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Home » Domenica delle Palme nella cattedrale di Terni
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Domenica delle Palme nella cattedrale di Terni

admin_editore04 Mins ReadMarzo 28, 2021
 

Con la celebrazione della Domenica delle Palme, presieduta dal vescovo Giuseppe Piemontese nella cattedrale Santa Maria Assunta di Terni, con il rito della benedizione dei rami d’ulivo davanti al portone centrale della chiesa, la lettura del brano dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, cui è seguita la processione dei sacerdoti con i rami d’olivo al canto dell’osanna lungo la navata centrale della chiesa,  il rito della lettura della Passione di Gesù e la celebrazione eucaristica, ha avuto inizio la Settimana Santa.

Il vescovo ha ricordato come in questa Pasqua, seppur vissuta nelle ristrettezze causate dalla pandemia, si possa scorgere una speranza per un prossimo ritorno alla normalità grazie ai vaccini ed anche con un necessario cambiamento degli stili di vita e rispetto del creato.

 
 
 
 
 
 

«Una speranza che inizia, oggi, dalla domenica delle palme – ha detto il vescovo – celebrata con la presenza dei fedeli, mentre lo scorso anno, in pieno lockdown, la chiesa era vuota e la messa officiata solo con qualche sacerdote e ministro».

 

L’OMELIA DEL VESCOVO

«Ogni volta che ascoltiamo il racconto della Passione siamo presi da angoscia, da tristezza, dal dispiacere nel vedere come il Signore è stato trattato, non soltanto dai suoi concittadini, dagli ebrei, ma anche dai suoi amici. Ebbene in questa settimana santa siamo convocati a metterci di fronte al Signore Gesù, a contemplare, soprattutto, gli ultimi giorni della sua esistenza, ma anche a confrontarci, noi che siamo cristiani, sulla nostra fedeltà, sulla nostra amicizia nei confronti del Signore. Certo, ognuno di noi, ripercorrendo la sua storia può scoprire, scorgere tante somiglianze con tutti i personaggi che sono stati menzionati e che hanno avuto parte nella passione del Signore: le folle che prima lo hanno acclamato quando è entrato a Gerusalemme, che hanno sperimentato i benefici dei pani e dei pesci, della predilezione, della misericordia di Gesù, della sua opera di guarigione, poi convinti dai capi hanno gridato: “crocifiggilo, crocifiggilo!”.

Le nostre folle, i nostri concittadini, forse anche noi, oggi, rinnoviamo ancora questa gazzarra nel chiedere che Gesù sia nuovamente crocifisso. Forse oggi nemmeno questo. Oggi siamo presi da indifferenza nei confronti del Signore, nei confronti della sua proposta di amore e di salvezza.

E ripercorriamo un po’ la storia: gli apostoli, i suoi amici intimi, quelli che gli hanno giurato e spergiurato, Pietro, che gli sarebbero stati accanto sempre, sono quelli che lo hanno rinnegato, che hanno negato perfino di conoscere il Signore. Forse anche noi possiamo assomigliare a Pietro, in tante circostanze abbiamo avuto modo di comportarci come Pietro con indifferenza, forse non così apertamente, ma certamente abbiamo dimenticato di essere discepoli del Signore, scelti dal Signore ad un’amicizia grande ed inviati ad annunciare l’amore del Signore. Abbiamo dimenticato tutto questo, e durante questa settimana della Passione vogliamo ripensare a recuperare un po’ gli aneliti della nostra fedeltà, del nostro amore per il Signore. Pensiamo alle donne, quella che ha unto il capo di Gesù con il profumo preziosissimo, anticipando la sua sepoltura; le donne che da lontane seguivano Gesù e facevano pianti per lui, lo seguivano e lo servivano: due espressioni per dire che anch’esse erano discepole del Signore e che, a differenza degli uomini, non lo hanno tradito, gli sono state vicine.

Cari fratelli e sorelle, in questa settimana santa vogliamo ripensare la nostra adesione al Signore, la nostra fedeltà, prepararci alla veglia Pasquale quando rinnoveremo le promesse del nostro battesimo, riassaporare la bellezza di essere discepoli del Signore. Quest’anno la veglia pasquale viene anticipata, certo è fuori tempo ma sono contento lo stesso, a differenza dell’anno scorso, quando abbiamo celebrato la veglia Pasquale in solitudine con una decina di ministri e sacerdoti, ci siamo privati di questo abbraccio forte del Signore risorto, non abbiamo potuto stringere i suoi piedi, baciarlo, sentirci rinati, i risorti, inviati di nuovo.

Quest’anno vogliamo farlo insieme. Mi auguro che questa cattedrale possa essere piena di cristiani che, dopo aver ripensato la loro condizione di discepoli, dopo aver chiesto perdono al Signore per tutti i piccoli e grandi tradimenti manifestati al Signore, anche noi come il centurione – è questo uno degli aspetti più significativi del vangelo di Marco – questo centurione, colui che ha guidato tutte le operazioni di condanna, della passione, della crocifissione vedendo come Gesù si comporta, come è morto, viene ispirato: “veramente quest’uomo era figlio di Dio”.

Questo Centurione ci rappresenta tutti, noi che abbiamo contemplato il mistero della passione della morte di Gesù, possiamo veramente accrescere, aumentare, rinnovare la nostra fede e dire al Signore: “Sì, io credo veramente tu sei il figlio di Dio”».

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