L'assessore Barberini nel partecipare al convegno “Analisi e sviluppo dei servizi ospedalieri e territoriali dello Spoletino ha colto l'opportunità di partecipare,per la prima volta da assessore, in commissione consiliare sanità
insieme al direttore regionale Emilio Duca e al sindaco Fabrizio Cardarelli. In quell'occasione ha garantito che entro Marzo verrà definito il piano di integrazione degli ospedali.
A questo proposito ha affermato Barberini “Sarò garante dei territori, di tempo se ne è perso anche troppo”. Posizione che l’assessore ribadisce anche per la delicata partita dell’integrazione degli ospedale di Foligno e Spoleto su cui si dice «pronto a ricoprire il ruolo di garante, purché – precisa – anche da parte dei due territori ci sia la disponibilità a lavorare per inalzare in un’ottica di risparmio e innalzamento del livello qualitativo dei servizi”
Cardarelli si è reso disponibile ed ha aggiunto «Disponibili con dignità e garantiamo fin da ora la massima collaborazione nell’ambito del confronto, ma sia chiaro che lo faremo con la dignità che il nostro ospedale merita, perché – ha detto – di integrazione sentiamo parlare da anni e finora abbiamo visto soltanto un costante scivolamento di servizi verso Foligno, penso alla scuola per infermieri a quella di oculistica e all’anatomia patologica”.
L'assessore ha manifestato un forte interesse per il bunker di Radioterapia a Spoleto che potrebbe fare il paio con la medicina nucleare di Foligno. Per il bunker e relative dotazioni sono, infatti, stati compiuti ingenti investimenti che al momento risultato pressoché inutilizzati a causa di una carenza di personale che lo stesso assessore ha riconosciuto.
Sul futuro della Chirurgia prevista nel piano d’integrazione degli ospedali di Spoleto e Foligno si resta ancora in attesa; il Direttore regionale ha precisato “Per la chirurgia robotica è necessario costituire un’equipe di professionisti che a rotazione operi nei tre ospedali, alternative non ce ne sono».
L’altra traccia è arrivata poco dopo: «Per quanto riguarda la chirurgia d’urgenza, a mio avviso, dovrebbero essere al massimo quattro gli ospedali umbri che ne sono dotati uno nel Nord dell’Umbria, poi Perugia e Terni, e l’altro in questo territorio».





