L’assessore regionale all’Istruzione critica le scelte del Governo sul riordino delle direzioni didattiche di Città di Castello e Gubbio
Si accende il confronto istituzionale sul dimensionamento scolastico in Umbria. Dopo la comunicazione dell’Ufficio scolastico regionale relativa alle direzioni didattiche di Città di Castello e Gubbio, l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli interviene duramente contro le decisioni adottate dal Governo, giudicate in continuità con una politica di riduzione delle risorse destinate alla scuola pubblica.
Secondo l’assessore, le scelte sarebbero state prese senza un reale ascolto delle istanze della Regione, trasformando la scuola in uno strumento di contenimento della spesa. Una linea che, a suo avviso, produce effetti negativi sull’intero sistema scolastico, coinvolgendo studenti, famiglie e tutte le figure professionali che operano negli istituti, dai docenti al personale Ata.
Barcaioli punta il dito anche contro la mancanza di una posizione condivisa a livello territoriale. In questa fase, sostiene, sarebbe venuta meno una difesa unitaria della scuola umbra, sostituita da interessi locali che hanno indebolito la capacità di tutelare il sistema nel suo complesso.
Sul piano pratico, le conseguenze del nuovo assetto si riflettono sull’organizzazione degli istituti. A Città di Castello, in particolare, il dimensionamento porterà alla costituzione di due istituti comprensivi di dimensioni molto rilevanti, tra i più grandi dell’Umbria. Un quadro che resta comunque condizionato dall’attesa per l’esito del ricorso al Presidente della Repubblica, che potrebbe modificare le decisioni assunte.
L’assessore regionale auspica che questo intervento rappresenti l’ultimo atto di un triennio segnato da continui tagli alla scuola. Una fase che, secondo la Regione, ha progressivamente indebolito il sistema e che dovrebbe lasciare spazio a una progettazione diversa, capace di guardare al futuro e di accompagnare gli studenti verso competenze aggiornate, anche in ambito digitale, salvaguardando al contempo il lavoro del personale scolastico.
Tra le priorità indicate figurano la riduzione del numero di studenti per classe, il superamento della precarietà lavorativa, il contrasto allo spopolamento delle aree interne e l’avvio di una progettazione condivisa della scuola del 2030. L’Umbria, insieme a Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna, sottoposte a commissariamento, chiede un modello scolastico stabile e sostenibile, più vicino ai bisogni dei territori.
“La scuola non può essere considerata una leva di risparmio”, ribadisce infine l’assessore, assicurando che la Regione continuerà a rappresentare le istanze di chi vive quotidianamente la scuola, affinché il diritto all’istruzione e alla formazione torni al centro dell’agenda politica.






