Un evento senza precedenti tra solidarietà, testimonianze e richiami alla pace universale. Dalle voci dei partecipanti ai messaggi del Vaticano, un’Italia che torna a credere nel dialogo
Un fiume colorato, solidale e pacifico ha invaso il cuore dell’Umbria nella nuova edizione della Marcia della Pace Perugia–Assisi, trasformando una splendida e soleggiata giornata d’autunno in un evento di partecipazione civile e spirituale come pochi se ne ricordano. Secondo le stime degli organizzatori, oltre centomila persone hanno percorso i ventiquattro chilometri che separano Perugia da Assisi, fino alla Rocca Maggiore, simbolo del traguardo e del messaggio universale di pace.

Partita dai Giardini del Frontone alle 9.20 di domenica 12 ottobre, la marcia è stata guidata da Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi, che ha definito la giornata “un piccolo atto di resistenza alla crudeltà di Gaza e a tutte le crudeltà del mondo”. Un’invocazione, ha spiegato, che abbraccia chi muore di fame o sete, chi fugge dalle guerre e chi non ha mai conosciuto la libertà. “La pace – ha aggiunto Lotti – non è un sogno ingenuo, ma una responsabilità di tutti”.

Sul percorso, cartelli, striscioni e bandiere arcobaleno hanno scandito il passo dei partecipanti, uniti dallo slogan scelto per l’edizione 2025: “Imagine all the people”. Le adesioni ufficiali sono state oltre 30 mila tra scuole, enti e associazioni, ma la presenza reale ha superato ogni previsione, fino a toccare numeri record.
La capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella, ha parlato di una “Flotilla di terra, un popolo che chiede pace con forza e serenità”. Dello stesso tono il commento del senatore umbro Walter Verini (PD): “Ho visto bambini, giovani e famiglie di ogni parte d’Italia, unite dal rifiuto dell’odio e delle guerre. Ho sentito dolore per Gaza e l’Ucraina, ma anche speranza, quella che solo l’impegno civile può mantenere viva”.

Sul palco finale, emozione e silenzio hanno accompagnato le testimonianze di una giovane ucraina, una ragazza sudanese e un profugo libico: tre voci simbolo di un dolore che non ha confini. L’intervento conclusivo è stato affidato a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi, che ha parlato con parole forti e commosse: “È difficile contare i morti e rimanere composti davanti a tanta sofferenza. Ma questa folla oggi dimostra che la speranza resiste”.
Tra gli interventi più attesi, anche quello della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha ribadito come “l’Italia resti un Paese che ripudia la guerra, come sancito dalla Costituzione. Pace per i palestinesi, pace per gli ucraini, pace per tutti i popoli oppressi: è un dovere morale, non una scelta politica”.
Non è mancata la voce del Papa, giunta attraverso un messaggio letto dal vescovo di Assisi monsignor Domenico Sorrentino. “Il Santo Padre – ha detto il presule – rivolge ai partecipanti il suo saluto e invita a implorare il dono della riconciliazione nelle terre ferite dai conflitti”. Il Pontefice ha auspicato che l’impegno collettivo “sostenga gli organismi internazionali nel promuovere soluzioni giuste e durature, capaci di sostituire all’odio l’amore e all’offesa il perdono”.
Parolin ad Assisi: “Due Stati per due popoli, unica via per la pace”
Dalla città di San Francesco, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha riaffermato con fermezza la posizione del Vaticano sulla crisi mediorientale. “Continuiamo a ritenere che quella dei due Stati per due popoli sia la formula che può aiutare a risolvere i problemi e i rapporti tra ebrei e palestinesi, ed è perfettamente in linea con quanto abbiamo sempre chiesto”, ha dichiarato durante la celebrazione eucaristica dedicata a San Carlo Acutis.

Le parole del porporato, pronunciate mentre Assisi accoglieva la più grande Marcia della Pace degli ultimi anni, hanno assunto il valore di un appello diretto alla comunità internazionale. Parolin ha ribadito che “solo il rispetto della dignità di ciascun popolo e la costruzione di ponti, non di muri, potrà aprire una via di pace duratura”.
La Marcia della Pace Perugia–Assisi 2025 ha rappresentato un raro momento di unità nazionale e di risveglio civile. In un’epoca segnata da guerre, disuguaglianze e tensioni crescenti, l’Italia si è mostrata capace di mobilitarsi con spirito costruttivo e corale.
Il richiamo del cardinale Parolin, il messaggio del Papa e le voci dei partecipanti convergono in un’unica direzione: la pace come compito quotidiano e responsabilità collettiva. In questo contesto, anche il ruolo dell’Italia torna a essere cruciale, non solo come mediatore nei tavoli internazionali ma come promotore di un modello politico e culturale fondato sul dialogo e sulla solidarietà.
Da Assisi, ancora una volta, si è levato un messaggio limpido e universale: la pace non si invoca soltanto, si costruisce insieme, passo dopo passo, da Perugia al mondo intero.






