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Home » Il dopoguerra, quando il mondo dovette stare ai Patti
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Il dopoguerra, quando il mondo dovette stare ai Patti

admin_editore06 Mins ReadAprile 9, 2019
 

Di Adriano Marinensi – Se le bombe atomiche avevano fatto stragi in Giappone durante la II guerra mondiale, dal 1945, per una decina d’anni, “garantirono” una tregua che, seppure armata, provocò soltanto momenti di spavento. Dunque, oggi riparliamo di storia, perché, nel mese di aprile, accadde una volta … L’arsenale nucleare, costruito in fretta e furia da USA e URSS, verso la metà degli anni ’50 del ‘900, fece da deterrente: poco sarebbe rimasto alla fine di un conflitto combattuto con le nuove armi di distruzione di massa. Si era appena usciti da un cataclisma che aveva lasciato intatto il territorio americano, però l’Europa risultava per metà distrutta. Una arcigna contrapposizione ci fu, ma la chiamarono guerra fredda. Contrapposizione ideologica e di potere; di controllo egemonico, soprattutto ad est, dove lo stalinismo finì per assoggettare interi popoli.

Tra i momenti di maggior spavento della guerra fredda, va segnalata la crisi di Cuba (16 – 28 ottobre 1962, 13 giorni di terribile angoscia). Un ricognitore americano segnalò la presenza sull’isola di Fidel Castro, di installazioni missilistiche sovietiche. Il Governo di J. F. Kennedy si sentì minacciato ed ebbe inizio un braccio di ferro tra le due grandi potenze. Si arrivò a sfiorare lo scontro, quando alcune navi russe, cariche di componenti offensivi, tentarono di forzare il blocco imposto dagli americani intorno a Cuba. Alla fine, Nikita Chruscev ordinò il dietro front e il mondo trasse un sospiro di sollievo. Però, ce l’eravamo vista brutta.

 
 
 

Nel 1949, ad aprile, per timore che l’URSS covasse maggiori mire espansionistiche in Europa, nacque la NATO, sigla che sta per North Atlantic Treaty Organization, cioè il Patto Atlantico di difesa collettiva al quale, in origine, aderirono 10 Paesi europei più USA e Canada (oggi sono 30). Di recente il Presidente Mattarella ha definito la NATO “un baluardo di pace, fondamento della politica estera italiana”. In effetti, l’organismo promosso 70 anni fa, ha rappresentato e continua a rappresentare un valido presidio di difesa, a favore di equilibri internazionali, un “gendarme” incaricato di contrastare conflitti armati. Inizialmente fece anche da tutore degli Accordi stipulati a Yalta, in Crimea, dal 4 all’11 febbraio 1945, tra Roosevelt, Churchill e Stalin che delinearono i nuovi assetti politici e geografici mondiali. E, tra l’altro, decisero la creazione dell’O.N.U., Organizzazione delle Nazioni Unite, entrato in vigore il 24 ottobre 1945, dopo la ratifica da parte dei 5 Membri permanenti: USA, URSS, Cina, Francia, Inghilterra.

A Terni, accadde il 17 marzo 1949. La manifestazione, promossa dai partiti di sinistra contro l’adesione dell’Italia alla NATO ed al Patto Atlantico, fece registrare uno scontro violento tra i dimostranti e la Celere. Qualcuno scrisse: “La solita baraonda, le solite manganellate”. Invece no. Alla fine si contarono un morto e 7 feriti. Rimase ucciso, dai colpi della Polizia, l’operaio Luigi Trastulli, 21 anni, moglie e un figlio. Dietro la protesta politica, ad agitare ancor più gli animi, aleggiava già il fantasma dei licenziamenti effettuati all’Acciaieria nel biennio 1952 – 53.

