La perizia psichiatrica disposta dal tribunale dei minori di Perugia riconosce nel giovane un grave disturbo schizofrenico. Resta la pericolosità sociale, ma il percorso sarà terapeutico
Era incapace di intendere e di volere quando, il 7 novembre 2024, uccise con decine di coltellate Salvatore Postiglione, 56 anni, ex capomastro con cui aveva lavorato in un’impresa edile di Foligno. È quanto emerge dalla perizia psichiatrica depositata dalla dottoressa Matilde Forghieri nell’ambito del processo davanti al tribunale per i minorenni di Perugia a carico del giovane, oggi 18enne, imputato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
Secondo la consulente nominata dal collegio penale, il ragazzo era affetto all’epoca dei fatti da un grave disturbo schizofrenico associato a un delirio persecutorio che avrebbe compromesso totalmente la sua capacità di comprendere e controllare le proprie azioni. La perizia individua quindi un nesso diretto tra la patologia psichiatrica e l’omicidio avvenuto nella zona industriale della Paciana, a Foligno.
Il delitto si consumò all’alba del 7 novembre 2024 in via La Louvière. In base alla ricostruzione investigativa, il giovane attese l’arrivo di Postiglione in un parcheggio per poi aggredirlo violentemente. Prima lo colpì con una bottiglia al volto, quindi lo raggiunse mentre tentava di fuggire e lo uccise con numerosi fendenti.
Nei giorni successivi all’omicidio il ragazzo venne arrestato dalla Squadra Mobile di Perugia, che arrivò a lui anche grazie all’analisi delle immagini di videosorveglianza e al percorso effettuato in monopattino tra la sua abitazione e il luogo del delitto. Durante gli interrogatori il giovane confessò il delitto, riferendo di presunte minacce e avances sessuali ricevute dalla vittima.
La consulenza psichiatrica era stata disposta nell’ambito del rito abbreviato richiesto dagli avvocati difensori Ilario Taddei e Samuele Ferocino. Secondo la perita, il 18enne resta socialmente pericoloso, anche se le sue condizioni sarebbero migliorate grazie alle terapie seguite nell’ultimo anno e mezzo all’interno dell’Istituto penale per minorenni di Firenze, dove è detenuto dal novembre 2024.
Per questo motivo il tribunale ha incaricato la Usl Umbria 2 di individuare una struttura residenziale idonea nella quale il giovane possa proseguire il percorso terapeutico. Fino a quel momento resterà comunque detenuto nell’Ipm di Firenze.
La perizia stabilisce inoltre che il ragazzo è oggi in grado di partecipare al processo. La discussione finale è stata rinviata a luglio, quando accusa e difesa presenteranno le rispettive richieste davanti al tribunale dei minori di Perugia, chiamato successivamente a emettere la sentenza.
A margine dell’udienza, l’avvocato Ilario Taddei ha sottolineato come il quadro clinico del giovane fosse apparso grave sin dall’immediatezza dei fatti, evidenziando anche il percorso di recupero e adesione alle cure intrapreso dal proprio assistito.



















