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Home » “Amedeo Modigliani e l’art nègre: simbolo, opere, tecnologia”
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“Amedeo Modigliani e l’art nègre: simbolo, opere, tecnologia”

admin07 Mins ReadGiugno 21, 2017
 

La Casa Modigliani di Spoleto ospita dal 22 giugno la mostra, curata da Cesare Pippi, con opere tradizionali africane e dell’artista tanzaniano George Lilanga a confronto con 23 soggetti fra i più celebri di Modigliani, realizzati in altissima definizione con la tecnologia Modlight®.

I visitatori potranno, inoltre, “entrare” nell’arte di Modigliani grazie ai due “video immersivi” ed essere sorpresi e incuriositi dalla sezione “Ospiti d’onore”, curata da Alberto D’Atanasio: esposti per la prima volta tre quadri e due disegni oggetto di studio per l’attribuzione all’artista livornese e un ritratto dello stesso Modigliani di cui si sta verificando l’attribuzione a Picasso.

 

Corre lungo il filo che lega l’opera del genio livornese all’arte africana, tradizionale e contemporanea – e sulle possibilità di fruizione del linguaggio creativo offerte dai nuovi strumenti tecnologici – la prima mostra ospitata dalla Casa Modigliani di Spoleto, la sede dell’Istituto Amedeo Modigliani e del Comitato organizzatore delle celebrazioni del Centenario dalla morte dell’artista (1920 – 2020), inaugurata di recente in una suggestiva location medievale nel centro storico umbro.

“Amedeo Modigliani e l’art nègre: simbolo, opere, tecnologia” è il titolo dell’esposizione curata da Cesare Pippi e inserita nel programma culturale del Festival dei Due Mondi, che sarà inaugurata il prossimo 22 giugno a Spoleto, a Palazzo Montani (fino al 30 luglio 2017 – Piazza Fontana, 3).

«Amedeo Modigliani – spiega il collezionista Cesare Pippi, curatore della mostra – probabilmente ha visto e studiato molte arti primitive, ne è stato in parte influenzato nelle scelte stilistiche, ma ha costruito un proprio mondo scultoreo e pittorico, estremamente personale dove le varie fonti sono state soltanto usate per declinare la bellezza delle sue donne quasi astraendole dai contesti che le attorniavano. Modigliani ha scelto con libertà completa gli stilemi più aggraziati delle arti primitive, tralasciando le forme più dure dell’arte tribale africana e le forme più estreme delle altre».

In esposizione, cinquanta sculture lignee e maschere della collezione privata di Anna Alberghina e Bruno Albertino, opere tradizionali della fine dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, rappresentative delle principali etnie e tematiche socio-religiose africane e caratterizzate dalla stilizzazione geometrica e dall’equilibrio dei volumi che affascinarono e ispirarono le avanguardie artistiche dei primi decenni del secolo scorso.

«Le avanguardie artistiche del primo Novecento – chiarisce Bruno Albertino – furono influenzate in maniera determinante dall’arte africana. Modigliani è stato, però, atipico nell’accogliere l’arte africana: ne è stato influenzato, ma non travolto. Mentre Picasso ha assorbito il valore formale classico, geometrico, dell’arte africana, Modigliani ne ha acquisito il contenuto spirituale. E infatti mentre Picasso e i cubisti si rifanno, ad esempio, all’arte dei Grebo della Liberia, dei Bamana del Mali, delle popolazioni Wè e Guerè della Costa d’Avorio, l’artista livornese trasse ispirazione da un’arte africana più naturalistica, in un certo senso più affine al gusto europeo, come quella delle popolazioni Fang del Gabon e Mahongwe della Repubblica democratica del Congo, con opere che conobbe grazie ai suoi amici collezionisti Paul Guillaume e Jacob Epstein».

Arte tradizionale africana, ma non solo: il percorso espositivo si arricchisce, infatti, di diverse opere dell’artista tanzaniano George Lilanga (1934 – 2005), esponente di avanguardia dell’arte contemporanea africana, oggi esposto nelle più importanti gallerie e musei di Stati Uniti, Europa e Giappone.

L’arte di Modigliani, in coerenza alla missione dello IAM di promuovere nuove possibilità di fruizione dei linguaggi creativi con l’utilizzo delle tecnologie più innovative, sarà presentata attraverso percorsi interattivi ed esperienziali.

