e riconosciuti a livello nazionale, dall’altro criticità ancora aperte e uno scontro politico sui numeri reali delle attese.



















