Le indagini rivelano dettagli inquietanti sulla morte dello studente universitario
Un giovane residente nella provincia di Roma è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di “istigazione o aiuto al suicidio” in relazione alla morte di Andrea Prospero, il diciannovenne studente universitario originario di Lanciano, trovato senza vita a Perugia lo scorso 29 gennaio. Le indagini, coordinate dalla Procura di Perugia, si sono concentrate sul mondo virtuale frequentato dalla vittima, portando all’arresto del giovane accusato di aver incitato Prospero al suicidio tramite chat online.
Secondo quanto emerso, il giovane avrebbe incoraggiato Prospero a ingerire un mix letale di farmaci, tra cui benzodiazepine e ossicodone. La polizia ha esaminato i dispositivi elettronici sequestrati nell’appartamento di Prospero, scoprendo la presenza di numerose schede SIM e dispositivi elettronici, il che ha suggerito un contesto più complesso dietro la tragedia.
Inoltre, le indagini hanno portato all’identificazione di un secondo giovane, un diciottenne residente nel napoletano, accusato di aver venduto ossicodone a Prospero. La polizia ha effettuato una perquisizione nella sua abitazione, sequestrando circa 10mila euro ritenuti il provento dell’attività di spaccio.
Il padre di Andrea, Michele Prospero, ha espresso il suo dolore e la sua incredulità riguardo alla morte del figlio, sottolineando di non riconoscere la persona descritta nelle indagini e chiedendo verità su quanto accaduto.
L’articolo 580 del Codice Penale italiano punisce chi determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, con la reclusione da cinque a dodici anni, se il suicidio avviene.
Le indagini sono in corso per chiarire ulteriori dettagli sulla vicenda e per verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone.








