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Home » Un problema irrisolto del mondo e alcuni dell’Umbria
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Un problema irrisolto del mondo e alcuni dell’Umbria

admin_editore06 Mins ReadGiugno 16, 2017
 

Di Adriano Marinensi – Quando gli americani hanno eletto Presidente degli USA un tipo bizzarro come Donald Trump, mi sono detto: Affari loro! Dalle smargiassate della campagna elettorale, avrebbero dovuto capire a chi affidavano le sorti del Paese. Quindi: Affari loro! Invece mi sono sbagliato. La presa di distanza dagli accordi sanciti dalla Conferenza dell’ONU (150 Paesi), a Parigi, sui problemi climatici, porta a concludere che non sono affari loro, ma problemi per tutti e anche nostri, di italiani e di umbri.

A Parigi – dal 30 novembre al 12 dicembre 2015 – sono stati assunti impegni strategici per ridurre, seppure con qualche sacrificio, le emissioni nocive in atmosfera, al fine di mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi. Una decisione di notevole importanza che, all’indomani della Conferenza, ha fatto dire al Ministro lussemburghese per l’ambiente: “Oggi è un giorno di cui essere fieri. E’ stato concluso un trattato (entrato in vigore il 4 novembre 2016 n.d.a.) giuridicamente vincolante, che consente al mondo di imboccare la strada giusta”. Il metodo è quello di diminuire i gas responsabili dell’effetto serra e aumentare l’utilizzo delle energie alternative. L’accordo lo aveva sottoscritto, per gli USA, un Presidente di ottima razza come Barack Obama. Ora ne è arrivato un altro dallo sguardo strabico – forse convinto negazionista sugli effetti negativi del gas serra – che mostra più attenzione agli affari dei suoi sodali dell’alta finanza (compresa forse qualche fabbrica d’armi) e molto meno al futuro dell’umanità. Siccome però gli USA sono tra i principali inquinatori, la decisione di rivedere gli impegni di Parigi, diventa una grossa iattura. Che fa venir meno anche una parte dei 200 miliardi di dollari l’anno pattuiti, tra i Paesi industriali, sino al 2020, che davano concretezza ai risultati della Conferenza. Per di più, quando si afferma di “essere d’accordo sugli obiettivi, ma non sui tempi per raggiungerli”, equivale ad una manifestazione di pensiero tendente a dilazionare e svilire i contenuti strategici delle decisioni.

 
 
 
 
 

E’ confortante invece il risultato conseguito in questi giorni a Bologna, dove il G7 (Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Giappone, USA e Canada), ad esclusione del Governo americano, ha ribadito la bontà del negoziato di Parigi e l’esigenza di proseguire nella campagna di “bonifica” del Pianeta. Nel documento conclusivo si colgono valutazioni di notevole interesse nella ricerca di un modello di crescita compatibile con la difesa delle condizioni di vita. Lascia ben sperare la dichiarazione del Ministro italiano Luca Galletti, che sicuramente rispecchia il pensiero anche degli altri membri del G7 (USA esclusi). Dice: “L’accordo di Parigi è irreversibile e non negoziabile”. Dichiarazione avallata dal Capo del Governo Paolo Gentiloni il quale ha dichiarato: “l’Italia conferma l’accordo di Parigi e l’impegno per la green economy e lo sviluppo sostenibile”.

Si potrebbe pensare all’Umbra come territorio non interessato – per esempio – al sollevamento del livello dei mari, conseguente allo sciogliersi dei grandi ghiacciai, che è tra le negatività di maggiore rilievo che producono l’aumento delle temperature. Credo invece che, noi umbri dobbiamo essere attenti ai mutamenti atmosferici perché influiscono sulle mutazioni ambientali; e l’ambiente è caratteristica fondamentale del nostro territorio, sia dal punto di vista culturale, sia turistico – economico. Per questo i risultati scaturiti dagli incontri internazionali sui problemi ambientali dobbiamo guardarli, e magari trattarli a livello di opinione pubblica, con molta attenzione.

A proposito di attenzione, alquanto preoccupante par che sia quella rivolta dalla Corte dei Conti ai “libri contabili” del progetto relativo al Centro per la ricerca sulle cellule staminali di Terni. La interessante “proposta sanitaria” ternana ha ormai compiuto quasi una quindicina d’anni, essendo nata nel 2003, peraltro con validi sostegni e ottimi proponimenti. Venne organizzata una partecipazione pubblico – privato, composta da Comune e Vescovado di Terni, dalle Fondazioni CARIT e Agarini (all’epoca socio di Thyssen, Riva e Falk nella ragione sociale dell’Acciaieria, nonché proprietario della Ternana calcio), con il patrocinio dell’Istituto Superiore di sanità e il sigillo di garanzia di uno scienziato eminente, qual è Angelo Vescovi. Ora, a parte le beghe pregresse, tra ATER e Azienda Ospedaliera, riguardanti i contratti d’affitto non stipulati, i canoni di locazione mai pagati, grande allarme desta la mancata attivazione operativa.

L’operazione s’era avviata addirittura scegliendo subito, come s’usa dire oggi, la location, individuata nel fabbricato dell’ex Milizia (una struttura paramilitare, ai tempi del fascio), situata a poca distanza dall’Ospedale di Colle Obito. Lira più, lira meno, la ristrutturazione pare sia costata qualcosa come otto milioni di euro, cioè una montagna di soldi che ha partorito il classico topolino. Pure il nome era stato scelto con tono altisonante, in lingua inglese (Institute for brain repair) che fa molto fico. Poi però, sempre all’inglese, è iniziato lo squagliamento delle responsabilità dei diversi soci, a vario titolo. Tutto è andato scadendo. I miei concittadini ternani, di fronte a simili situazioni di stallo, usano esprimersi così, in vernacolo colorito: “La cera se cunsuma e lu mortu non cammina”. Ma, da questa locuzione dozzinale, io mi dissocio totalmente.

Al Centro dell’ex Milizia era collegato un altro importante reparto sanitario allestito all’interno dell’Ospedale S. Maria. Si tratta della Banca del cordone ombelicale alla quale ha dedicato la vita professionale il mio fraterno amico scomparso Giampaolo Palazzesi. Capitai, un giorno, per una analisi dalle sue parti e lui volle farmi visitare la “creatura” cui credeva fermamente, per il rilievo scientifico assunto. Spiegava, in un comunicato, il Comune di Terni: “Il cordone ombelicale che, di solito, viene distrutto dopo il parto, contiene cellule staminali del tutto simili a quelle del midollo osseo, che hanno un ruolo fondamentale nella cura di gravi malattie del sangue”.

Per l’entrata in funzione del Centro ricerche per le cellule staminali non sono mancati i consueti annunci, susseguitisi nel tempo, talvolta pure con una certa enfasi. Sta di fatto che sul Corriere della Sera TV, con data 2016, si può leggere un titolo dal significato quantomeno sconcertante: “Il bucato steso nel Centro ricerche incompiuto”. E si vede la foto di un balcone dell’ex Milizia con i panni sciorinati al sole. L’articolo, in parte sonorizzato, contiene interviste (come dire?), un po’ curiose e i risultati di una sorprendente indagine giornalistica condotta in loco.

Ora a irrompere a gamba tesa è la Corte dei Conti, la quale, nell’occasione potrebbe dare una occhiata anche ai quattrini (quelli pubblici) spesi per la Metropolitana di superficie, il Centro multimediale, il Teleriscaldamento, la Città del cinema di Papigno. E non aggiungo altro.

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