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Home » Quel Ferragosto, quando Kappler fuggì dal Celio
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Quel Ferragosto, quando Kappler fuggì dal Celio

admin_editore05 Mins ReadOttobre 21, 2016
 

di Adriano Marinensi –  Ve lo ricordate Herbert Kappler ? Si ?  No ?  Per i si ripeterò chi era;  per i no lo presenterò così.  E’ stato uno degli innumerevoli criminali di guerra nazisti che gli uomini e la storia hanno spregiato e maledetto.  Macellai amorali sulla ribalta ignobile del peggior fatto d’armi di sempre.  Kappler nasce a Stoccarda, nel 1907.  Fanatico hitleriano, fa una rapida carriera e il Fuhrer lo manda a spadroneggiare a Roma, con il grado di Colonnello della Gestapo.  Ma non è famoso per questo.  Acquista una scellerata nomea per aver massacrato 335 innocenti alle Fosse Ardeatine.  Condannato all’ergastolo, per tale nefandezza, nel 1948, sconta la pena nel carcere militare di Gaeta.

Lo strano caso della signora con la valigia non è una commedia, però poco ci manca.  La scena d’inizio è tale e quale a quella del film comico che vede Enrico Montesano e Carlo Verdone recitare la parte di due carabinieri messi a fare la guardia di fronte all’uscio di una camera d’ospedale dove è recluso un pessimo mafioso.  Il quale si finge malato assai e invece li fa fessi, svignandosela, aiutato dai suoi complici.  Anche Herbert Kappler è stato trasferito dal carcere al Celio di Roma, perché malato (ha un tumore all’intestino).  Sul corridoio, di fronte alla porta della sua stanza, al terzo piano, ci sono, pure li i carabinieri a guardia del condannato.  E’ un ergastolano un po’ particolare che ha al capezzale, come infermiera personale, la moglie Annelise, la quale, a sua volta, gode di molta libertà, in quanto può entrare e uscire a suo piacimento.

 

E’ il giorno di Ferragosto del 1977.  Fa caldo in una Roma per un verso sonnolenta e per l’altro impegnata nella gita al mare.  Al Celio, nulla di nuovo, sull’uscio e dentro la camera di Kappler.  Qualcosa di nuovo c’è stato in tprecedenza quando, da Berlino, sono arrivati alle Autorità italiane, ripetuti appelli in favore della liberazione del malato terminale.  Una petizione è firmata da oltre 200 Deputati tedeschi.  Sembra esistesse, in Baviera, pure una “Associazione Amici di Kappler” (bell’amico che s’erano scelto . I !)custodi del Colonnello sono talmente abituati all’andirivieni di Annelise da non preoccuparsi affatto quando, verso notte fonda, la vedono uscire dalla camera del marito quasi trascinando una grossa valigia ed entrare nell’ascensore.  Prima si premura di appendere fuori un cartello con scritto : “Non disturbare sino alle 10”.  Dunque, scende a pianterreno e carica il valigione dentro una Fiat 132 rossa che ha parcheggiato nel piazzale.

 E Kappler?  Stando al cartello affisso sulla porta della camera, avrebbe dovuto dormire sino alle 10 del mattino seguente.  Solo che, quando, all’ora stabilita dalla moglie, entrano per aprire, con il dovuto garbo, le finestre, lui non c’è.  La prima convulsa ricerca la fanno all’interno dell’ospedale.  Non si trova.  Quindi, con i “carcerieri” nel panico, parte l’allarme.  Intanto però, dalle 11 circa della sera prima, sono trascorse un bel po’ di ore e Annelise, a bordo della sua 132 rossa, ha avuto tutto il tempo per arrivare al Brennero, diretta a Soltau, in Germania. Dove, i fuggiaschi ricompaiono, accolti dai loro connazionali, tutti felici e contenti, come Biancaneve baciata dal Principe azzurro.  Anche una parte della stampa teutonica riporta, con toni positivi, la notizia del ritorno alla terra natia del boia delle Fosse Ardeatine.  Si potrebbe scrivere, paradossalmente, nel segno dei valori europei e democratici.  Senza vergogna alcuna. Così come, senza vergogna alcuna, ha vissuto ed è morto (l’11 ottobre 2013, a Roma, dov’era agli arresti domiciliari), ergastolano pure lui, il corresponsabile di quell’atrocità : Erich Priebke. Il Creatore lo ha fatto vivere 100 anni, forse per mantenere vivo il ricordo, attraverso la sua figura di masnadiere, l’ignominia delle azioni naziste in Italia. Longevo lui, come non pochi altri. Nel 2013, un quotidiano pubblicò le foto di altri 8 birbaccioni, rimasti in libertà, tutti di età superiore ai 90 anni.Tornando alla scomparsa di Kappler dal Celio, l’ ipotesi investigativa immediata parla ovviamente di evasione dentro la valigia.  Paralogismo esilarante, ma verosimile.  Pur se la  domanda sorge spontanea: “E’ possibile che la signora abbia fatto tutto da sola ?”  E’ vero che l’aitante vichingo, quello di pura razza ariana di un tempo, s’era ridotto a poco corpo e poco peso, quasi mezzo quintale lordo quella valigia avrà pesato di sicuro.  E ancora: “Poteva un uomo, di salute assai malconcio, resistere costretto dentro poco spazio, per il tempo, non breve, d’uscita dall’ospedale e almeno durante  il primo tratto del viaggio ?”  Oppure le cose sono andate in tutt’altro modo e c’era da nascondere complicità d’alto livello e di tipo italo – tedesco ?  Ad ogni buon conto, una volta deciso di ingiuriare la giustizia, si poteva evitare almeno la pochade.

Dario Fo ci scrisse un articolo in falsetto che raffigurava, tra l’altro, l’uscita di Annelise dal Celio.  In questi termini:  “Con la sua valigia, senza rotelle, raggiunge il piano terra, attraversa l’atrio, sorpassa la portineria, dove ci sono le guardie, saluta e viene salutata a sua volta, (50 chili e 52 anni, come li porti bene, signora !).  Prosegue, le aprono il portone, traversa il piazzale verso l’auto rossa.  Forza, Annelise, non si scomponga, la stanno guardando, sia disinvolta, canticchi, ci siamo, ce l’ha fatta.”  Certo, se farsa giocosa doveva essere – messa in scena dalla solita regia occulta – meglio interpretarla così.  L’unica verità, in quel guazzabuglio di cialtronerie, fu la gravità della malattia di Kappler che infatti morì l’anno seguente, il 1978.  Scomparve un mostro del quale – insieme a tanti altri – andrebbe dichiarata la damnatio memoriae.

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