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Home » BPS-Desio il danno ai soci quantificato tra i 300 a 500 milioni di euro
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BPS-Desio il danno ai soci quantificato tra i 300 a 500 milioni di euro

admin05 Mins ReadOttobre 21, 2016
 
 
 

Si è appena conclusa la conferenza stampa dello staff di avvocati che appoggiano e assistono l’associazione dei Soci della BpS e della Spoleto Credito e Servizi( oltre 400)  che  assieme agli oltre 21.000 soci -di cui 11. 0000 residenti in Umbria – dall'operazione di vendita inadeguata della BPS e della SCS alla Banca Popolare di Desio , hanno subito enormi (e ora sembrerebbe anche ingiusti) danni. 

Lo scandalo della  presunta svendita “ pilotata”  della Banca Popolare di Spoleto che vede nel registro degli indagati il Governatore della Banca d’Italia  Ignazio Visco  e altri sette  (fa i quali i Commissari straordinari che condussero gli accertamenti sulla BpS e la ScS ) è scoppiato fragorosamente su tutta la stampa nazionale ed estera.In apertura della conferenza stampa, gli  avvocati hanno sottolineato il plauso dovuto alla Procura spoletina che ha aperto una luce su una operazione che ha provocato i segnalati danni ai 21 mila soci della Banca. 

Il gruppo di professionisti ha ripercorso tutta la vicenda BPS il cui momento clou è stato il Commissariamento di BpS e Sc S disposto dalla Banca d’Italia e appoggiato dal Ministero competente, un commisariamento poi clamorosamente annullato dal Consiglio di Stato e, malgrado tutto, rigettato dal Ministero; infatti la Banca Popolare di Desio opera tutt'ora indisturbata. 

Quella decisione avrebbe dovuto comportare il ritorno dell’operazione BpS al prima del commissariamento. Cosa invece che non è avvenuta Sicché la vendita della Banca spoletina al Banco di Desio ha proseguito il suo corso fino alla conclusione dell’operazione.

“La Banca Popolare di Spoleto – hanno sostenuto gli avvocati nella conferenza stampa era il motore e l’anima del tessuto sociale umbro. L’operazione di Bankitalia ha ucciso quel “cuore”. Ora  -hanno detto gli avvocati – “per risarcire i soci della BPS e della SCS che hanno subito  danni enormi  dalle decisioni prese,  e per il danno apportato alla città di Spoleto, a tutta l’Umbria ed alle Regioni  come le Marche, il Lazio e le città di Torino e Milano, dove la BpS  aveva  portato appoggi importanti (che ora sono venuti meno) non bastano tra i 300 e i 500 milioni di euro . Malgrado il personale giudizio del sindaco di Spoleto, allora nel cda Scs .Oltre  questo andrebbero innanzitutto annullate tutte le decisioni prese dopo la sentenza del Consiglio di  Stato. Ma  chi pagherà anche per quegli imprenditori umbri che,  forti delle loro garanzie certe per le azioni possedute hanno  chiesto finanziamenti per le loro aziende e ,invece di ricevere aiuto, gli è stato chiesto il rientro immediato o la chiusura del conto, perché le azioni ,in garanzia,non valevano più nulla. Molte altre imprese sono state , invece, indotte al fallimento.

Prima della Conferenza stampa degli avvocati, l’ex presidente della BpS prima e della SCS poi Giovanni Antonimi incontrando i giornalisti ha ripetuto quanto aveva avuto modo di dire dopo l’operazione Bankitalia, e cioè che “hanno distrutto una banca fondata 120 anni fa  facendone di tutti i colori; lasciando persino spoglia la banca del valore di tutti gli immobili di sua proprietà  ( immobili di grande valore e pregio storico), oltre all'azzeramento del valore delle azioni e non si comprende come tutto questo sia stato reso possibile dai nostri governanti. ” Ora  – prosegue Antonini – sta venendo fuori quel grande complotto di cui io parlo da tempo. Ventuno mila soci devono tornare proprietari della banca fondata qui con i soldi dei nostri nonni e dei nostri genitori. Ci hanno estorto la banca in modo inqualificabile; ce l’hanno rubata, deve tornare in Umbria e l’operazione di aumento da capitale da 100 milioni che “Bankitalia ci ha stoppato ” si poteva fare“. Eravamo già pronti. Durante la mattinata si è parlato anche delle ragioni per cui gli Ispettori nominati dalla Banca d'Italia hanno respinto offerte provenienti da altri investitori ( tra questo la società NIT Holding che aveva proposto cifre di gran lunga superiori, addirittura la società sarebbe stata confusa con un altra similare soltanto nel nome) o  come il caso della mancata considerazione  della proposta avanzata dall'imprenditore Carlo Colaicovo con un gruppo  di imprenditori Umbri.

Gli avvocati hanno sostenuto che ci sono tutte le possibilità per far si che la BancaPolare di Spoleto e la Scs possano ritornare agli Umbri ,con l'idea  che il bene vince sempre sul male.

Le informazioni fornite oggi alla stampa umbra, a cui hanno partecipato molti soci, possano offrire un giudizio valido per meglio affrontare il futuro . Dalle testimonianze emerse  la Banca degli Umbri ( questo era il suo slogan) , al momento del commissariamento, era solida e ben organizzata  e pronta ad un aumento di Capitale all'epoca  necessario in funzione degli investimenti da portare avanti a sostegno della crescita  ma, forse quella banca tutta umbra  “stava crescendo più del dovuto “. 

 

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