Il garante dei detenuti avvocato Giuseppe Caforio ha espresso cordoglio, sottolineando come l’episodio riaccenda l’attenzione su problemi strutturali già noti
Una detenuta di 41 anni è stata trovata senza vita nella sua cella nel carcere di Capanne, a Perugia, nella notte tra venerdì e sabato. A dare l’allarme è stata un’agente della polizia penitenziaria durante un controllo di routine, dopo aver notato l’assenza di respirazione della donna.

Immediato l’intervento dei sanitari, che hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, purtroppo senza successo. Sul posto sono giunti anche il magistrato di turno e il medico legale, mentre la salma è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti necessari.
Le cause della morte restano ancora da chiarire. In un primo momento si è ipotizzato un decesso per cause naturali, ma nelle ultime ore prende corpo anche la possibilità di un’assunzione letale di farmaci. Saranno eventuali esami autoptici a fare luce sull’accaduto e a ricostruire con precisione le ultime ore della detenuta, che era in carcere con l’accusa di rapina.
La tragedia ha scosso profondamente l’intera comunità penitenziaria. Il garante dei detenuti avvocato Giuseppe Caforio ha espresso cordoglio, sottolineando come l’episodio riaccenda l’attenzione su problemi strutturali già noti, tra cui sovraffollamento, carenza di personale e necessità di rafforzare i servizi sanitari e psicologici all’interno degli istituti.
Dura anche la posizione del sindacato della polizia penitenziaria, che denuncia una situazione ormai critica. Secondo quanto riferito, gli agenti operano da tempo in condizioni di forte sotto-organico, con turni prolungati e carichi di lavoro elevati che rischiano di compromettere la sicurezza e la capacità di prevenzione.
Mentre proseguono le indagini, resta aperto il dibattito sulle condizioni delle carceri italiane e sull’urgenza di interventi concreti per evitare che episodi simili possano ripetersi.




















