Aldo Ronchi, Giulio Balestreri, Paolo Ferrari, tutti nati nel 1925, ed Ermete Anghinoni, della classe 1924, sono quattro giovani provenienti dallo stesso paese, Calvatone, in provincia di Cremona. In questo paese c’ erano molti fascisti. I quattro ricevettero la cartolina precetto della R.S.I. il 1 novembre del 1943, nessuno si presentò. Tutti renitenti, furono presi in una retata della milizia repubblicana nel paese ed arruolati. Di un gruppo di quindici concittadini arrivarono a Perugia solo 10. Furono alla caserma Fortebracccio di Perugia e poi avviati verso il fronte di Cassino.
Vestivano la divisa militare , ma ancora non avevano stellette e fregi. Durante il viaggio in treno, a Foligno, approfittarono di un bombardamento degli alleati per scappare. I quattro furono ospitati a Trevi per la notte, poi furono a Cancelli di Foligno. In seguito a Seggio. Ermete Anghinoni prima del rastrellamento del 17 aprile si era separato per tornare a casa.
Giulio Balestreri partecipò all’attacco della caserma di Nocera , di Gualdo Tadino e di Serravalle di Chienti. Ricorda che a Nocera , il gruppo costituito da una quindicina di elementi, sostenne una sparatoria e che fu ferito il comandante Cantarelli.
A Serravalle il gruppo di circa una dozzina di partigiani ebbe successo e, come dice Giulio, “ lasciarono in mutande i militi “ della caserma: bottino: armi e vestiti.
In questa azione erano presenti Bertè e Sandro, assenti Cantarelli e Cecconelli.
A Gualdo riuscì ancora meglio, praticamente fu un colpo di mano, senza scontro e senza sparatoria., suonarono il campanello ed entrarono in caserma trovando i presenti disorientati. Presero, tra l’altro, due mitragliatrici che poi portarono a Collecroce. Giulio non ricorda che il gruppo , come racconta Aurora Pascolini, fece tappa a Colle e pernottò alla Costa.
Dopo la guerra ( nel 1945) Giulio passò 6 mesi alla roccaccia di Spoleto insieme al montenegrino Stefano, perché a guerra finita – dice Giulio- furono trovati armati ed arrestati. Lì, al carcere di Spoleto, Giulio ricevette la visita del padre del giovane Paolo Ferrari, fucilato a Santa Cristina di Valtopina. Uscito di prigione, nell’ottobre del 1945, fece ritorno al proprio paese, dopo una breve visita a Sorifa per salutare i conoscenti. La notte del 17 aprile 1944 era a Casebasse per controllare la situazione e vigilare, poiché si attendeva il rastrellamento dei Tedeschi. Con un compagno tornò a Mosciano, arrivati a Sorifa, sul colle della chiesa, incontrò il comandante Cantarelli che era tornato dopo la convalescenza.
Quindi poi si trovarono a Santa Cristina e a Balciano, in comune di Valtopina, dove si egli nascose presso la famiglia Abbati per 20 giorni. Più tardi fu a Foligno presso la casa di Cantarelli per 3 giorni. Poi Giulio ed altri furono portati sulle montagne vicino Colfiorito e si nascosero nei boschi fino al ritiro dei tedeschi. Giulio era molto amico di Paolo. Dopo la strage di Collecroce si divisero e Paolo andò verso il tragico destino insieme a Lello (Bartolomeo Armillei). La divisa, stivali e berretto che indossava Paolo quando fu catturato dai tedeschi furono presi nella caserma dei carabinieri di Gualdo Tadino, infatti nella foto dell’ epoca Paolo appare vestito come un carabiniere. Giulio prese parte allo scontro del 2 aprile con i fascisti, tra Sorifa e Stravignano, ma secondo la sua versione erano solamente in pochi egli, Cecconelli e Buono.
Qui le testimonianze sono scarse e differenti , pertanto la ricostruzione dell’ avvenimento risulta difficile. Avevano avuto notizia dell’ arrivo della squadra “repubblichina” a Stravignano, quindi da Sorifa si avvicinarono alla collina detta “Costa del Re”, percorrendo, non l’ attuale strada provinciale, e né la cosiddetta “strada del Serrone” (che sarebbe stata la migliore), ma forse a metà costa tra le due dette strade; quindi arrivati nella valle “ fosso vallerice” cominciarono a salire sulla “Costa del Re”. Giulio venne a trovarsi di fronte ad un milite fascista isolato, entrambi spararono quasi contemporaneamente, nessuno fu colpito e quindi il fascista scappò. Un colpo portò via il cappello a Rolando Buono, Giacinto Cecconelli fu ferito ad un piede. Poi i tre si ritirarono riparandosi dietro mucchi di sassi e tornarono a Sorifa . A Giulio non risulta, o non sapeva, della presenza sulla collina anche di Aurora e dice che non erano sul posto quando fu ucciso il giovane Giovanni Tribuzi
Fu presso la famiglia di Dario Marcantoni di Sorifa , dove alloggiò per diverso tempo, poi presso la casa di Rinaldo Leonardi. Aldo Ronchi invece era presso la casa di Amino Gallina, sempre nel paesetto di Sorifa. Racconta che amoreggiava con la giovane Rina Marcantoni, la figlia di Dario. Di Sandro nLeani, racconta che era spesso alla Serra di Mosciano , era un gran camminatore e nell’ esercito era sergente maggiore . Aurora era infatuato di lui, ma a questi piaceva una maestra che faceva servizio presso i Bagni (Gile). Giulio si è sposato nel 1948 e dal suo paese si è trasferito a Milano. E’ ritornato in Umbria diverse volte, ed in un’ occasione si è recato a Sorifa, dopo il terremoto del 1997. Nel 1973, di ritorno da Roma, venne a Foligno e fece visita a Rolando Buono e ad Antero Cantarelli, che allora prestava servizio volontario presso un ospizio .
Cita altri nomi di giovani presenti nella zona , per lo più di Foligno: un certo Castellani, due fratelli, Otello e Mario di cognome forse Tartini , i fratelli Lupidi , Adelio Fiore di Foligno e un certo Alberti.
di Pietro Nati















