Oggi, 14 settembre, ripartono le lezioni. Ma dietro il primo giorno emergono i nodi di organici, supplenze, sostegno e dirigenze.
Le porte delle scuole umbre si riaprono oggi e migliaia di studenti tornano questa mattina tra banchi, corridoi e campanelle. Sono in tutto 103 mila, un dato in calo dato di circa 4.000 studenti rispetto agli ultimi due anni, a causa della diminuzione delle nascite, mentre rimangono i problemi di organico, strutture e futuro per l’insegnamento nazionale e regionale.
Viene naturale porci alcune curiosità sociali ed istituzionali sul futuro della scuola: quanti insegnanti saranno realmente disponibili fin dai primi giorni? Quanto peseranno ancora supplenze e cambi di docente? Come garantire continuità agli alunni con disabilità? E come può la scuola pubblica continuare a essere un ascensore sociale mentre cambiano demografia, famiglie e bisogni educativi?

Il calendario approvato dalla Regione Umbria stabilisce per il 2026/2027 207 giorni di attività didattica, che diventano 206 qualora la festa del patrono cada in un giorno lavorativo. Per primaria e secondarie l’ultimo giorno sarà l’8 giugno 2027, mentre la scuola dell’infanzia proseguirà fino al 30 giugno.

L’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli rivolge il suo augurio agli studenti, alle famiglie, agli insegnanti, ai dirigenti scolastici e al personale ATA, mettendo al centro un concetto: la scuola come luogo nel quale le differenze economiche e sociali non devono trasformarsi in differenze di opportunità. «Quando si varca la soglia di una scuola, le condizioni sociali ed economiche dalle quali ciascuno proviene non possono determinare il valore di una persona né le possibilità che avrà davanti a sé», sottolinea l’assessore. Per Barcaioli, nella scuola «dobbiamo essere tutti uguali», perché il diritto allo studio e la possibilità di misurarsi con le proprie capacità devono essere garantiti «senza privilegi e senza ostacoli legati alla condizione di partenza». Parole che indicano una direzione politica precisa: difendere e rafforzare la scuola pubblica come strumento di uguaglianza. Ma che si confrontano inevitabilmente con una realtà più complessa fatta di risorse, personale e organizzazione.
Uno dei problemi destinati ad accompagnare ancora la scuola è quello della stabilità degli organici. A ridosso dell’apertura delle aule, l’Ufficio scolastico regionale ha continuato a pubblicare aggiornamenti, rettifiche e disponibilità per le supplenze. Per la provincia di Perugia, ad esempio, un nuovo prospetto dei posti disponibili è stato pubblicato l’8 settembre e nuovamente rettificato il 9 settembre, appena cinque giorni prima dell’inizio delle lezioni. Anche a Terni, alla fine di agosto, sono stati pubblicati e successivamente modificati gli elenchi delle disponibilità per le supplenze, con posti e spezzoni riguardanti i diversi ordini di scuola.
Non significa che le scuole siano prive di docenti, ma fotografa bene uno dei problemi strutturali del sistema: l’avvio dell’anno scolastico continua a coincidere con una complessa macchina di nomine, scorrimenti, rinunce, rettifiche e contratti a tempo determinato.
Il 28 agosto, per la provincia di Perugia, l’USR aveva pubblicato gli esiti delle nomine a tempo determinato da GAE e GPS per docenti ed educatori; il provvedimento è stato poi parzialmente rettificato il 31 agosto. Per gli insegnanti significa spesso convivere con procedure che si definiscono a pochi giorni dal suono della prima campanella. Per studenti e famiglie il rischio da evitare è quello della discontinuità, soprattutto nelle situazioni educative più delicate.
Una delle questioni più sensibili riguarda il sostegno agli studenti con disabilità.
Nel marzo scorso anche l’USR Umbria ha pubblicato le disposizioni relative alla continuità dei docenti a tempo determinato sui posti di sostegno per il 2026/2027, nell’ambito delle norme nazionali finalizzate a favorire una maggiore continuità educativa.

