L’organismo non si riuniva dal 2019. Proietti: «Serve un sistema integrato per prevenire gli incidenti e tutelare gli utenti più vulnerabili»
La Regione Umbria ricostituisce la Consulta regionale sulla sicurezza stradale, organismo che non si riuniva dal 2019 e che avrà il compito di coordinare istituzioni, enti locali, forze dell’ordine, gestori delle infrastrutture, università e associazioni nelle politiche di prevenzione degli incidenti.
La Giunta regionale ha approvato all’unanimità criteri e composizione della Consulta, dando attuazione alla legge regionale 8 del 2014. La decisione arriva dopo una serie di gravi incidenti registrati negli ultimi mesi sulle strade umbre, con vittime e feriti.
«Far funzionare la Consulta sulla sicurezza stradale rappresenta non solo una priorità amministrativa, ma un dovere etico verso ogni cittadino», afferma la presidente della Regione Stefania Proietti, sottolineando la necessità di prestare particolare attenzione agli utenti più vulnerabili: pedoni, ciclisti, motociclisti e utilizzatori della micromobilità elettrica.
L’obiettivo dichiarato è contribuire al raggiungimento dei traguardi fissati a livello europeo: ridurre del 50% le vittime e i feriti gravi entro il 2030 e arrivare al loro azzeramento entro il 2050. La Regione punta inoltre su formazione, sensibilizzazione e sicurezza delle infrastrutture, con iniziative rivolte in particolare a giovani, studenti e neopatentati.
«La sicurezza stradale non può essere demandata al solo senso di responsabilità individuale – aggiunge Proietti –: è il risultato di un sistema che deve funzionare in modo integrato», attraverso strade più sicure, controlli efficaci e una maggiore cultura della prevenzione.
La Consulta sarà presieduta dalla presidente della Giunta regionale o da un suo delegato. Ne faranno parte, tra gli altri, l’assessorato regionale competente per infrastrutture e trasporti, le Province di Perugia e Terni, Anci e Upi Umbria, Polizie provinciali e locali, Anas, Autostrade per l’Italia, Università degli Studi di Perugia, istituti di ricerca, associazioni dei familiari delle vittime della strada e rappresentanti del settore dei trasporti e della mobilità.
Tra i principali compiti ci saranno l’analisi dei dati sugli incidenti e l’individuazione dei tratti stradali più pericolosi, la formulazione di proposte per il Piano regionale della sicurezza stradale e l’indicazione di interventi infrastrutturali a tutela degli utenti vulnerabili.
Previsti anche progetti di educazione e sensibilizzazione nelle scuole e per la popolazione anziana, il rafforzamento delle iniziative contro comportamenti a rischio come guida in stato di ebbrezza e uso dello smartphone al volante e il coordinamento con i servizi sanitari per il soccorso dopo gli incidenti.













