Accolto il ricorso di Comune, famiglie e sindacati contro la soppressione della scuola media Alighieri-Pascoli e delle due direzioni didattiche.
Il Tar dell’Umbria ha annullato il decreto con cui il commissario straordinario Ernesto Pellecchia aveva ridisegnato la rete scolastica di Città di Castello per l’anno scolastico 2026/2027. Una decisione che mette la parola fine a una vicenda che per mesi ha acceso il dibattito politico e mobilitato famiglie, docenti, sindacati e istituzioni locali.
Con la sentenza depositata ieri, venerdì, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso promosso dal Comune di Città di Castello, sostenuto ad adiuvandum dalla Regione Umbria, dal movimento dei genitori e dalle organizzazioni sindacali della scuola, annullando il provvedimento che prevedeva la soppressione di due direzioni didattiche e della scuola secondaria di primo grado Alighieri-Pascoli.

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Luca Secondi e dall’assessora alla Scuola Letizia Guerri, che hanno sottolineato come «il dimensionamento scolastico non avrà alcun effetto sul territorio tifernate».Secondo quanto evidenziato dal Tar, il commissario straordinario non avrebbe adeguatamente motivato la scelta di modificare la programmazione predisposta dalla Regione Umbria.
«I giudici – spiegano Secondi e Guerri – hanno convenuto che la decisione di operare nuove scelte di dimensionamento, differenti rispetto a quelle operate dalla Regione, avrebbe richiesto un onere istruttorio e motivazionale rafforzato, non soddisfatto nei provvedimenti adottati».
In sostanza, la magistratura amministrativa ha stabilito che un’autorità straordinaria non può stravolgere la pianificazione scolastica territoriale senza una solida base tecnica e una motivazione puntuale capace di giustificare il cambiamento rispetto alle scelte già condivise dagli enti competenti.
La vicenda: dal Pnrr al commissariamento
L’intera controversia nasce dall’applicazione delle misure previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) in materia di dimensionamento scolastico. La riforma impone infatti alla Regione Umbria di ridurre il numero delle autonomie scolastiche da 134 a 130.
Per raggiungere l’obiettivo, la Regione aveva individuato quattro operazioni di accorpamento, prevedendo l’ultimo intervento nel territorio di Terni. Tuttavia, la sospensione temporanea dell’efficacia del piano regionale ha determinato l’intervento dello Stato, che ha nominato un commissario straordinario per definire la nuova organizzazione della rete scolastica.
Il commissario Pellecchia ha però deciso di non confermare l’intervento previsto a Terni, spostando invece il dimensionamento su Città di Castello. Una scelta che avrebbe comportato la cancellazione della presidenza della scuola media Alighieri-Pascoli e delle due direzioni didattiche cittadine, con la successiva fusione degli istituti in due nuovi comprensivi.
Una decisione che ha immediatamente suscitato forti proteste da parte della comunità scolastica e delle istituzioni locali, dando vita a una mobilitazione che ha coinvolto famiglie, insegnanti, sindacati e amministrazione comunale.

Ascani: «Restituita giustizia alla comunità tifernate»
Tra le reazioni più significative c’è quella della vicepresidente della Camera e deputata del Partito Democratico Anna Ascani, che ha definito la sentenza «un’ottima notizia» per il territorio. «Si trattava di un provvedimento insostenibile e arbitrario – ha dichiarato – che avrebbe messo in difficoltà un’intera comunità scolastica e compromesso il diritto allo studio di bambini e ragazzi. L’avevamo detto chiaramente, rimanendo inascoltati».
Per Ascani la decisione del Tar rappresenta anche un monito per il Ministero dell’Istruzione e del Merito: «Speriamo che questa vicenda serva di lezione. Le esigenze dei territori e delle comunità locali devono essere ascoltate e tenute in considerazione nelle scelte che riguardano il futuro della scuola».
La parlamentare ha infine riconosciuto il lavoro svolto dall’amministrazione comunale, dai sindacati e dalle famiglie: «La sentenza rende giustizia alla comunità tifernate e premia la mobilitazione del sindaco Luca Secondi, dell’assessora Letizia Guerri, delle organizzazioni sindacali e dei genitori che hanno difeso la scuola del territorio».
La decisione del Tar rappresenta un passaggio cruciale per il sistema scolastico dell’Altotevere. Con l’annullamento del decreto commissariale, vengono infatti preservate le attuali autonomie scolastiche di Città di Castello e viene riconosciuta la necessità che ogni intervento di riorganizzazione della rete scolastica sia fondato su valutazioni tecniche rigorose e condivise con le comunità interessate.
Per famiglie, studenti e personale scolastico arriva così una risposta attesa da mesi, che restituisce certezze sul futuro degli istituti cittadini e chiude una delle vicende più controverse degli ultimi anni nel panorama scolastico umbro.

























