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Home » Umbria: amianto nell’acqua potabile, si può anche morire… ma a norma di Legge
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Umbria: amianto nell’acqua potabile, si può anche morire… ma a norma di Legge

admin04 Mins ReadAgosto 7, 2017
 

Di Sauro Presenzini (*) – Se nelle tubature degli acquedotti c’è l’amianto, le fibre possono essere ingerite, oppure anche inalate, in quanto si può determinare evaporazione dell’acqua e quindi aerodispersione delle fibre, uno dei più potenti agenti cancerogeni noti in medicina. C’è un rischio in Italia, in Europa e su tutto in pianeta che viene fortemente sottovalutato ed è il rischio di inquinamento da amianto proveniente dalle tubazioni per la distribuzione dell’acqua potabile. In Italia, l’entità del problema dovrebbe corrispondere a circa 100 mila chilometri di tubazioni, secondo una stima del 2013 dell’Arpa Lazio, uno dei problemi fondamentali è che si è spesso discusso del nesso tra rischio di dispersione e rischio di tumori per l’apparato gastroenterico.

L’effettiva presenza di quantità preoccupanti di fibre di amianto nell’acqua potabile, dipende esclusivamente dalla metodologia usata per le analisi, ovvero attraverso il metodo della microscopia elettronica a scansione, alcuni addirittura in microscopia ottica che costituisce oggi Il 99% dei campionamenti fatti in Italia, lasciamo quindi immaginare cosa potrebbe oggi emergere rispetto a questo inefficace ed “antico” metodo di rilevazione dell’amianto da parte di molti gestori e ahimè anche pubblici.

 

Un solo illuminante esempio, a Carpi (in Emilia Romagna) sono state rilevate 160 mila fibre di amianto per litro d’acqua, però guarda caso, l’unica volta che in Emilia Romagna (e forse in Italia) è stato utilizzato il metodo conosciuto negli Stati Uniti, quello effettuato appunto con un microscopio elettronico a trasmissione, si è misurato e scoperto per il monitoraggio fatto nelle acque potabili di Ravenna nel 1995 ha rilevato fino a 2,5 milioni di fibre per litro d’acqua. Le rassicurazioni elargite all’ignara popolazione, non tengono però conto di questa metodologia, perché si confrontano metodi analitici (non confrontabili) assolutamente diversi l’uno dall’altro. Per quanto riguarda l’impatto sulla popolazione dobbiamo focalizzare il problema su quel 50% circa di donne ammalate di mesotelioma in Emilia Romagna e in Toscana, dato emerso da quasi tutti i registri regionali per il quale gli osservatori concludono dicendo che l’esposizione è sconosciuta, …non è sconosciuta, è difficile ricostruirla, ma non è un caso!!!. Infatti l’acqua non viene soltanto bevuta ma anche utilizzata per pulire i pavimenti e per lavare gli indumenti, …e quando l’acqua si asciuga, evapora ci ritroviamo le microfibre (inalabili) disperse nell’ambiente. Ed è forse questo il motivo, per il quale si può anche morire (specialmente le donne), …si ma a norma di Legge, s’intende!!!

Gli acquedotti colabrodo dell’Umbria, ormai ridotti allo stremo anche a causa dell’elevata sismicità del territorio e la presenza “generosa” delle fragilissime condutture fatiscenti in cemento/amianto, ancora in esercizio per centinaia di Km, non fanno di certo un eccezione nel nostro territorio. Si pone il problema dell’assoluta urgenza di una bonifica radicale, senza nessun atteggiamento di tolleranza. Per l’accertato rilascio delle microfibre volatili dell’amianto non si può assolutamente ipotizzare l’esistenza di una soglia di sicurezza, poi qualcuno può ipotizzare che le vittime saranno poche, ma questa osservazione non merita nessun commento, …perché il diritto alla salute non è un diritto della maggioranza, il diritto alla salute è un diritto di tutti. Un più concreto e pressante, vero e gravissimo pericolo, lo hanno corso e tutt’ora lo stanno correndo gli operai manutentori, che per lunghi anni hanno lavorato per la posa in opera e riparazioni delle tubazioni in cemento amianto, soprattutto durante le operazioni di taglio di tali tubi, normalmente eseguito con flessibile e quindi ne respirano la polvere, senza nessuna protezione e preparazione professionale specifica.

Per la bonifica e manipolazione di sostanze contenenti amianto, di norma occorre una tuta pressurizzata con abbigliamento e maschere idonee, …forse sarebbe il caso che qualche Procura accerti se anche attualmente (come sembrerebbe essere), …gli operai (carne da macello?) siano mandati allo sbaraglio senza nessun corso, preparazione tecnica e cautela! Eppure il pericolo amianto è ormai tristemente noto da decenni. Dal punto di vista legislativo, a fronte dell’assenza di normative italiane che prescrivano i limiti massimi tollerabili nella presenza dell’amianto nell’acqua potabile, è corretto disinteressarsi completamente dell’amianto in oggetto, visti gli enormi danni che tale materiale ha compiuto negli anni? l’Allegato I al Decreto Legislativo 31/2001 detta i criteri della potabilità dell’acqua destinata al consumo umano. Tra questi parametri non è prevista la ricerca delle fibre di amianto!

La domanda cardine è, il presidente e/o figura apicale di una qualsiasi Spa, nella gestione dell’azienda pubblica, deve rispondere solo ai propri azionisti, oppure agli utenti/cittadini a cui sono chiesti i tributi per il servizio reso, deve vincere il profitto oppure la corretta gestione e la tutela della salute bonificando, sostituendo senza indugio, i residui tratti delle tubature contenenti amianto?

(*) Presidente WWF Perugia

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