di Bruno Di Pilla – Cresce ogni giorno la preoccupazione dei fedeli per le sorti della centralissima Chiesa del Gesù, in Piazza Matteotti. Nel prossimo mese di luglio, infatti, lasceranno definitivamente Perugia i padri Barnabiti, presenti nel capoluogo regionale dal 1774, quando subentrarono ai Gesuiti nella gestione del Tempio, la cui pietra inaugurale era stata posata oltre due secoli prima, il 4 maggio 1562. Al Cardinale Bassetti la decisione venne comunicata già l’anno scorso dal Superiore dell’Ordine dei Chierici di San Paolo, poi pubblicamente confermata più volte dall’attuale reggente, padre Camillo Corbetta. Purtroppo, i seminari italiani dei Barnabiti sono pressoché deserti e la Congregazione, fondata nel 1530 da Sant’Antonio Maria Zaccaria, ha già ridotto da quattro a due le province nazionali d’influenza, una nell’Italia settentrionale, a Milano e Torino, l’altra a Bari, nel Centro-Sud. Di recente, per carenza di vocazioni, sono state dismesse le Case generalizie di Livorno, Conversano, Caserta e Napoli.
Per i perugini l’eventuale chiusura del “Gesù”, in cui mirabilmente si fondono arte, fede e storia, sarebbe un durissimo colpo. Basterà rammentare che, sotto la pianta a tre navate, in corrispondenza della crociera e dell’abside, sorgono gli Oratori dei Nobili, degli Artisti e dei Contadini, in verità piccole chiese sovrapposte l’una sull’altra, edificate dai Gesuiti verso la fine del XVI secolo e tutte decorate da pregevoli affreschi d’ispirazione biblica. Il bel soffitto interno del Tempio, a cassettoni di legno intagliato, venne integralmente restaurato, dopo il disastroso incendio del 30 gennaio 1989. Gli altari lignei delle navate sono sette. Raffigurano Sant’Antonio da Padova, la Madonna della Divina Provvidenza, San Giuseppe, Sant’Anna con la Vergine bambina e con il sottostante quadro di Gesù agonizzante, il Sacro Cuore del Redentore (tra l’altro benedetto da Papa Leone XIII nel 1880), il Crocefisso, i Santi Barnabiti Antonio Maria Zaccaria, Alessandro Sauli e Francesco Saverio Bianchi. Spiccano inoltre, per i sorprendenti dettagli narrativi, l’affresco della volta della crociera, in cui sono descritte le imprese militari di Giosuè, ed il quadro policromo della Circoncisione di Gesù Bambino, con ai lati i Profeti Geremia ed Abacuc, proprio al centro del presbiterio sovrastante il Tabernacolo. Può trasformarsi in gelido museo un simile gioiello architettonico carico di spiritualità?
Ad evitarne la chiusura proverà l’Arcivescovo Gualtiero Bassetti, che ben conosce il secolare amore dei residenti nell’acropoli per l’antichissimo Tempio. In sostanza la chiesa diverrà diocesana, con sacerdoti del clero locale che saranno chiamati a svolgervi, si spera ogni giorno, le funzioni per secoli affidate ai padri Barnabiti, cui l’intera comunità cittadina rivolge un affettuoso saluto. Un particolare ringraziamento di cuore va ai sacerdoti che vi hanno operato nel Novecento e nei primi 20 anni del terzo millennio: Lando Stanghellini, tornato alla Casa del Padre nel 2000, il biblista Antonio Manzana, il pittore Ambrogio Bertini e l’attuale Superiore Camillo Corbetta, infaticabile confessore di anime penitenti.
