Ad agosto, inoltre, sia nella provincia di Perugia sia in quella di Terni non risultavano più posti di sostegno residui da destinare alla procedura della cosiddetta “mini call veloce” per i docenti inseriti a pieno titolo nella prima fascia GPS.
Il tema, però, va oltre il semplice numero dei posti. Per un alunno con disabilità, cambiare insegnante può significare ricominciare ogni volta un percorso di conoscenza, relazione e fiducia. Il futuro della scuola si misura quindi anche sulla capacità di rendere continuità e specializzazione la regola e non l’eccezione.
Il quadro si incrocia con un altro elemento sollevato dalla stessa Regione. In un intervento dei giorni scorsi dedicato alla programmazione “Umbria 2030”, Barcaioli ha sostenuto che nell’ultimo anno l’Umbria avrebbe perso 87 docenti e nove dirigenze scolastiche, parlando di un progressivo ridimensionamento delle risorse nazionali destinate alla scuola.
Si tratta di una valutazione politica dell’assessore, ma il tema del dimensionamento e delle reggenze trova riscontro anche nell’attività amministrativa dell’Ufficio scolastico regionale. Per l’anno 2026/2027 l’USR ha infatti pubblicato ad agosto un decreto specifico per l’individuazione delle reggenze annuali dei dirigenti scolastici.
La dotazione organica prevista in Umbria per dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi per il 2026/2027 è fissata a 130 unità, secondo gli atti dell’Ufficio scolastico regionale.
Ed è proprio qui che una questione apparentemente amministrativa diventa educativa: istituti più grandi, dirigenze accorpate e responsabilità distribuite su più plessi possono rendere più difficile quella presenza quotidiana necessaria per governare problemi, conflitti, inclusione, rapporti con le famiglie e innovazione.
Dietro la questione degli organici c’è poi un problema meno facilmente misurabile attraverso le statistiche: quanto è diventato complesso il mestiere dell’insegnante.
La scuola contemporanea chiede ai docenti di trasmettere conoscenze, ma anche di intercettare fragilità, costruire inclusione, utilizzare strumenti digitali, confrontarsi con l’intelligenza artificiale, gestire la relazione con le famiglie, affrontare disagio e conflittualità e partecipare a una quantità crescente di attività organizzative.
La domanda sul futuro della scuola passa quindi inevitabilmente dal futuro di chi insegna. Una scuola che chiede ai propri docenti di essere contemporaneamente educatori, innovatori, mediatori e punto di riferimento sociale deve interrogarsi sulla stabilità del lavoro, sul riconoscimento professionale, sulla formazione e sul tempo necessario per svolgere queste funzioni.
Altrimenti il rischio è quello di chiedere alla scuola sempre di più senza costruire attorno agli insegnanti condizioni organizzative altrettanto solide. La novità riguarda anche i Trasporti :una vera scommessa regionale sul diritto allo studio con la proposta di “Umbria Vai”, l’abbonamento annuale al trasporto pubblico dal costo di 70 euro.
Per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, così come per IFP, ITS e CPIA, la misura è destinata ai residenti in Umbria con ISEE ordinario fino a 30mila euro. Il giorno della presentazione, il 27 agosto, la Regione aveva comunicato che in una sola mattina erano già stati acquistati circa 1.400 abbonamenti.
Il trasporto non è un aspetto secondario del diritto allo studio, soprattutto in una regione caratterizzata da molti piccoli centri e territori lontani dai principali poli scolastici.
La possibilità di raggiungere una scuola senza trasformare gli spostamenti in un peso eccessivo per il bilancio familiare può incidere concretamente sulla libertà di scelta degli studenti.