Il Patto di Varsavia, ad iniziativa di Mosca, lo firmarono l’Unione Sovietica e i suoi 7 Stati satelliti; ebbe vigore dal 14 maggio 1955 (non per caso, una settimana dopo l’adesione alla Nato della Germania Occidentale), sino al 1 luglio 1991, al momento della dissoluzione dell’URSS. Lo chiamarono Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza, in pratica una alleanza che divenne, con il suo poderoso esercito, uno strumento di elevata forza militare. Prevedeva la reciproca difesa in caso di aggressione da parte di nemici esterni, ma fu usato pure per reprimere tentativi deviazionisti interni al blocco orientale. Come, ad esempio, la Primavera di Praga, (1968), il tentativo di allargare le maglie del controllo di Mosca, in Cecoslovacchia. La stagione delle riforme finì rapidamente nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, quando le forze armate del Patto di Varsavia ristabilirono l’ordine e la disciplina. Analoga sorte aveva subito la Rivoluzione ungherese, altro tentativo libertario di spirito antisovietico, durato dal 23 ottobre ai primi giorni di novembre 1956, travolto dall’Armata rossa che intervenne con 200.000 soldati e 4.000 carri armati. Il costo fu di oltre 3.000 civili uccisi.

Già dall’indomani di Yalta, la innaturale alleanza tra USA e URSS, che aveva annientato l’aggressore nazifascista, mostrava segni di sfaldamento, lasciando il posto alla competizione. Più tardi, si manifesterà su diversi fronti: la corsa agli armamenti ed alla conquista dello spazio, la pianificazione economico – produttiva da un lato (URSS) e il libero mercato dall’altro (USA), la concezione politica del potere statale e della democrazia. Non c’erano più nemici da combattere, c’erano invece le influenze sul mondo da spartirsi e su questo terreno venne giocata una partita serrata. Principalmente sulla Germania occupata e divisa in due che finì per perdere la sua dimensione di diritto internazionale. Durante la Conferenza di Parigi, svoltasi dal 29 luglio al 15 ottobre 1946, si accentuò la contrapposizione, pur se il Trattato lo sottoscrissero tutti i Paesi vincitori. Per inciso, va ricordato che, in quella sede, all’Italia furono imposti rilevanti sacrifici, senza tener conto del ruolo svolto dalla lotta di liberazione, durante l’ultima parte del conflitto.

C’è una data “strategica” nel lontano dopoguerra: 5 giugno 1947. Il Segretario di Stato USA George Marshall tenne al Circolo dei laureati di Harvard, il famoso discorso sulla situazione economica mondiale. L’Europa – disse – è in ginocchio per gli effetti sconvolgenti delle distruzioni. E annunciò la decisione del Governo americano di avviare un progetto di aiuti finanziari, per un ammontare di 14 miliardi di dollari (110 miliardi di oggi) che prese il suo nome: Piano Marshall, in sigla E.R.P. (European Recovery Program), approvato dal Congresso il 2 aprile 1948. Per l’America di Harry Truman (1945 – 1953), un impegno colossale che – in Italia – contribuì alla ripresa di molte attività imprenditoriali, oltre alla ricostruzione di strade, ferrovie, ponti, milioni di case e dette impulso a quello che divenne il “miracolo economico”, negli anni ’50 e ‘60. Precedentemente, nel biennio 1945 – 46, gli USA avevano inviato in Europa (ed in Giappone) 16 milioni di tonnellate di generi alimentari. Il Piano Marshall era diretto a tutti gli Stati, compresa l’URSS che rifiutò ogni sostegno. Rimase il vigore sino al 1951. Salvò il Vecchio Continente, ma ebbe tra gli effetti politici: frenare l’influenza sovietica; aprire all’imprenditoria americana nuovi e vasti mercati; costruire nuove democrazie. Al di là d’ogni posizione ideologica, non è stato possibile negare l’impatto positivo e rilevante del Piano Marshall sul processo di ricostruzione in Europa e in Italia. Forse va aggiunto che c’era anche un debito contratto dai bombardieri anglo – americani e l’ “intervento umanitario” contribuì a pagarlo.

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