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Home » Dimensionamento scolastico, Città di Castello non ci sta: ricorso al Tar contro il decreto del commissario ad acta
Attualità

Dimensionamento scolastico, Città di Castello non ci sta: ricorso al Tar contro il decreto del commissario ad acta

admin03 Mins ReadGennaio 29, 2026
Il sindaco di Città di Castello Luca Secondi e l'assessore Letizia Guerri
 

Il Comune annuncia battaglia contro l’accorpamento degli istituti: “Scelta illogica e dannosa”. Più misurata, ma critica, la posizione di Gubbio

Il Comune di Città di Castello passa dalle parole ai fatti e annuncia una battaglia senza sconti contro il piano di dimensionamento della rete scolastica regionale per l’anno 2026/2027. L’amministrazione comunale ha infatti attivato le procedure per la presentazione di un ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il decreto direttoriale n. 62 del 28 gennaio 2026, con il quale viene ridefinito l’assetto dell’organizzazione scolastica in Umbria.

Una decisione che il Comune definisce apertamente «illogica e dannosa» e che, secondo sindaco e giunta, colpisce ancora una volta un territorio che ha già pagato un prezzo elevato in precedenti riorganizzazioni. «Non accettiamo una scelta che riteniamo un’autentica ingiustizia», è la linea tracciata dall’amministrazione, che ha dato mandato al Servizio legale dell’ente di valutare i provvedimenti adottati dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, anche nella sua veste di commissario ad acta per il dimensionamento.

 

Oltre al ricorso al Tar, il Comune ha depositato un’istanza di accesso agli atti per ottenere il testo integrale del decreto direttoriale n. 60 del 27 gennaio 2026, che contiene le motivazioni del piano di dimensionamento e che, secondo l’amministrazione, non sono state rese pubbliche. Motivazioni ritenute fondamentali, perché alla base dell’accorpamento deciso per Città di Castello dal successivo decreto.

Nel merito, l’amministrazione contesta la logica dell’operazione, che porterebbe alla creazione di istituti comprensivi tra i più grandi dell’Umbria, con direzioni didattiche da circa 800 studenti ciascuna, mentre in altri territori i numeri sarebbero sensibilmente inferiori. Viene inoltre giudicata assurda la separazione tra la Dante Alighieri e la Giovanni Pascoli, due realtà che oggi condividono un’unica sede, anche alla luce della situazione della Dante Alighieri, interessata da un intervento PNRR attualmente fermo a seguito della rescissione contrattuale con l’impresa esecutrice.

A rendere ancora più duro lo scontro è, secondo il Comune, la totale assenza di confronto istituzionale. Una decisione arrivata «come un fulmine a ciel sereno», senza alcuna interlocuzione preventiva, che ha spinto l’amministrazione a rivolgersi anche al Ministero dell’Istruzione e del Merito e alla direzione generale dell’Ufficio scolastico regionale per chiedere un confronto urgente sul coinvolgimento dell’istituto Alighieri-Pascoli nella riorganizzazione.

Sul tema interviene anche il Comune di Gubbio, che esprime «profonda amarezza» per la decisione assunta dal commissario ad acta in merito al dimensionamento scolastico. Pur con toni più misurati, l’amministrazione eugubina rivendica di aver difeso fino in fondo la propria offerta formativa, sottolineandone la solidità, la qualità degli standard e la specificità di un territorio montano, capofila di area interna.

Gubbio evidenzia in particolare la propria estensione territoriale, tra le maggiori in Italia, e una rete viaria complessa che incide direttamente sull’organizzazione dei servizi scolastici e sulla quotidianità di studenti, famiglie e personale. Elementi che, secondo l’amministrazione, non sarebbero stati adeguatamente considerati nel provvedimento adottato.

A sostegno di questa posizione, il Consiglio comunale di Gubbio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno con cui si ribadisce la necessità di mettere in campo ogni azione possibile per salvaguardare l’offerta formativa e il diritto allo studio.

Due approcci diversi, dunque, ma un comune denominatore: la forte contrarietà di territori che chiedono di essere ascoltati e coinvolti nelle scelte che incidono in modo diretto sul futuro del sistema scolastico locale. Con Città di Castello pronta a portare la partita nelle aule del Tar e Gubbio che mantiene aperto il fronte politico-istituzionale, il tema del dimensionamento scolastico è destinato a restare al centro del confronto nelle prossime settimane.

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