Favorite cliniche private ma per il giudice il fatto non sussiste

Compaiono ancora una volta dei nomi di attuali indagati
Umbria

(A.L.) Come viene applicata la giustizia in Umbria fa talvolta discutere l’opinione pubblica.

C’è stata un’assoluzione di recente che dà adito a perplessità. Vediamo di che si tratta: negli ultimi anni la Regione avrebbe consentito prestazioni di chirurgia oculistica e ortopedica da parte di medici di due strutture private che non avevano tutte le autorizzazioni.

Stiamo parlando degli anni che vanno dal 2014 al 2016 e ad otto persone furono contestati i reati di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico; si tratta di Giuseppe Legato (ex direttore generale Usl Umbria 1), Diamante Pacchiarini (ex direttore sanitario), Domenico Barzotti (in qualità direttore amministrativo), Nazzareno Zucchettini (in qualità di responsabile amministrativo), Donatella Seppoloni (in qualità di direttore sanitario), Antonio Perelli (ex dirigente Direzione regionale sanità e servizi sociali), Paolo Scura (quale legale rappresentante della Umbra Salus srl) e Igino Tomassoni (direttore sanitario Umbra Salus srl).

I carabinieri del Nas avevano svolto le indagini e la procura aveva quantificato il danno in 600mila euro per le casse pubbliche.

Per questo filone d’inchiesta nel mirino degli inquirenti erano finite due case di cura Umbra Salus e Clinica Lami che sarebbero state autorizzate ad attivare delle convenzioni con la Asl – per cui hanno ricevuto ingenti corrispettivi in denaro – sulla base di requisiti che in realtà non possedevano. E’ qui si concretizza la prima ipotesi di reato strettamente collegata al Servizio accreditamento della Regione Umbria.

Per la procura infatti, le case di cura avevano l’autorizzazione solo per visite specialistiche e non chirurgiche di oculistica e ortopedia per cui invece hanno ugualmente ricevuto l’ok con delibere rinnovate nel tempo, proprio in virtù dell’iniziale accreditamento rilasciato dal servizio della Regione. La procura, tra le altre cose, ha contestato che le cliniche in questione abbiano guadagnato da queste convenzioni ma gli appalti sarebbero stati eseguiti, secondo l’ipotesi di reato, “senza gara di evidenza pubblica”.

Siamo curiosi di sapere su quali basi giuridiche il gip ha sentenziato che il reato non esiste.

Delle due l’una: o i 600mila euro di danno erariale non ci sono stati ed allora, in primis, qualcuno dovrà spiegare com’è saltata fuori quella cifra e l’altro domanda che poniamo è quelle prestazioni potevano essere effettuate nelle strutture convenzionate senza gara pubblica ed infine perché non in quelle pubbliche?

A queste domande andrebbe data una risposta se non si vuole che la fiducia nella giustizia in Umbria vacilli con un grave danno nella credibilità dell’istituzione.