Pene ridotte per Gianpiero Bocci e Luca Barberini: per l’accusa non è provata l’associazione per delinquere
Si è svolta oggi, 14 gennaio 2026, davanti alla Corte d’Appello di Perugia l’udienza dedicata alla requisitoria della Procura Generale nel processo di secondo grado sulla cosiddetta Concorsopoli della sanità umbra, procedimento che coinvolge complessivamente ventuno imputati. Al termine di una lunga e articolata esposizione, la Procura ha formulato richieste che ridisegnano in modo significativo il quadro emerso in primo grado.
Per l’ex presidente della Regione Catiuscia Marini è stata chiesta l’assoluzione per non aver commesso il fatto. La Procura Generale ha richiamato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, precisando che la fattispecie è stata eliminata dall’ordinamento e non assorbita da altre ipotesi criminose. Inoltre, secondo l’accusa di secondo grado, non sono utilizzabili le dichiarazioni del più stretto collaboratore della Marini, elemento che ha inciso in modo decisivo sulla sua posizione processuale.
Esclusa anche la configurabilità dell’associazione per delinquere. La Procura ha chiesto l’assoluzione di Luca Barberini, Gianpiero Bocci e Maurizio Valorosi dal reato contestato ex articolo 416 del Codice penale, ritenendo non dimostrata l’esistenza di un sodalizio criminoso dotato dei requisiti richiesti dalla giurisprudenza, in particolare la presenza di soggetti titolari di informazioni coperte da segreto d’ufficio in grado di alimentare stabilmente l’associazione.
Per Luca Barberini, ex assessore regionale alla sanità, la Procura Generale ha chiesto l’assoluzione da numerosi capi di imputazione, tra cui quelli relativi alla rivelazione del segreto d’ufficio e al falso, ritenendo che non abbia commesso il fatto. È stata invece sollecitata una condanna alla pena complessiva di un anno, nove mesi e dieci giorni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, limitatamente ad alcune specifiche condotte residue.
Per Gianpiero Bocci, ex segretario regionale del Pd umbro, la Procura ha chiesto la condanna per gli altri reati ritenuti sussistenti, con una pena complessiva di due anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione, ridotta rispetto ai due anni e sette mesi inflitti in primo grado.
È stata inoltre chiesta la condanna di Maurizio Valorosi a dieci mesi e venti giorni di reclusione per il reato residuo contestato, mentre per altri imputati la Procura ha sollecitato l’assoluzione per non aver commesso il fatto. In particolare, è stata richiesta l’assoluzione di Marco Cotone, Antonio Tamagnini, Eleonora Capini, oltre alla stessa Catiuscia Marini.
Per Antonio Tullio e Massimo Lenti è stata chiesta l’assoluzione limitatamente a uno dei capi di imputazione, con conferma nel resto, mentre nei confronti di Mario Pierotti la Procura ha chiesto di dichiarare non doversi procedere per intervenuta morte dell’imputato.
La Procura Generale ha infine domandato il rigetto degli appelli proposti da Patrizia Borghesi, Alessandro Sdoga, Patrizia Mecocci, Alvaro Mirabassi, Walter Orlandi, Simonetta Tesoro, Potito D’Errico, Domenico Francesco Oreste Riocci e Mauro Faleburle, oltre alla dichiarazione di inammissibilità dell’appello presentato nell’interesse di Elisabetta Ceccarelli.
Un impianto accusatorio profondamente rivisto rispetto alla sentenza di primo grado, che segna un passaggio cruciale in un processo che nel 2019 aveva avuto un impatto politico e istituzionale rilevante, portando alle dimissioni della giunta regionale.





