di Adriano Marinensi – Su un quotidiano di carta, giorni fa, è stato ricordato un personaggio che, verso la metà del secolo scorso, portò l’Umbria sulle prime pagine dei giornali. Ho pensato, stante la risonanza che ebbero i fatti strabilianti, ascritti a suo carico dalla Magistratura, forse è il caso di tornare a raccontarli con qualche particolare in più. Però, lo spazio di un articolo non mi è bastato e quindi – se il lettore avrà la pazienza di seguirmi – lo farò in due puntate.
All’anagrafe il protagonista dello scandalo accaduto a Terni, era registrato per Cesare Mastrella, ciociaro di Velletri; sulla stampa dell’epoca, divenne l’Ispettore miliardo. Dunque Cesare Mastrella è il primo attore di una sorta di commedia dell’arte alla rovescia, che sa di ribalderia e dabbenaggine insieme. Capo pro tempore della Sezione doganale di Terni, dipendente dalla Circoscrizione di Roma, era tenuto dai superiori sopra un palmo di mano in quanto considerato Funzionario modello. A norma di Galateo, uomo serio e molto a modo. Però a modo suo. Un po’ angelico, un po’ diabolico, un po’ narcisista, di quelli che amano stare al centro dell’attenzione: al matrimonio vorrebbero essere la sposa, al funerale la salma. Ai giorni nostri, quelle trasmissioni T V, abrasive delle “ginocchia” degli spettatori, ci avrebbero organizzato un “serial” di grande canizza.
Il Dottore, all’epoca delle “circostanze delittuose” aveva 48 anni, una moglie e due figli a carico, un attico niente male a Terni, un ragguardevole tenore di vita, tale da conferirgli notorietà in una città provincialotta. Funzionario modello in quanto capace – si diceva – di organizzare un servizio doganale dinamico e confacente alle esigenze delle imprese. Quindi, più che un travet, un manager. In molti ci avrebbero messo le mani sul fuoco. Alcuni se le scottarono.
Come si addice alla narrazione di un giallo (alla Carlo Lucarelli), userò i verbi al presente, per rendere più appetibile la originale vicissitudine. Presentato il primo attore, ecco gli altri personaggi ed interpreti: la moglie di Cesare, poi una “carissima amica” di lui, il “Montalbano sono” della situazione, scopritore della marachella. Altri di secondo piano, non valgono la citazione. D’altro canto, sostenne di aver fatto tutto da solo, apparendo soggetto da psicanalisi per taluni maneggi ingegnosi, messi elegantemente in atto.
Siamo al primo giorno di novembre 1962. E’ di martedì e mi trovo negli Uffici doganali di Terni per chiedere alcune informazioni. Ho appena ricevuto, dal Ministero delle Finanze, la lettera di nomina in quanto vincitore di concorso a Ispettore delle dogane. Mi presento al dr. Mastrella che conosco per interposta persona, e lui, dopo un garbato augurio di benvenuto nella “famiglia dei doganieri”, mi presenta il dr. Giorgio Ghilardi, arrivato da Roma, per effettuare la consueta verifica della contabilità. L’accertamento in corso è operazione di routine, come molte altre precedenti. Il controllore infatti ha già sbrigato, in tutta tranquillità, ogni incombenza e se ne sta tornando alla sede centrale. Chissà perché, gli salta in mente – nessuno lo aveva mai fatto prima – di eseguire un ulteriore riscontro contabile.
Alle prime qualcosa sembra non quadrare. C’è un versamento di tributi, effettuato dal Mastrella, che, sui registri di Terni, figura per una cifra e su quelli di Roma per un’altra. Le “voci di dentro” riferiscono di una telefonata, più o meno, così. Ghilardi: “A Ce’ (alla romana, sta per Cesare), ma qui mancano quasi 40 milioni”. Dall’altra parte, Cesare, forse sentendosi scoperto con il sorcio in bocca: “Fossero solo quelli !” Una risposta inquietante. Infatti, da qualche anno a quella parte, una pizzicata ogni tanto, il maltolto – lui sapeva – s’era fatto consistente. Avete presenti i forsennati temporali d’agosto, con fulmini e saette, da sembrare l’apocalisse? Una tremenda folgore, a ciel sereno, in quel giorno d’autunno, si è abbattuta sulla Direzione doganale di Roma. Buuum ! Come sarebbe a dire “fossero solo quelli ?” E quante cucuzze, sennò? Tutto il cucuzzaro!
Avrà pensato il dr. Ghilardi: E’ vero che – come nelle migliori famiglie, così nella Pubblica Amministrazione – i panni sporchi si lavano in casa, però – se mi dice “fossero solo quelli” – di abiti sudici qui ce ne sono un corredo intero. Infatti, da una successiva frenetica disamina, risulterà una cifra sottratta da capogiro: circa 800 milioni di lire. Oggi si direbbe, tanta roba. Considerato che, all’epoca, il mercato immobiliare di Terni offriva appartamenti di media pezzatura, a circa 7 – 8 milioni cadauno, dividete 800 per 7 o 8 e vedrete quale numero di “quartierini” viene fuori. Dice: Date a Cesare quel ch’è di Cesare, ma il “velletrano” aveva esagerato. Sommando il “grisbi” defalcato dalla cassa dell’Erario, ai circa 150 milioni vinti di sicuro al Totocalcio, risulta che, in totale e in poco tempo, s’era insaccocciato quasi un miliardo. Dal che, l’Ispettore miliardo.
La vicenda doganale ternana, iniziata come freddo affare contabile, poi diventa piccante. Per via della “carissima amica” del dr. Mastrella, di un paio di boutique eleganti e di un bell’appartamento, a Roma, aggiunti alla Jaguar nera, tutti graziosi doni da lei ricevuti dal suo lui. Probabilmente, per far tacere lo scrupolo di coscienza, pure la legittima consorte è stata omaggiata con un’altra boutique, a Terni, e una Maserati bianco latte, per partecipare a dei rally di livello sciccoso. I “liquidi” li distribuiva a braccino lungo, tanto la “sorgente” era attiva e rigogliosa. Anche la dimensione delle mance, elargite ai camerieri del bar e agli addetti alle pompe di benzina, risultava sempre cospicua. E lo sapeva mezza Terni.
(Continua)





