Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale delle Misure di Prevenzione di Perugia, che ha accolto la proposta firmata dal direttore della DIA
Un patrimonio stimato in circa 5 milioni di euro è stato confiscato dalla Direzione Investigativa Antimafia e dalla Guardia di Finanza a un imprenditore di 62 anni, di origini siciliane, attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano con fine pena nel 2037. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale delle Misure di Prevenzione di Perugia, che ha accolto la proposta firmata dal direttore della DIA.
Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe agevolato il clan dei Casalesi riciclando capitali di provenienza illecita attraverso una rete di investimenti immobiliari e societari avviati a partire dal 2010. Il profilo economico-patrimoniale dell’imprenditore è stato ritenuto “connotato da pericolosità qualificata” per la contiguità al sodalizio camorristico e per l’evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e le ingenti risorse impiegate.
La confisca ha riguardato quote di partecipazione, immobili e conti correnti riconducibili a nove società con sedi nelle province di Milano, Verona, Massa Carrara, Pistoia, Forlì e Pordenone, oltre a un fabbricato in corso di costruzione destinato ad abitazioni private in provincia di Messina.
L’imprenditore è imputato nel processo “Apogeo” in corso a Perugia, legato ai cosiddetti palazzi di Ponte San Giovanni, noti come “Hotel Gomorra”, considerati uno dei più rilevanti tentativi di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico dell’Umbria. L’operazione rappresenta un nuovo colpo alle strategie di riciclaggio della criminalità organizzata attraverso il settore immobiliare.