Saranno, infatti, presentati 23 soggetti fra i più famosi del genio livornese realizzati, in altissima definizione e in formato originale, con il sistema tecnologico Modlight®, basato su uno specifico disegno luci, sofisticati impianti a Led e un importante lavoro fotografico sulle opere originali, riconosciuto dai musei e dai collezionisti proprietari dei diritti. E’ questo il primo “assaggio” della Mostra impossibile che I’Istituto Amedeo Modigliani intende realizzare in occasione del Centenario del 2020, raccogliendo in un unico luogo, tutte le 337 opere del maestro certificate nel catalogo Ceroni.

Il pubblico avrà, inoltre, l’opportunità di vivere l’arte di Modigliani grazie a due “video immersivi”, realizzati in occasione della mostra grazie alla partnership con l’azienda Oniride, specializzata in realtà virtuale. I video – fruibili con l’impiego di speciali visori di realtà virtuale (Gear Vr) forniti dalla Samsung, che è partner dell’istituto – sono incentrati, rispettivamente, sull’influenza della maschera africana sull’arte di Modigliani e sulla storia d’amore tra l’artista livornese e la pittrice Jeanne Hébuterne.

La mostra si arricchisce, infine, dalla sezione “Ospiti d’onore”, iniziativa di interesse scientifico e culturale promossa della Casa Modigliani. Saranno presentati per la prima volta al pubblico e sottoposti a studiosi e critici quattro opere pittoriche e due disegni rinvenute successivamente alle catalogazioni ufficiali e oggi al centro di percorsi di attribuzione.

Ritratto di Elvira, L’uomo con cappello e Ritratto di Hannelore (quest’ultima esposta su autorizzazione del Tribunale di La Spezia) sono tre opere firmate da Modigliani: le analisi fino ad ora svolte dalla COO.BE.C hanno mostrato che si tratta di opere coeve al periodo di produzione e, nel caso del Ritratto di Hannelore, l’autenticità è stata certificata anche da Angela Ceroni. I due disegni, sui quali ugualmente sono in corso le analisi, sono cosiddetti “dessin à boire”, brevi schizzi su taccuini, fatti in osteria per riceverne in cambio da bere.

La quarta opera pittorica esposta è probabilmente la più interessante dal punto di vista storico e scientifico: se infatti le analisi ne confermassero l’attribuzione si tratterebbe dell’unico ritratto di Picasso a Modigliani.

«Queste opere – chiarisce lo storico dell’arte Alberto d’Atanasio che ha curato questa sezione dell’esposizione – sono state prestate dai proprietari per compiere nuovi studi e analisi degli esperti. Il “possibile” ritratto di Picasso a Modigliani, di proprietà di un collezionista italiano, è stato ritrovato in modo casuale in un’asta a Londra. Il quadro è incompiuto e presenta un’ampia porzione bianca. Nel retro del dipinto vi è la firma di Picasso e una dedica che potremmo tradurre “al debosciato con affetto”: questa frase definisce un’ipotesi di studio e, se fosse confermata l’autenticità dell’attribuzione, potrebbe essere la risposta ironica di Picasso alla frase che Modigliani scrisse dietro al ritratto che fece dell’artista vergando “al signor so tutto io”. I risultati delle prime analisi inducono a pensare che i materiali siano coevi e originali del periodo (1919) in cui i due artisti si frequentarono a Parigi. Le analisi su questo dipinto stanno proseguendo: ora si procederà con la spettrografia dei materiali e l’analisi dei pigmenti e ci auguriamo che l’esposizione possa rappresentare l’occasione per ricevere il parere di autorevoli rappresentanti scientifici in merito all’autenticità dell’attribuzione».

Di particolare interesse storico e scientifico è il Ritratto di Elvira, nel caso le ulteriori analisi che si stanno eseguendo su questo dipinto ne confermassero l’attribuzione a Modigliani. L’opera ritrovata, infatti, si inserirebbe in una serie di dipinti che hanno per soggetto questa donna che fu un grande amore del maestro livornese e permetterebbe di offrire nuovi e rilevanti elementi di chiarezza sul rapporto fra Modi e l’amico mercante d’arte Léopold Zborowski, oltre che sulla stessa datazione di questo gruppo di ritratti.

«Queste opere – chiarisce il presidente dello IAM, Luciano Renzi – sono state studiate e analizzate scientificamente con un lavoro scrupoloso ed approfondito, ma mai esposte in pubblico. Il nostro intento è di presentare tali produzioni all’attenzione degli storici dell’arte, dei critici e degli esperti, chiarendo sin dall’inizio che l’Istituto non intende certificare, ma soltanto rendere noto, contribuendo così ad arricchire il dibattito storico e scientifico attorno alla figura dell’artista livornese». Fra gli “Ospiti d’onore”, infine, anche l’opera dell’artista Sergio Gotti dedicata ad Amedeo Modigliani.

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