La strategia regionale guarda anche alla fascia 0-6. La Regione ha ricevuto dai Comuni 260 richieste per nuovi posti in nidi e micronidi da attivare per gli anni educativi 2026/2027 e 2027/2028. L’obiettivo dichiarato è ampliare ulteriormente l’offerta e raggiungere nel tempo oltre 500 nuovi posti. Nel più ampio piano regionale per la scuola, quantificato in 22 milioni di euro, sono previsti inoltre 4,3 milioni per il tempo integrato nella primaria, con una quarantina di progetti biennali finanziabili per ampliare l’orario pomeridiano, sostenere gli studenti nello studio e rafforzare il rapporto tra scuola e territorio. Un intervento che affronta uno dei cambiamenti più profondi della società: la scuola non può più essere organizzata pensando a modelli familiari e lavorativi di decenni fa.
Orari di lavoro, distanza dai nonni, mobilità e trasformazioni delle famiglie rendono servizi educativi e tempo scuola una parte sempre più importante delle politiche sociali.
Barcaioli insiste anche su una scuola che non abbia come unico obiettivo l’acquisizione di nozioni. «La scuola deve educare alla pace, all’uguaglianza, al rispetto delle differenze e alla libertà», afferma l’assessore, richiamando il ruolo della formazione nella costruzione di cittadini capaci di confrontarsi con idee e storie diverse e di rifiutare discriminazioni e violenza.
Su questo terreno la Regione ha finanziato progetti specifici. Il programma “Vince l’amore”, dedicato all’educazione alle emozioni e all’affettività, ha coinvolto 70 scuole umbre, mentre i Viaggi della Memoria vengono sostenuti attraverso risorse regionali e progetti rivolti agli istituti scolastici.
Sono interventi che riaprono una domanda importante: che cosa dovrà insegnare la scuola nei prossimi dieci o vent’anni?

In un mondo nel quale informazioni e risposte possono essere ottenute in pochi secondi attraverso piattaforme digitali e strumenti di intelligenza artificiale, il valore della scuola potrebbe dipendere sempre di più da ciò che una macchina non può sostituire facilmente: capacità critica, relazione, confronto, metodo, responsabilità e autonomia di giudizio.
L’altra grande sfida è tecnologica. L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella vita quotidiana di studenti e famiglie. Pensare di affrontarla soltanto con divieti rischia di essere insufficiente.
La scuola del futuro dovrà insegnare a utilizzare questi strumenti comprendendone possibilità e limiti: distinguere una fonte affidabile da una falsa, verificare un’informazione, riconoscere un’immagine manipolata, comprendere come vengono trattati i dati personali e soprattutto conservare la capacità di ragionare senza delegare integralmente il pensiero agli algoritmi.
Questo comporterà però una trasformazione anche del lavoro degli insegnanti. Non basta dotare le classi di tecnologia: occorre formare chi deve insegnare a usarla. Ed è qui che il problema delle risorse umane ritorna centrale.
La sfida può essere riassunta in una contraddizione: alla scuola viene chiesto di risolvere un numero crescente di problemi sociali, ma insegnanti e dirigenti devono contemporaneamente confrontarsi con procedure amministrative sempre più articolate.
Nomine, graduatorie, mobilità, rendicontazioni, progettazioni, piattaforme digitali e adempimenti sono necessari al funzionamento di un sistema complesso, ma quando occupano troppo spazio rischiano di sottrarre energie al cuore della scuola: insegnare e costruire relazioni educative.
Le numerose procedure di rettifica pubblicate dall’USR Umbria nelle settimane che hanno preceduto l’apertura dell’anno scolastico mostrano quanto articolata sia la gestione del personale.
La sfida per i prossimi anni sarà quindi anche organizzativa: semplificare senza ridurre le garanzie, programmare prima gli organici e arrivare al primo giorno di scuola con il maggior numero possibile di cattedre stabilmente assegnate.
Nelle parole di Barcaioli, il principio di fondo è che ogni bambino e ogni ragazzo debba poter entrare in aula «con gli stessi diritti» e trovare le condizioni necessarie «per imparare, crescere e scegliere il proprio futuro».
È probabilmente questa la vera misura con cui giudicare le politiche scolastiche.
Non soltanto il numero di progetti finanziati o di strumenti messi in campo, ma la capacità di ridurre le differenze tra chi nasce in una famiglia con maggiori possibilità economiche e chi parte da condizioni più difficili, tra chi vive nei centri maggiori e chi abita nelle aree interne, tra uno studente senza particolari difficoltà e un ragazzo che necessita di sostegno.
Oggi le scuole umbre tornano a riempirsi, ma dietro ogni banco c’è però qualcosa di più di un nuovo anno da cominciare: c’è una regione che deve decidere quanto investire sul proprio futuro.
E quel futuro passa inevitabilmente dagli studenti, ma anche dagli insegnanti ai quali viene affidato ogni giorno il compito di costruirlo.













