La Marini smentisce se stessa e la sua truppa non la fa dimettere

Un guanto di sfida a Zingaretti che arriva domani in Umbria
Umbria

La Marini smentisce se stessa e la sua truppa non la fa dimettere

un guanto di sfida a Zingaretti che arriva domani in Umbria

Di Alberto Laganà. Gli umbri non meritano questa gente che dirige Palazzo Cesaroni e tanto meno lo merita il Pd che sta tentando di ricompattare le proprie fila appellandosi all’etica ed alla moralità.

In fin dei conti è stato più coerente il segretario regionale Bocci che ha dato le dimissioni dalla guida del partito in Umbria ammettendo che il metodo del sostegno elettorale praticato da decenni non era più praticabile

Il dato che emerge dalle mancate dimissioni della Presidente Marini è che buona parte dei consiglieri regionali non la pensa come il segretario nazionale del partito e vogliono restare ancora un anno attaccati alla sedia. Che il Psi targato Rometti, contrario a questo nuovo corso, abbia chiesto alla Marini di fare marcia indetro, ci può stare, ma che anche una Cassciari che viene dalle fila dell’ex partito di Di Pietro abiuri a quelli che erano i suoi principi sta a sottolineare una deriva davvero preoccupante per la politica.

Ed infine l’autoassoluzione che si è data la Marini, nonostante paginate di verbali dove viene coinvolta e viene svelato un sistema da tempo sussurrato ma mai acclarato, lascia sbigottiti.

Ma lo scontro non è tanto per le sorti della Marini, ormai a fine corsa, o per le sorti di una armata Brancaleone che sarà costretta a cominciare a lavorare, ma è lo schiaffone sonoro dato a Zingaretti il giorno prima della sua venuta in Umbria e che si troverà con il dilemma di far finta di niente o togliere il simbolo a questa banda di trafficanti di voti.

Si vedrà così se il segretario nazionale governa il suo partito o è ostaggio di correnti, affaristi, inquisiti e quant’altro.

Tutti gli occhi dell’opinione pubblica nazionale ormai sono puntati su questa piccola regione per capire se il Pd avrà un futuro e se i suoi elettori potranno continuare a camminare a testa alta.

Un vero dilemma che costituisce un pessimo viatico verso le prossime elezioni Europee di un partito che recentemente registrava un minimo segno di ripresa e di risveglio.