Maxi sequestri, covi tra Foligno e Perugia e un sistema di “mutuo soccorso” tra bande: la mappa del traffico
Un fiume di cocaina purissima sull’Umbria, con basi operative tra Foligno, Perugia e il Trasimeno e collegamenti con mezza Europa e il Sudamerica. In tre anni la Guardia di finanza di Perugia ha smantellato tre associazioni a delinquere riconducibili alla mala albanese, sequestrando oltre 70 chili di droga in diverse operazioni.
Le indagini, partite nel 2022 da alcuni arresti a Umbertide, hanno svelato un sistema rodato: grossisti che si rifornivano da Spagna, Olanda, Belgio e Paesi sudamericani, criptofonini per sfuggire ai controlli e un “patto di assistenza” tra gruppi diversi per non lasciare mai scoperte le piazze di spaccio.
Dall’operazione “Aquila Bianca” agli sviluppi più recenti, gli investigatori hanno ricostruito decine di consegne tra Foligno, Collestrada, Ponte Valleceppi, Olmo e Ferro di Cavallo, fino ai collegamenti con Napoli, Arezzo e il Nord Italia. Centrale la figura di un ristoratore folignate arrestato con 65 chili di cocaina, droga che avrebbe fruttato oltre 280mila dosi.
Non un’unica organizzazione verticistica, ma più gruppi in contatto tra loro, capaci di rifornirsi e riorganizzarsi anche dopo arresti ed espulsioni. Un sistema che, secondo gli inquirenti, ha trasformato il “Cuore verde” in uno snodo strategico del traffico di cocaina.




