La Regione chiede un intervento urgente del Governo sulla delibera 49/2026. Nel mirino la riduzione degli spazi per il servizio pubblico ferroviario e le possibili ripercussioni sui pendolari
La Regione Umbria lancia un appello al Governo e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti affinché intervengano con urgenza sugli effetti della delibera 49/2026 dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), considerata potenzialmente dannosa per il sistema del trasporto pubblico ferroviario e per i collegamenti regionali, in particolare quelli utilizzati quotidianamente dai pendolari diretti a Roma.
L’allarme è stato lanciato dall’assessore regionale ai Trasporti, Francesco De Rebotti, durante una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Donini.
“La delibera attualmente in discussione rischia di modificare profondamente l’equilibrio tra trasporto pubblico e servizi a mercato, aggravando una situazione che per l’Umbria e per molte regioni del Centro Italia è già particolarmente complessa”, ha dichiarato De Rebotti, spiegando che la Regione sta lavorando insieme ad altre amministrazioni per far accogliere le osservazioni presentate nei tavoli tecnici e istituzionali.
Riduzione della capacità per il trasporto pubblico ferroviario
Tra gli aspetti più contestati figura la possibilità di ridurre la quota di capacità infrastrutturale riservata al trasporto pubblico ferroviario. Secondo quanto evidenziato dall’assessore, la proposta prevede che la percentuale destinata ai servizi pubblici possa passare dall’attuale 85% fino al 40%.
Una modifica che, secondo la Regione, rischierebbe di penalizzare ulteriormente i collegamenti regionali, soprattutto lungo la direttrice verso Roma, dove già oggi molti treni pendolari subiscono rallentamenti e limitazioni a causa della priorità assegnata ai servizi ferroviari di mercato.

Preoccupazione per l’accesso alla Direttissima
Altro punto critico riguarda l’introduzione di una velocità minima di 250 chilometri orari per l’accesso a infrastrutture strategiche come la linea Direttissima.
“L’Umbria ha investito da anni nel rinnovo della flotta ferroviaria e sta per vedere entrare in servizio i nuovi treni da 200 chilometri orari”, ha ricordato De Rebotti. “Si tratta di un investimento importante, programmato fin dal 2018, che rischia di essere quasi del tutto vanificato da una scelta che non tiene conto delle caratteristiche del servizio regionale”.
La classificazione dei treni pendolari
La Regione contesta inoltre il nuovo criterio previsto per classificare i treni pendolari, basato sull’orario di partenza dalla stazione di origine.
Secondo De Rebotti, questa impostazione rischia di non rappresentare correttamente la funzione svolta da alcuni collegamenti che partono dalle Marche e attraversano l’Umbria per raggiungere Roma. Pur avendo origine prima delle sei del mattino, questi treni rappresentano infatti un servizio essenziale per numerosi pendolari umbri.
Per questo motivo la richiesta avanzata dalla Regione è quella di considerare la stazione di arrivo e non quella di partenza nella definizione della natura pendolare del servizio.
“Serve una regia nazionale”
L’assessore ha espresso forte contrarietà anche rispetto all’ipotesi che le nuove disposizioni possano incidere sugli accordi quadro già sottoscritti, mettendo in discussione gli equilibri e le garanzie di servizio programmati per i prossimi anni.
“Non si tratta di una battaglia politica, ma della tutela di un diritto fondamentale”, ha sottolineato De Rebotti. “Parliamo di migliaia di persone che ogni giorno utilizzano il treno per raggiungere il posto di lavoro, l’università o altri servizi essenziali. È necessario che il Governo assuma un ruolo di regia nazionale per garantire un equilibrio sostenibile tra l’alta velocità e il trasporto pubblico regionale”.
La Regione Umbria, insieme ad altre amministrazioni del Centro Italia, ha già presentato osservazioni formali sulla delibera Art e chiesto un confronto urgente con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“Senza una visione nazionale e senza correttivi adeguati – ha concluso l’assessore – il rischio è quello di assistere a una progressiva riduzione degli spazi e delle opportunità per il trasporto pubblico ferroviario, con conseguenze dirette sui pendolari umbri e sui cittadini di molte altre regioni”.



















