Accolta la sospensiva del Comune: riconosciute criticità e rischio danni. Regione e sindacati: “Avevamo ragione”. Sinistra Italiana attacca il Governo
Il Tar dell’Umbria ferma il dimensionamento scolastico a Città di Castello e sospende i provvedimenti contestati, accogliendo il ricorso presentato dal Comune. Una decisione che segna un passaggio importante nella vicenda e che riapre il confronto sull’organizzazione della rete scolastica in vista del prossimo anno.
Il Tar accoglie il ricorso: “Profili di fondatezza”
Il Tribunale amministrativo ha riconosciuto che il ricorso presenta “sufficienti profili di fondatezza”, sospendendo l’efficacia dei decreti commissariali n. 60 e n. 62 del 2026 per quanto riguarda il territorio tifernate.
Secondo l’ordinanza, emergono criticità nell’azione del Commissario ad acta, che avrebbe oltrepassato i limiti del potere sostitutivo, introducendo modifiche ulteriori rispetto a quanto stabilito dalla Regione Umbria.
Particolarmente rilevante anche il passaggio sulle condizioni locali: il Tar evidenzia infatti la mancata considerazione della situazione degli istituti scolastici, con riferimento al sovraffollamento del plesso di via Collodi e ai lavori ancora in corso in altre strutture.
Riconosciuto inoltre il rischio di un danno “grave e irreparabile” per il Comune, legato alla gestione degli spazi e all’organizzazione della popolazione scolastica.
Comune: “Difeso il diritto allo studio”
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Luca Secondi e dall’assessore Letizia Guerri, che parlano di un primo importante riconoscimento delle ragioni del territorio.
“Un ricorso doveroso contro un provvedimento ingiusto e insostenibile – hanno dichiarato – a tutela del diritto allo studio e dell’intera comunità scolastica”.
Il Comune guarda ora all’udienza di merito fissata per il 12 maggio 2026, quando si entrerà nel vivo della decisione definitiva.
Regione: “Nessuna inerzia, scelte nazionali confuse”
Sulla vicenda interviene anche la Regione Umbria. L’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli sottolinea come il Tar abbia di fatto smentito le accuse rivolte all’ente.
“Non vi è stata alcuna inerzia da parte nostra – afferma – mentre le scelte operate a livello nazionale hanno prodotto un assetto confuso e non coerente con le reali condizioni del territorio”.
La Regione rivendica quindi la propria linea e ribadisce di aver già impugnato l’intero piano di dimensionamento davanti al Presidente della Repubblica, con l’obiettivo di annullarlo.
Sindacati: “Servono confronto e programmazione condivisa”
A sostenere il ricorso anche le organizzazioni sindacali CISL Scuola Umbria, FLC CGIL Umbria e UIL Scuola Umbria, che parlano di una decisione che conferma le criticità già evidenziate.
Secondo i sindacati, il Tar ha rilevato l’assenza di un’adeguata istruttoria e la mancata considerazione delle specificità territoriali, con particolare riferimento alla situazione dell’istituto “Alighieri-Pascoli”, tra sovraffollamento e lavori edilizi in corso.
Le segretarie regionali Caterina Corsaro, Moira Rosi e Loretta D’Aprile evidenziano inoltre come l’ordinanza valorizzi la necessità di una programmazione condivisa e di un confronto reale con i territori.
Sinistra Italiana: “Il Tar dà ragione alla città”
A chiudere il fronte delle reazioni è Sinistra Italiana – AVS Altotevere, che legge la decisione del Tar come una bocciatura dell’impostazione nazionale.
“Governo e destra provano a imporre tagli ma il Tar dà ragione a Città di Castello”, si legge nella nota, che sottolinea come il pronunciamento evidenzi “interventi calati dall’alto senza considerare la realtà dei territori e delle scuole”.
Il movimento richiama anche le criticità legate agli edifici scolastici, come il caso della Dante Alighieri, demolita e non ancora ricostruita, e sostiene la linea della Regione e dell’assessore Barcaioli nella battaglia contro il dimensionamento.
Sinistra Italiana conferma infine la propria vicinanza al Comune e al sindaco, ribadendo l’impegno a vigilare affinché le decisioni sulla scuola pubblica rispettino le esigenze dei territori e garantiscano condizioni adeguate per studenti, famiglie e personale.
Attesa per il giudizio definitivo
La sospensiva evita effetti immediati sul prossimo anno scolastico 2026/2027 e apre uno scenario nuovo, ma non definitivo. Tutto è ora rimandato all’udienza del 12 maggio, da cui dipenderà il futuro del dimensionamento scolastico a Città di Castello e, più in generale, in Umbria

























