di AMAR – Chissà quanti, leggendo il titolo di un articolo apparso giorni fa su un giornale di carta, avranno pensato, come don Abbondio con Carneade: “Lavitola, chi era costui?” Questo il titolo: “Riecco Lavitola, nuova vita in pescheria”. E, nel testo: “E’ un po’ dimagrito rispetto alle foto che lo ritraevano, col ghigno trionfante, accanto a Berlusconi (detto Mister B.). Per il resto, il ciuffo è lo stesso ed anche il piglio con il quale gestisce una pescheria, a Roma, nel cuore di Monteverde”. Insieme alla fidanzata, “una bella ragazza argentina dai capelli biondi”.
Il cronista riferisce che si è portata appresso pure la ex segretaria (che fa la cuoca) di quando era dominus del quotidiano “L’Avanti”. Adesso, è un ex giornalista, ex faccendiere, ex craxiano, convertito al berlusconismo. Come Mister B., ex premier, ex senatore, ex cavaliere. Lavitola si è fatto qualche annetto nelle patrie galere, ma adesso ha pagato il fio ed è un uomo libero, tutto casa e pesce fritto.
Con clienti importanti, uno addirittura – riferisce lui – amministratore di giustizia, “attovagliato (sic!) al tavolo per un incontro galante”. C’era anche il Valter spicciafaccende, dentro l’“impiccetto” che fece cadere il Governo Prodi, grazie alla collaborazione del senatore Sergio De Gregorio, il quale, previo lauto “contributo” in contanti, passò immantinente dalla maggioranza all’opposizione.
Per non incorrere in qualche imprecisione, meglio affidarsi alle risultanze dell’inchiesta condotta e del processo celebrato, in riferimento a tale offesa alla democrazia. L’indagine della Procura di Napoli, che ha riguardato il presunto reato di corruzione e finanziamento illecito dei partiti, s’è avviata all’inizio del 2013; l’accusa, aver elargito al predetto senatore (con la esse meschina, quanto l’azione) – peraltro reo confesso dell’avvenuta impudicizia – la somma di euro tre milioni, due dei quali in nero, per il suo salto della quaglia nelle file del partito azzurro. Operazione portata a termine con la complicità dell’odierno ristoratore Valter Lavitola. In primo grado il duo De Gregorio – Mister B. si è beccati tre anni di reclusione. Nel novembre 2015, è scattata la sanatoria per intervenuta prescrizione, però con la conferma delle accuse per entrambi.
Una ipotesi di reato simile, cioè corruzione in atti giudiziari, ha riguardato l’ex premier, ex senatore, ex cavaliere, per la vicenda dell’avvocato inglese David Mills, gratificato di euro 600.000 al poco nobile scopo di rendere falsa testimonianza in Tribunale, durante un paio di processi. Conclusione: il teste infedele Mills è stato condannato, sia in primo grado, sia in appello per il malloppo ricevuto dal corruttore, invece “stralciato”. Nel 2010, la Cassazione ha dichiarato un’altra prescrizione, ma ha scritto in sentenza “verificata la sussistenza degli estremi del reato di corruzione in atti giudiziari”. Insomma, se conosci le procedure e sai tirarla per le lunghe, la penalità ti rimane sul groppone e il resto si cancella. Se non ci riesci e sei potente, incarichi un amico, Ministro pro tempore, che ti confeziona un opportuno “lodo” (Alfano), però dichiarato incostituzionale dalla incorruttibile Suprema Corte.
Nella precedente fattispecie, il reato è rimasto e il resto, come detto, si è cancellato. A differenza del processo Mediaset, al termine del quale Mister B. (dimenticavo: l’ appellativo del corruttore è dell’avvocato Mills, il corrotto) – questa volta per il reato di frode fiscale, mica rubagalline – si è preso anni quattro di reclusione, tre condonati per effetto della L. 31.7.2006, n. 241. Quando la sentenza è passata in giudicato, l’ex premier, ex senatore, ex cavaliere, si è fatto un annetto di servizi sociali nella clinica Casa Famiglia per anziani di Cesano Boscone. Con una pena accessoria, confermata dalla Cassazione, di anni due di interdizione dai pubblici uffici. Ci sarebbero poi il Lodo Mondadori (corruzione dei Magistrati), qualche falso in bilancio, All Iberian, Unipol, la nipote di Mubarak, le olgettine a libro paga, l’igienista dentale, le cene eleganti etc. etc. etc. Per tornare in sella a pieno titolo, rimane accesa la speranza che la Corte Europea di Giustizia emetta sentenza di riabilitazione, così da poter scrivere, “riecco Mister B., liberato d’ogni peccato”. E, per quanto riguarda Lavitola, guai a chi ardisse chiamarlo “fritturina mista”.





