UDI e realtà femministe in piazza IV Novembre: “Il rischio è che le donne debbano dimostrare il dissenso”
Un presidio con flash mob in piazza IV Novembre per ribadire un concetto chiaro: “Senza consenso è stupro”. È questo il messaggio lanciato ieri a Perugia durante la mobilitazione promossa dall’UDI – Unione Donne in Italia, insieme ad altre realtà femministe e transfemministe e ai centri antiviolenza del territorio, contro il cosiddetto “disegno di legge Bongiorno”.
La protesta nasce dalla preoccupazione per la nuova versione del provvedimento – proposto dall’avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno – che interviene sulla riforma dell’articolo 609 bis del codice penale relativo alla violenza sessuale. Secondo UDI, il testo rischia di rappresentare un passo indietro rispetto alla riforma approvata alla Camera all’unanimità il 25 novembre, data simbolo della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Nel mirino delle contestazioni c’è soprattutto la scelta di sostituire il concetto di “consenso libero e attuale” con quello di “volontà contraria”. Un cambiamento che, secondo le organizzatrici, sposterebbe l’attenzione sulla necessità di dimostrare il dissenso, imponendo alla vittima di provare di essersi opposta.
“Utilizzare come metro di giudizio il dissenso significa dover dimostrare di aver fatto qualcosa per opporsi alla violenza – si legge nel messaggio diffuso dall’UDI – ma sappiamo benissimo che spesso, di fronte a un’aggressione sessuale, restiamo bloccate, subiamo per paura di morire o di scatenare reazioni ancora più violente”.
UDI sottolinea inoltre come parlare di consenso rappresenti una conquista culturale e giuridica, capace di superare vecchie concezioni che finirebbero per colpevolizzare la donna e deresponsabilizzare l’uomo. “Solo sì è sì”, ribadiscono, chiedendo che la parola CONSENSO venga inserita esplicitamente nella norma, in linea con la Convenzione di Istanbul e con le pronunce internazionali.
Al flash mob hanno partecipato anche la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi e l’assessora alle Politiche sociali Costanza Spera, a testimonianza dell’attenzione istituzionale verso un tema che continua a suscitare un ampio dibattito pubblico.
La mobilitazione perugina si inserisce in un percorso più ampio che porterà alla manifestazione nazionale del 28 febbraio a Roma, con l’obiettivo di bloccare la nuova versione del Ddl, approvata in Commissione Giustizia al Senato il 27 gennaio.



















